Tradizioni di una volta – La notte di S. Giovanni, solstizio d’estate

La notte del solstizio d’estate e la giornata del 24 giugno, festa in cui viene celebrato S. Giovanni, sono fin da tempi remoti, e in varie culture, non solo in quella cristiana, momenti caratterizzati dalle più svariate tradizioni che hanno spesso origine dal rapporto uomo-natura. Sono molti, infatti, i riti e le abitudini legate al ciclo naturale, come tagliare il grano, togliere l’aglio dalla terra, preparare il nocino ecc ecc, e il raccolto e la produzione fatti in questo giorno si dice che risentirebbero di alcuni benefici.

Se siete curiosi di approfondire l’argomento anche su internet si trovano un sacco di informazioni e di curiosità sulle tradizioni che sono state via via create (alcune abbandonate, altre riprese) per questa festa.

(Come ha ricordato stamani il nostro parroco, S. Giovanni è l’unico Santo che viene celebrato nel giorno della nascita e non della morte, come di solito avviene per i Santi, dei quali si festeggia il passaggio alla vita eterna, perchè la sua vita e la sua predicazione sono state importanti, preparatorie e collaborative per la venuta di Gesù e anche perchè la sua nascita rappresenta un miracolo e la presenza di Dio, in quanto i genitori erano molto anziani quando lo hanno avuto).

Una delle tradizioni contadine fatte per la notte di S. Giovanni, prevede la preparazione di un’acqua profumata. In casa mia è stata tramandata dalla nonna (quest’anno glieli abbiamo portati noi i petali). Su internet ho letto che è una tradizione umbra, lei, infatti, è nata lì, ma ho visto che bene o male è diffusa anche in altre zone dell’Italia. Per preparare l’acqua profumata si devono cogliere petali, fiori ed erbe aromatiche di varie piante (più varietà sono, meglio è e più profumata sarà l’acqua).

Ieri volevo andare a cogliere io i fiori, ma la mamma mi ha preceduto e li aveva già procurati il pomeriggio prima. Ha preso dei petali di rosa, di ginestra, di gelsomino, dei ramettini di lavanda e di rosmarino, foglie di basilico e di salvia, e altri fiorellini. Questi petali vanno messi in una bacinella e si aggiunge dell’acqua. Poi si lascia la bacinella con i petali in infusione per tutta la notte (del 23) in terrazza, sotto alla luna e alla rugiada mattutina che “caricano” l’acqua della loro energia e permettono la trasmissione delle loro proprietà, di quelle dei fiori e la relativa acquisizione del profumo.

La tradizione prevede che la mattina si prenda quest’acqua e la si offra anche alle persone care. Si usa per bagnarsi (in casa nostra ognuno prende una parte di acqua per bagnare più volte il viso), ma volendo si può usare anche per lavarsi interamente, basterà mettere una quantità di acqua maggiore.

Non so bene per quale motivo si faccia quest’acqua (che ha un profumo molto gradevole e lascia la pelle liscia), ho cercato su internet e ho trovato notizie che dicevano che quest’acqua si preparasse per ricevere buoni auspici di felicità, amore e come una specie di portafortuna. Inoltre S. Giovanni, in quanto battezzatore, aveva un rapporto privilegiato con l’acqua, con la purificazione del corpo e dello spirito, quindi è probabile che questo rito richiami anche questo senso di rinascita, di rinnovamento, che si unisce anche alla nuova stagione, all’estate, che entra appena tre giorni prima. Quindi c’è una commistione tra sacro e profano, tra spirito e carne, tra natura e uomo, tutti facenti parte del medesimo universo, della stessa sostanza.

Ecco la foto della nostra bacinella, e voi conoscete l’acqua profumata di S. Giovanni? L’avete preparata ieri notte? 🙂

Frascafresca

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