Il camice colorato, il naso rosso

 

Questa mattina ero all’ospedale, prima a fare le analisi del sangue e poi a fare il clowdottore in pediatria.

E’ stata una bella mattinata, un po’ perchè, non c’è niente da vantarsi, lo so, ma sono stata capace di andare a fare le analisi del sangue da sola, tranquilla, senza agitarmi, impensabile fino a qualche tempo fa quando mi iniziavano gli attacchi di pianto già da prima di varcare la soglia, non per il dolore, perchè se te li fanno bene a malapena si sente il pizzico (anche se quando non ci prendono e ti girano quell’ago dentro fa un male boia), ma proprio per un’idea psicologica di ansia, di tensione, di impressione. Infatti nella mia vita ne ho fatte tante di analisi del sangue perchè, purtroppo, i grossi problemi di salute che ho avuto a dodici anni mi hanno obbligato a farne molte, ma nonostante questo le vene, le flebo, gli aghi e il sangue sono sempre stati un mio spauracchio, e così spesso non riuscivo a controllare l’ansia che tutto ciò mi provocava, annaffiando il pensiero che mi metteva con le lacrime. Già da qualche anno cominciavo a dare primi segni positivi di miglioramento, ma mi faceva sempre piacere avere compagnia, un volto amico, familiare, una voce che mi facesse da sottofondo. Stamattina, la svolta, tanto che avevo il turno di clownterapia, ho preso i miei trocciolini e da sola mi sono messa in macchina verso l’ospedale, ed è andata bene, sono stata tranquilla, niente ansia. Una strizzata di occhi da quando mi hanno messo il laccio emostatico (che non sopporto proprio) fino a quando l’hanno sciolto e via, verso una bella colazione in compagnia della mia collega clowndottoressa!

Ci siamo lasciate andare ai sorrisi, al cercare di darne e di farne. Non si sa mai se si riesce ad alleviare a qualcuno la giornata, ad allentare il pensiero dalle cose poco belle, dai loro problemi, ma ci si prova. Con il camice colorato e il naso rosso cerco ogni tanto di rompere anche quelle barriere che, a volte, ho nella vita di tutti i giorni; di sicuro ho ancora tanto da imparare e da migliorare, però di tanto in tanto vedo dei piccoli cambiamenti rispetto a quando ho iniziato un anno fa. Provo a lasciarmi andare di più, forse un po’ rassicurata e “protetta”  proprio da quel camice e dal naso rosso che mi permettono di essere più libera, di dire e fare cose che, magari, senza quei piccoli oggetti addosso non riesco a permettermi per paure, per timori, per sentirsi più giudicati, meno compresi o non so. Quando si ha il camice e il naso, in un certo modo, ci si sente più liberi perché si è giustificati, perché si ha subito un biglietto da visita che la gente riconosce, mentre quando uno indossa gli abiti normali e non ha un puntino rosso sul naso è più difficile potersi lasciar andare, perchè si teme che la gente, troppo spesso abituata a prendersi sul serio, ci consideri come leggeri, come frivoli, come “sciorni” come si dice dalle mie parti. E invece, giocare, scherzare, fare i versi, cercare di strappare un sorriso a qualcuno (ma senza l’obbligo, non è necessario dover ridere o far ridere, a volte si può condividere anche un semplice sguardo, una parola, un momento di gioco, di svago, o anche un’emozione o un gesto di comprensione nei confronti degli altri) e  a nostra volta cercare di donarne è bello.

Frequentemente mi è capitato di vedere che anche le persone adulte si mettono a scherzare con noi, o semplicemente a fare due chiacchiere, sì, proprio con i clown, e questo mi ha fatto capire che c’è gente che ha piacere di giocare, di svagarsi, di stare allo scherzo, ma anche di parlare, e che ha bisogno di essere ascoltata, perché nella nostra società queste sono tutte cose che spesso mancano…non c’è mai tempo per la parola, per l’ascolto, per il riso, per il gioco, cose che, invece, per me sono importantissime!

La dimensione del clown è affascinante e ricchissima, c’è tanto da conoscere e da scoprire, e io, in fondo, ne so così poco. Spero piano piano, magari approfondendo il tema anche con altri commenti, di riuscire ad entrare sempre di più in contatto con il clown, e anche con quello che c’è in me, perché alla fine, portare a galla il proprio clown è far emergere un’altra dimensione di sé, quella un po’ innocente e giocosa, che cerca di divertirsi senza però volerlo fare a tutti i costi, quella che cerca di farci prendere la vita, e anche le situazioni più serie o meno facili, con un pizzico di ironia, di scherzo, con un sorriso sulle labbra e sul cuore. In fin dei conti come dice il titolo di un libro (che non ho ancora letto) “Ridere è una cosa seria”  e poi fa anche bene!  🙂