I panni degli altri

Le persone, a volte, anche quelle che ci stanno abbastanza vicino ci conoscono, o pensano di conoscerci, ma quanto questa conoscenza è consapevole? Quanto è accompagnata dalla comprensione?

In fin dei conti, spesso si dice “eh sai, ti capisco”, ma so anche io per esperienza, che finchè non si provano le cose sulla propria pelle, questa comprensione non è effettiva, non è profonda, non è completa. Per carità, non dico che ognuno dovrebbe provare certe esperienze (positive o negative che siano) perchè almeno così capirebbe meglio qualcun’altro, ma a volte, forse, basterebbe pensare un attimo e giudicare meno, immedesimarsi nella situazione e nei panni di coloro a cui, spesso, appiccichiamo addosso certe etichette o cataloghiamo in un determinato modo senza tanti preamboli, senza tante riflessioni, senza tentare, non dico di capirle, quantomeno di provarci un attimo. Certo, forse, è più comodo così da una parte, è più facile, anche perchè cercare di conoscere in profondità qualcuno è anche conoscere un po’ più se stessi (cosa che a molti fa paura), entrare in contatto con parti di noi stessi, con reazioni che scaturiscono dall’entrare in contatto con atteggiamenti, pensieri, caratteristiche degli altri, e mettersi in relazione con aspetti che ci portano a farci domande o a dover lavorare su di noi…e di questi tempi, diciamocelo, chi è che ha voglia di lavorare “gratis”? Anche se in realtà questo lavoro proprio senza ricompensa non è, perchè potrebbe servire, probabilmente, a qualcosa, a noi stessi.

A volte mi chiedo quanto ci conosciamo gli uni gli altri? Quanto conosciamo noi stessi? Quanta volontà c’è di capire? Di capirsi? Quante valutazioni si sbagliano nei confronti degli altri? E quante ne sbagliano gli altri su di noi? Ci proviamo mai a metterci nei panni di qualcuno? Sappiamo e proviamo a pensare quanto il vissuto, le esperienze segnino gli altri, cosa facciano scaturire nel loro modo di essere, di fare, di pensare? Quante volte rimaniamo in superficie?

Penso che non siano molte le persone che mi conoscano a fondo, che mi capiscano, un po’ perchè di solito sono un tipo piuttosto riservato, non mi apro facilmente a tutti, mi piace sentire,ricevere e dare fiducia per farlo, e un po’ perchè gli altri a volte si fermano a un livello superficiale, e dopo aver formulato espressamente o meno il loro verdetto, non si interessano di approfondire, di comprendere o di considerare dei punti di vista diversi dal loro o dall’idea che si sono fatti, o almeno questa è una sensazione che mi sembra di percepire a volte.

Sicuramente capita anche a me di sbagliare con gli altri, e spesso vado con i piedi di piombo o mi capita di riconoscere che anche io non conosco in profondità molte persone, però, almeno, a volte ci provo a non fermarmi a un livello approssimativo, tento di addentrarmi un po’ più a fondo o di capire, anche se non è detto che ci riesca, e supponendo che ciò che percepisco sia la verità e non una maschera (qui ci sarebbe da approfondire, forse in futuro in un altro articolo).

Metto qui delle frasi che ho trovato in un libro, come pro-memoria per me e per chi vorrà leggere questo articolo, così che proviamo ad avere conoscenze meno sommarie con chi incontriamo nel nostro percorso, per ricordarci ogni tanto di provare a metterci nei panni degli altri, per tentare di comprenderli un po’ meglio e per riflettere, grazie agli altri, anche su noi stessi (cosa che non fa mai male) e che ci porterà a conoscerci meglio, a crescere e ad arricchirci.

Qualsiasi relazione è un catalizzatore di autoconsapevolezza […] Qualsiasi relazione è uno specchio nel quale si riflette uno o parte di un nostro volto […] Significa rapportarsi agli altri in modo fecondo, produttivo, facendo sì che ogni incontro dia frutto piccolo o grande. Significa accettare di utilizzare l’incontro come un’altra occasione per incontrare una parte di noi stessi, attraverso l’altro”.

“Attraverso l’altro possiamo conoscere meglio chi siamo, nello stesso modo in cui grazie allo specchio possiamo vedere parti di noi o prospettive di parti di noi che <a occhio nudo> non vedremmo”.

“E’ fondamentale […] dare all’altro un’immagine quanto più autentica di chi siamo, difetti inclusi, e di ricevere dall’altro la sua verità”       – S. Cattò –

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