Clown&clown festival…racconto di uno “spettacolo” di manifestazione

Lo scorso sabato mattina sono partita con una parte del mio gruppo di clownterapia per andare al Clown&Clown festival, una manifestazione che oramai da diversi anni viene organizzata a Monte San Giusto, un grazioso paesino marchigiano.

Noi siamo andati in particolar modo per partecipare a un corso, che si teneva il pomeriggio, condotto da Patch Adams, ma abbiamo colto la palla al balzo per fermarci qualche ora in più e rimanere anche la sera per vedere spettacoli gratuiti, bande musicali, feste, colori, insomma, concedetemi il termine, è stata una figata!

Il paesino era addobbato con infinita cura e dedizione: ogni casa, ogni negozio, le vie, i palazzi, il campanile…tutto era ornato a festa per questo evento della durata di una settimana, e quindi si respirava davvero una piacevole aria festosa, colorata e accogliente.

Il corso con Patch Adams è stato molto bello, si è lavorato su un percorso emozionale, partendo da esercizi dove dovevamo dire a noi stessi “Io mi voglio bene” sotto forme e modalità diverse ( e lasciatevelo dire, non è poi così facile), fino a dover raccontare episodi personali della propria vita a perfetti sconosciuti, che partecipavano al corso insieme a noi, per allenare la nostra capacità di ascolto e di accoglienza dell’altro. Infine abbiamo fatto una specie di rito sciamanico, dove tutti insieme abbiamo mandato la nostra energia positiva e il nostro essere clown verso un volontario che si è offerto perchè stava vivendo una situazione di sofferenza.

Ho parlato e raccontato episodi a ragazzi marchigiani, baresi, romani, perchè c’era gente proveniente da tutta Italia, ed è stata una bella sensazione potersi sentire ascoltata (e poi riascoltare a mia volta) anche da chi non aveva la minima idea di chi fossi!

L’unica pecca, se così vogliamo dire, è stata la pioggia, ma fortunatamente nel momento in cui abbiamo dovuto stare per forza all’aperto per fare insieme una battaglia di polveri colorate, ballando e divertendoci come matti, ha smesso (e di questo ne siamo grati :)) perchè così è stato possibile fare questa cosa singolare, buffa e liberatoria.

La sera ci siamo fermati a cena lì e poi a vedere alcuni spettacoli (molti e tutti gratuiti) che per motivi di pioggia sono stati prontamente spostati in strutture chiuse, e  abbiamo rivisto e salutato anche due dei clown che ci avevano fatto da formatori negli anni passati, insomma, ore ricche di belle cose!

Dopo gli spettacoli, c’era musica in piazza, ma data la pioggia battente e un po’ la stanchezza ci siamo andati a riposare. Siamo stati accolti insieme a tante altre persone nella palestra cittadina, messa gratuitamente a disposizione dei partecipanti, gesto, anche questo, che dimostra un senso di accoglienza e di disponibilità nei confronti dei visitatori e dei partecipanti che vengono da fuori, segno che il paese e le istituzioni, comunque, ci tengono a dare una mano alla realizzazione dell’evento.

Il sonno non è stato proprio da pascià, dato che un po’ il non aver portato un cuscino per la testa mi ha rincriccato mezzo collo :D, un po’ la gente che faceva concertini russando in modi diversi, un po’ il via vai di persone che rientravano a ore diverse, non ha agevolato il tutto, ma per una notte si può sostenere, inoltre dormire con il sacco a pelo e il materassino mi ha ricordato i tempi delle giornate mondiali, di quando ero più giovane…di qualche anno…(altre belle esperienze).

La mattina siamo ripartiti, qualcuno si è trattenuto fino al pomeriggio, ma con il cuore contento, felici di aver partecipato a una manifestazione gioiosa, aperta e vivamente consigliata a tutti, non solo ai clown professionisti o ai clowndottori, dove si incontrano sorrisi, colori, benessere, divertimento, musica, cordialità che si mette nel proprio bagaglio e che si spera di portarsi dietro nel ritorno e nel cammino.

Alla prossima Monte S. Giusto!      :o)

P1120786 P1120787P1120789

P1120831

P1120862

P1120866

P1120867

P1120880

P1120883

P1120887

il braccialetto di questa edizione

P1120895

Il camice colorato, il naso rosso

 

Questa mattina ero all’ospedale, prima a fare le analisi del sangue e poi a fare il clowdottore in pediatria.

E’ stata una bella mattinata, un po’ perchè, non c’è niente da vantarsi, lo so, ma sono stata capace di andare a fare le analisi del sangue da sola, tranquilla, senza agitarmi, impensabile fino a qualche tempo fa quando mi iniziavano gli attacchi di pianto già da prima di varcare la soglia, non per il dolore, perchè se te li fanno bene a malapena si sente il pizzico (anche se quando non ci prendono e ti girano quell’ago dentro fa un male boia), ma proprio per un’idea psicologica di ansia, di tensione, di impressione. Infatti nella mia vita ne ho fatte tante di analisi del sangue perchè, purtroppo, i grossi problemi di salute che ho avuto a dodici anni mi hanno obbligato a farne molte, ma nonostante questo le vene, le flebo, gli aghi e il sangue sono sempre stati un mio spauracchio, e così spesso non riuscivo a controllare l’ansia che tutto ciò mi provocava, annaffiando il pensiero che mi metteva con le lacrime. Già da qualche anno cominciavo a dare primi segni positivi di miglioramento, ma mi faceva sempre piacere avere compagnia, un volto amico, familiare, una voce che mi facesse da sottofondo. Stamattina, la svolta, tanto che avevo il turno di clownterapia, ho preso i miei trocciolini e da sola mi sono messa in macchina verso l’ospedale, ed è andata bene, sono stata tranquilla, niente ansia. Una strizzata di occhi da quando mi hanno messo il laccio emostatico (che non sopporto proprio) fino a quando l’hanno sciolto e via, verso una bella colazione in compagnia della mia collega clowndottoressa!

Ci siamo lasciate andare ai sorrisi, al cercare di darne e di farne. Non si sa mai se si riesce ad alleviare a qualcuno la giornata, ad allentare il pensiero dalle cose poco belle, dai loro problemi, ma ci si prova. Con il camice colorato e il naso rosso cerco ogni tanto di rompere anche quelle barriere che, a volte, ho nella vita di tutti i giorni; di sicuro ho ancora tanto da imparare e da migliorare, però di tanto in tanto vedo dei piccoli cambiamenti rispetto a quando ho iniziato un anno fa. Provo a lasciarmi andare di più, forse un po’ rassicurata e “protetta”  proprio da quel camice e dal naso rosso che mi permettono di essere più libera, di dire e fare cose che, magari, senza quei piccoli oggetti addosso non riesco a permettermi per paure, per timori, per sentirsi più giudicati, meno compresi o non so. Quando si ha il camice e il naso, in un certo modo, ci si sente più liberi perché si è giustificati, perché si ha subito un biglietto da visita che la gente riconosce, mentre quando uno indossa gli abiti normali e non ha un puntino rosso sul naso è più difficile potersi lasciar andare, perchè si teme che la gente, troppo spesso abituata a prendersi sul serio, ci consideri come leggeri, come frivoli, come “sciorni” come si dice dalle mie parti. E invece, giocare, scherzare, fare i versi, cercare di strappare un sorriso a qualcuno (ma senza l’obbligo, non è necessario dover ridere o far ridere, a volte si può condividere anche un semplice sguardo, una parola, un momento di gioco, di svago, o anche un’emozione o un gesto di comprensione nei confronti degli altri) e  a nostra volta cercare di donarne è bello.

Frequentemente mi è capitato di vedere che anche le persone adulte si mettono a scherzare con noi, o semplicemente a fare due chiacchiere, sì, proprio con i clown, e questo mi ha fatto capire che c’è gente che ha piacere di giocare, di svagarsi, di stare allo scherzo, ma anche di parlare, e che ha bisogno di essere ascoltata, perché nella nostra società queste sono tutte cose che spesso mancano…non c’è mai tempo per la parola, per l’ascolto, per il riso, per il gioco, cose che, invece, per me sono importantissime!

La dimensione del clown è affascinante e ricchissima, c’è tanto da conoscere e da scoprire, e io, in fondo, ne so così poco. Spero piano piano, magari approfondendo il tema anche con altri commenti, di riuscire ad entrare sempre di più in contatto con il clown, e anche con quello che c’è in me, perché alla fine, portare a galla il proprio clown è far emergere un’altra dimensione di sé, quella un po’ innocente e giocosa, che cerca di divertirsi senza però volerlo fare a tutti i costi, quella che cerca di farci prendere la vita, e anche le situazioni più serie o meno facili, con un pizzico di ironia, di scherzo, con un sorriso sulle labbra e sul cuore. In fin dei conti come dice il titolo di un libro (che non ho ancora letto) “Ridere è una cosa seria”  e poi fa anche bene!  🙂