no(n)novità ;)

So che ultimamente non sono molto presente sul blog, cosa che mi dispiace, anche se in qualche modo lo porto sempre nel mio cuore e nei miei pensieri, infatti, magari, quando provo qualche cosa, o preparo qualche ricetta, faccio le foto, pensando “farò un articolo sul blog su questo”… poi il tempo passa, le foto si accumulano e spesso non riesco a mantenere i miei propositi, ma non demordo… piano piano, magari, ce la faccio ad utilizzare le idee e le immagini.

Ad ogni modo, visto che gia’ non sono molto presente con uno di blog, qualche mese fa mi è venuta la fantastica idea di aprirne un altro, dedicato alla scoperta di luoghi del nostro bel Paese, per non aggiungere altri argomenti a questo, che già ne ha abbastanza.

Poi anche lì, ho creato il blog, ho fatto la pagina descrittiva, ma non avevo ancora fatto il primo articolo, anche se avevo il materiale pronto, non ci avevo più preso capo. Qualche giorno fa, complici anche le chiacchiere con un collega su blog e viaggi, ho pensato “ma proviamoci a fare un articolo, almeno il primo! :D”. E così in questo fine settimana, visto che anche la pioggia che non invogliava di certo ad uscire, ho provato a buttar giù una bozza, ho apportato anche qualche modifica, tipo ho cambiato il nome al blog, perchè mi sembrava un po’ troppo usato e inflazionato. Così da DiscoveItalia, è diventato Italia and Friends. Non che adesso sia tanto originale, per carità, ma non avete idea (o forse sì), di quanti blog e siti ci siano sull’Italia, che qualsiasi nome proviate a dare, c’e’ gia’ qualcosa che spunta fuori sui motori di ricerca.

Spero possa essere un piccolo progetto per me che raccolga altre passioni e l’affetto per la mia nazione, che nonostante tutto e tutti coloro che non contribuiscono a darle buona nomina e decoro, è sempre un bellissimo Paese, e magari ispirare qualcuno a visitare posti che ancora non ha visto.

Italia da conoscere, scoprire e riscoprire, Italia da amare e rispettare, Italia nel cuore.

 

 

 

 

 

 

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Indizi

No, non stiamo parlando di una scena del crimine, né di un mistero enigmatico da risolvere, potrebbe allora essere un tesoro da trovare e da scoprire? Forse, chi lo sa…

Gli indizi sono piccole tracce che spesso ci servono per fare deduzioni (anche se possono essere sbagliate o a volte, perfino, trarci in inganno sulle soluzioni), per incuriosire, per avvicinarci allo svelarsi di qualcosa: una storia, una situazione, un rompicapo… A loro modo, sono pezzetti di una realtà, di una verità, ognuno ha qualcosa da dire, qualcosa di sé da rivelare.

Alcuni indizi sono chiari, altri vengono lasciati involontariamente, o forse anche contro le intenzioni, non tutti infatti amano essere scoperti, o farsi palesi. Gli indizi racchiudono un mondo di informazioni in pillole, sono pezzetti di puzzle che rivelano la loro completezza solo una volta che sono uniti, che si sommano tutti insieme e completano il quadro.

A parte queste chiacchiere, la mia foto parte da degli indizi, che serviranno poi, per raccontare, spero presto, qualcosa in più su di loro, un racconto che sa di buono, un po’ in tutti i sensi…

La foto, gentilmente offerta dalla scientifica di casa mia, ne raccoglie un po’: un vasetto di materiale biodegradabile, una compressa di terriccio, dei semini e un bigliettino d’istruzioni…

Perchè ogni cosa ha una sua storia: basta cercarla e volerla ascoltare.indi.png

 

 

Complefrasco :)

Come passa il tempo, una volata praticamente… Come quando pensi “ah sì facevo le superiori quando è successa questa cosa” e con molta difficoltà ti trovi a dover realizzare che non sono trascorsi semplicemente tre o quattro anni, come a volte sembra, ma ne sono passati quasi venti… No, Frascafresca non è ancora certamente arrivata alla maggiore età, ma ogni volta che mi appare la notifica che il blog compie un nuovo anno, mi sembra davvero strano… siamo sicuri un altro anno? Eppure, non lo avevo aperto l’altro ieri… la settimana scorsa? Eh no, sono cinque anni! Un bel lustrino (mi piace questo termine, che può rimandare anche a qualcosa di brilluccicoso, un gingillo che aggiunge luminosità) che può sembrare lungo, ma anche corto… Si sa che il linguaggio dei ricordi ha sempre una tempistica tutta sua, che diverge dal tempo reale, come fossero due binari separati: c’è chi va sull’alta velocità, chi sulla linea regionale, chi si ferma ogni tanto per un guasto o semplicemente per prendere un po’ di fiato, che male mai non fa, anche se poi i passeggeri che ci viaggiano su, non sono altro che gli stessi.

Ebbene, cara Frascafresca del mio cuor, ti auguro un buon proseguimento, e mi scuso se non riesco a essere sempre presente con costanza e dedizione, come mi piacerebbe fare. Sappi che se anche non riesco a seguirti bene, ti tengo sempre in mente, e come fanno i genitori, guardo da distanza e con discrezione i passi che fai, se qualcuno ti si avvicina e se qualcuno riesce a trovarti e a “leggerti dentro” in senso metaforico e letterale.

E’ bello avere un luogo, anche se virtuale, dove si può esprimere un po’ di sé, dei propri interessi, e condividere anche informazioni, scambiare commenti, pensieri… insomma, per me sei uno spazio importante, e sono contenta che quel giorno, mentre ero a lavoro (mi ricordo ancora) mi venne in mente l’idea di aprirti e di tenerti. Insomma, da cinque anni mi fai compagnia, e mi hai reso un po’ più frascafrescosa! 🙂

2015 / 2016

Niente via, evidentemente è qualcosa di inevitabile. Una sensazione che scatta automaticamente quando si avvicina la fine di un anno e l’inizio di uno nuovo. È una cosa non ben defibile, vuoi perché è un insieme d’ingredienti, vuoi perché si apre all’incognito, vuoi perché lascia qualcosa alle spalle: una manciata di attimi, di giorni e ricordi che, nel bene e nel male, non torneranno piú, vuoi perché, anche se la regola vale per ogni attimo, questo é il momento in cui, volenti o nolenti, è più comune fare i conti con quest’idea.

La sensazione è quella di stare in quel limbo un po’malinconico, un po’ nebuloso dove ci si rirova immersi e lì per lì, forse, anche leggermente frastornati. Questo momento, anche quando trascorso nei più felici o allegri contesti non riesce a lasciarmi un sapore totalmente dolce addosso, non so propriamente il perché, ma forse va bene anche cosí: sentire le sfumature, gli aromi, gli accostamenti ed i retrogusti, distinguere, soffermarsi, considarare, fermentare, accogliere, ascoltare.

L’anno che domani si conclude lo ricorderò per tante cose. In particolare è stato un anno molto denso di appuntamenti, eventi, cose da fare, tempo pieno, e pochissimo libero, almeno in alcuni mesi, che mi ha fatto a volte sentire il fiato corto e affannato, ma a parte questo ho avuto anche delle belle soddisfazioni. È stato di sicuro l’anno più prolifico di matrimoni a cui sia stata invitata e dell’esser scelta in ben due come testimone.

È stato anche il tempo in cui c’è stato il momento di dover salutare qualcuno che si è incamminato nel secondo tempo del viaggio, ma anche se è stato triste, sono grata per i momenti passati insieme, e spero che ci sia un altro tempo in cui ci sarà data occasione di ritrovarsi, tutti insieme.

È stato un anno di conferme di chi c’è, di momenti ed esperienze condivisi, ma anche di momenti ed esperienze vissuti in privato, momenti ritagliati, che fanno tutti bene. Ci sono stati corsi, idee da portare avanti e da forgiare e c’è la volontà, come sempre, di non smettere di crescere e di migliorarsi.

C’è stato anche tempo per le risate, essere chiamata “zia” per la prima volta, le canzoni, il lato un po’ironico e giocoso che cerco di applicare nel vivere quotidiano, tante cose e piccoli-grandi dettagli che hanno riempito le ore di trecentosessantaquattro giorni (l’ultimo deve ancora passare).

Come al solito, lascio la malinconia, i miei dubbi e i pensieri un po’ in bilico, lascio all’anno, e alla vita che viene le sorprese e il dipanamento della matassa, lascio al mio cuore la speranza di vivere al meglio i momenti che verranno e la tenera custodia di quelli passati, e lascio un ringraziamento alla vita e a chi la concede e permette: grazie per questo anno appena trascorso, è stato bello esserci vissuti e attraversati.

A tutti un Buon Anno pieno di attimi gioiosi e di bene nelle sue molteplici sfaccettature: che la felicità vi invada! 🙂

Frascafrescanno quarto

Sembra ieri, o poco piú, il giorno in cui ho iniziato a muovere i primi passi nel mondo dei blog, creandone uno tutto mio, per l’appunto questo dove sto scrivendo or ora, ed invece, quasi senza rendermene conto, sono già trascorsi quattro anni!!!!   E quasi come fosse una persona, uno spazio amico, ogni volta che ricorre il suo anniversario, mi appresto a ricordarlo (stavolta anche se con qualche giorno di ritardo), perchè così di solito si fa per gli eventi a cui si tiene, per le piccole o grandi cose importanti.

Frascafresca, infatti, è un pezzettino del mio cuore, anche se vorrei arricchirlo,  curarlo maggiormente, anche se ultimamente non riesco a dedicargli molto tempo e attenzioni, anche se ci sono blog che gli fanno le scarpe, ma Frascafresca sa che “poco è sempre piú di niente”, e prende la frase nella sua accezione migliore, perchè è bene e bello così.

Perciò tanti auguri Frascafresca, un blog in divenire 🙂

Per la serie: aVvolte ritornano… (avvolticchiati dagli impegni)

E’ un periodo, quest’ultimo, in cui come si suol dire “non si fa pari a fare i resti” e da una parte bene, per carità, ma dall’altra non c’è un attimo di tempo per prendersi una pausa, per rilassarsi e fare qualcosa che piace e nemmeno per curare e seguire il poveretto Frascafresca, dove è da un sacco che non riesco a metter penna, o meglio, tasto. 😉

E’ un’estate calda non solo dal punto di vista atmosferico, visto che queste correnti di aria afeggiante si susseguono una dietro l’altra (o forse è sempre la stessa che non finisce, non lo so), ma anche per alcune attività lavorative o eventi importanti a cui partecipare e relativi ruoli rilevanti da svolgere; infatti questa estate sarà ricordata anche per gli innumerevoli inviti ai matrimoni. Dopo anni di pausa, ebbene sì, molti fra i miei conoscenti, si sono decisi proprio quest’anno a fare il grande passo, così ho fatto una bella collezione di partecipazioni! (Si scherza eh, mi fa molto piacere, dal momento che sono persone a cui tengo e fra l’altro in due sono anche stata nominata a sorpresa testimone, cosa che è stata accolta con felicità e con gratitudine).

Per questi e altri motivi, alcune delle mie attività stanno un po’ rallentando, spero di poterle riuscire a curare e a riprendere piano piano. Inoltre dal momento che i ritmi sono piuttosto serrati e si scontrano un po’ con la mia natura che, generalmente tende più alla calma o alla lentezza, forse non riesco a godermi fino in fondo le varie situazioni, e in questo provo un po’ di rammarico, però bisogna cavalcare l’onda quando si presenta nel surf degli avvenimenti.

Intanto andiamo incontro alla serie di impegni e di un po’ di surplus energetico che viene richiesto da quest’estate densa, ma bella, poi si vedrà.

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“Chiudi gli occhi e immagina una gioia!” 🙂

Elementi della natura

La natura è uno spettacolo, non c’è bisogno che lo affermi io o che lo ricordi. Ci dà una varietà talmente ampia di cose su cui posare lo sguardo e riposare l’animo, che fare una lista sarebbe quasi impossibile.

Mi piace osservare e circordarmi di quello che fa e che ci dona più o meno silenziosamente, in modo più o meno maestoso, così come mi piace anche riuscire a cogliere degli scatti, dei piccoli tasselli del suo enorme puzzle con la mia modesta macchina fotografica. Durante le passeggiate, quando mi ricordo, prendo la compatta e così all’evenienza che qualcosa mi colpisca particolarmente, mi ispiri, o mi vada di rivedere più volte, ne prendo un’immagine da riportare a casa, come un souvenir. Certo, non è come averla reale, ma è pur sempre meglio di niente, una vaga idea di quello che è, soprattutto quando non si può avere sempre sotto agli occhi…

La natura è libera, è variegata, è magnanima e a volte implacabile, è colore, è vita, è pace, è profumo, è sostanza, è musica, è bellezza, è amore, è fantasia, è energia, è delicatezza, ma anche forza o talvolta irruenza, è accoglienza, è casa…è un po’ tutto, ed è per questo, forse, che è proprio così profondamente bella.

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Le foto sopra sono pochi esempi raccolti in modo sparso, spero vi piacciano…a me molto! 🙂

Stufati… ma non di verdure. Quando la cucina non c’entra un fico secco :)

Tra persone non ci si conosce mai bene fino in fondo, e questo è vero, forse un po’ perchè si cambia e ci si evolve in continuazione, e forse anche perchè non si concede del tutto questo privilegio agli altri, e talvolta nemmeno a se stessi, c’è caso…

Una cosa però, con l’andare del tempo, mi risalta o risulta abbastanza chiara: quando qualcuno non ha intenzione o si è stufato di coltivare, di portare avanti un’amicizia, una relazione, una conoscenza, il metodo utilizzato è più o meno sempre lo stesso. Poco importa se sei stato tu il fautore dell’incontro o se l’iniziativa è venuta dalla persona che, poi, invece assalita dal dubbio che regalarti parte del suo tempo sia un’immane sciocchezza, vuole sbolognare la tua presenza, considerata poi ingombrante, dalla propria esistenza.

Quello che in un certo senso colpisce è lo svolgersi similare degli eventi e la mancanza di originalità, o semplicemente di onestà; perchè non viene mai detto chiaramente che non uno non è più interessante, benvoluto ai loro occhi, troppa grazia, no, ci si deve arrivare da soli, ma il sistema utilizzato è po’ come un copione trito e ritrito. Si inizia con un allentamento, il tenersi in contatto diventa sempre più rado, però quasi trascinandosi un bagaglio appresso, una sorta di “giustificazione”. Ci vengono date, infatti, delle motivazioni (es. il buco nell’ozono, il lavoro stressante in Polinesia, le unghie incarnite, le batterie scariche e allergiche alla corrente, i piccioni viaggiatori in ferie ecc.)  che lì per lì, se non si è già avvezzi a tale canovaccio, si interpretano come una forma di gentilezza e di rispetto nei propri confronti, cosa che poi porterà, inevitabilmente, a prendere abbagli, granchi, e qualsiasi altro tipo di crostaceo luminescente! 🙂  Oppure, se costoro si fanno comunque sentire, inizieranno in un certo modo ad affibbiarci delle responsabilità, ovvero che, sì è bello sentirsi, mantenere un certo legame, però noi siamo un po’ troppo presenti con i due messaggi a settimana, oppure che in passato loro non sono stati abituati ad avere contatti così frequenti con la tipologia di persona che si rappresenta per loro (amico/a, fidanzato/a, conoscente/e ecc.). E ciò, concedetemelo, è un po’ una carognata, perchè queste parole fanno da tarlo, si insinuano nella mente e fanno sorgere dubbi o paranoie sul proprio comportamento, che in fin dei conti, sembrava naturale e ben accetto anche dagli interlocutori prima di quel momento in cui lo fanno presente, facendolo, talvolta, pure pesare. State certi che se qualcuno tiene a voi e al vostro legame, qualunque esso sia, non vi farà mai gravare il fatto che lo state contattando troppo, nenche se lo chiamaste o whatsappaste alle 3:21 di notte, e anche questo è assodato.

Ebbene, non sono di certo un’espertona delle relazioni interpersonali, ma la cosa che mi sento di consigliare, quando si sentono certi discorsi, è quella di non fare il banale errore di dire o pensare che gli altri ci rispettino e che siano gentili a parlare di certe cose, fornendo le motivazioni che tentano di tappare i buchi e le voragini che iniziano a lasciare nel modo di relazionarsi. Quelle non sono nient’altro che scuse, e manco fatte tanto bene, di ciò che queste persone non sono in grado di affrontare: la realtà dei fatti, la responsabilità di prendere una decisione che coinvolga loro stessi ed altre persone.

Alla fine, non è che si pretenda di essere intramontabili od onnipresenti nella vita di qualcun’altro, però quando non si è più desiderati, sarebbe carino, o quantomeno cortese, avere uno straccetto di buona uscita, un semplice biglietto di ritorno, invece che un rimpallamento di parole, poco funzionali, poco oneste e che non fanno bene né a chi le pronuncia né a chi le ascolta. Ma si sa, la comunicazione vera è una delle cose più complesse, e le relazioni umane altrettato. Mi ricordo che Lorenzo Cherubini in un suo libro scriveva che per rendere bene la similitudine della parola “difficile” si potrebbe usare la frase ” è difficile come una relazione umana”; e sarà che a me piace il suo modo di pensare, ma non penso che abbia tutti i torti! 😉

Amo o am(m)ozzo gli animali?

Che le parole sono importanti e ognuna ha un significato particolare, è risaputo, non sta a me scoprire l’acqua calda, ma che vengono, talvolta, utilizzate impropriamente, questo sì, lo si può dire, anche perchè è possibile usarle male in tanti modi, più o meno originali.

Spesso sento dire dalle persone “amo tanto gli animali”, oppure “oh li adoro, pensa che ho cinque gatti, due cani, tre tartarughe, quattro pesci rossi, dieci cavallette e un furetto”, però poi, come dire, inevitabilmente ne osservi anche il comportamento e ascolti anche gli altri discorsi che fanno, come è normale che sia, tutto sommato.

“Uhhhh buona ‘sta finocchiona!”,  “ah il cinghiale in umido della mia nonna è fenomenale”, “devo andare a far la spesa, ho finito le salsicce e volevo prendere anche una sogliola per il pranzo di domani”, “ho comprato questo bel giacchetto di pelle la settimana scorsa”, “iiiihhh che schifo, avevo un ragno e tre moscini in casa, ma uno l’ho schiacciato con una ciabattata, e gli altri li ho fatti fuori con il ddt”; “ieri sono stato in un ristorante dove fanno una fiorentina da urlo”.

E qui, la domanda sorge proprio spontanea nel tuo cervello “ma non aveva detto che gli piacevano tanto gli animali?” “che intendesse cotti al forno?”. Sì, certi dubbi spuntano subito, perchè non si può dire che si amano gli animali se si mangiano, se si uccidono, se non si rispettano…e TUTTI. Perchè uno, amare vuol dire volere bene, desiderare il meglio per quell’essere, preservare la vita, che è bene ricordare è un dono per tutti, e due, perchè dire “gli animali” comprende un’intera categoria, altrimenti è più appropriato dire “adoro i cani”, “ho la passione per le lucertole”, “stravedo per le puzzole”, ma non si può dire di amare gli animali se si rispettano solamente alcuni di loro, e facciamo sì che altri muoiano e diventino il nostro cibo o il pellicciotto del nostro cappotto. Questo a mio avviso non è amore, è fame o assecondare il piacere dei propri sensi, non certo l’ affetto per gli animali, casomai più l’affettato!

Forse, è vero anche che è una consapevolezza che, probabilmente, si acquisisce con il tempo, quando ci si rende bene conto della situazione, quando ci cade il velo dagli occhi che ci annebbia la vista. Anche io mi sono sempre dichiarata amante degli animali, anche quando ancora mangiavo carne e non ero vegetariana, ma quando ti si pone il tuo atteggiamento davanti, come un masso in mezzo alla strada, non lo puoi evitare, lo osservi e noti una delle più grandi contraddizioni, beh, lì non puoi più chiudere gli occhi, non puoi più far finta di niente, non puoi più dire “però io non li ammazzo mica”, perchè anche se non li uccidi, ma li mangi, diventi complice del sistema, del circolo vizioso, del si è sempre fatto così perchè l’uomo è onnivoro e deve mangiare e servirsi degli animali, considerati esseri inferiori a disposizione sua nel mondo.  Ebbene, devo dire che allora, no, io non amavo tutti gli animali finchè alcuni di loro diventavano pezzi di cibo da ingurgitare nel mio corpo. Non li rispettavo tutti,  perchè, sebbene facendomi tanta tenerezza e volendo loro bene, non facevo tutto quello che era in mio potere per cercare di proteggere le loro vite, e non dicevo NO alla loro destinazione finale, che era il piatto, piuttosto che la terra, posto in cui avrebbero dovuto stare!  Perciò non si può dire di amare gli animali finchè non si è disposti a volerlo loro per davvero e fino in fondo, mettendo da parte quelle che sono le paure infondate (tipo “eh ma se non mangio la carne non sto in piedi e il mio corpo si sgretola”, “ma senza le proteine il tuo sistema si sbilancia e ti viene fuori qualche malattia”), le rinunce che sembrano insormontabili e inevitabili (spesso sento dire a qualcuno “mi piacerebbe essere vegetariano, ma io senza la mortadella non posso vivere”) o il semplice piacere del gusto (“sie, dai, che vita sarebbe senza l’impepata di cozze?). Amare gli animali, in questo caso, prevede mettere il loro bene e la loro vita come valore principale e incalpestabile, altrimenti, se non si è disposti a fare questo, si può dire qualche altra cosa, ma non parliamo di amore, per favore, perchè l’amore è un’altra cosa, come cita una canzone.

Chiudo questa riflessione con una frase che mi piace molto ed è attinente: “Gli animali sono miei amici, e io non mangio i miei amici.” (G. B. Shaw)

Pollicini per aria

Hai presente Pollicino? Quello che si lascia dietro-dietro lungo il sentiero dei sassolini bianchi prima e delle bricioline di pane poi, per ritrovare la strada fatta? Ecco, lui, Pollicino mi fa un po’ simpatia, perchè è la metafora di quello che anche se si smarrisce o non sa che pesci prendere, non si sconsola e cerca dei modi per poter rientrare in carreggiata, immettendosi verso la direzione giusta. Poi lasciamo perdere tutti i retroscena, del perché o per come si sia ritrovato in questa situazione, di quello che abbia dovuto fare aguzzando l’ingegno per togliersi dalle magagne, non è questo il punto che stavamo guardando.

Pollicino punto interrogativo, naufrago del bosco in cerca di una bussola, di un cartello stradale, di un’indicazione, di un indizio. Pollicino che fruga nelle tasche e scova nel cervello soluzioni per destreggiarsi, per trovare un modo e una via, quella sua via che lo porterà di nuovo a casa, anche se diverso sotto vari punti di vista.

Pollicino che cresce passo passo, Pollicino che non si perde d’animo, Pollicino che va e sceglie un sentiero certamente fra i molteplici possibili, forse sbagliando, forse tornando indietro, forse supportato da qualche aiuto, ma certamente speranzoso di farcela, di imbroccare quella via che inizia con un passo incerto e dubbioso e finisce con il portone di casa.

Pollicino che, ripescando fra i ricordi dell’infanzia ripassa di sfuggita in mente, e oggi si prende il mio tifo (parlando in gergo giovanile-internauta) il mio “pollicino” in su, anche perchè in fin dei conti, tutti prima o poi, in qualche momento, ci si ritrova a essere un po’ Pollicini. 🙂