Scadenze

Scade ciò che esaurisce il proprio valore o qualità,

scade il tempo non più valido, il prodotto non più integro,

la caratteristica non più ottimale, l’idea che smette di esser originale.

Scade l’orto del cuore non più coltivato, e lo sconforto quando l’animo, invece, è ritovato.

Scade una bolletta, scade una polpetta,

scade un contratto, scade un contatto

scade un’affissione, il premio dell’assicurazione.

A volte scade una convenzione, altre una convinzione

scade una legge, quando non è più consuetudine

scade un atteggiamento, quando non fa più parte dell’abitudine.

Scade la patente, scade la revisione,

scade un abbonamento e il canone della televisione.

Scade tutto quello in cui si annida il tarlo del tempo o ci mette il suo zampino,

e i cuori cadono in amore, ma capita che scada anche quello se non è bello forte, o almeno un pochino.

 

 

Quanto costa

mare

Abiti lontano dalla costa, dal mare

costa tempo e sudore poterci arrivare.

Spingersi avanti, oltre la soglia

costa coraggio, animo e voglia.

Chiudere una porta, aprirne un’altra

costa invertire la rotta o abbandonare la barca.

Imparare a camminare eretti

costa gattonare, per poi cadere sbattendo testa e denti,

così come andare in bicletta o sui pattini

costa sbandate, inciampi e croste sulle ginocchia spesso presenti.

Stare bene in mezzo alla moltitudine

costa apprendere a star da soli,

apprezzare prima la solitudine.

Muoversi lungo un tragitto per raggiungere destinazioni

costa perdersi e destreggiarsi fra la marea di indicazioni.

Conoscere le cose, le regole e le persone

costa cadere in errore, a volte di proposito, altre per distrazione.

Cogliere una risata, il lato positivo e ironico che si nasconde in ogni dove

costa qualche lacrima che riga il viso, qualche graffio al cuore.

Fare un’azione per qualcuno o per se stessi

costa dedizione, amore, passione, piantare semi di affetti.

Ricordare quel che è stato, vissuto, visto o studiato

costa attenzione, nostalgia, richiede porzioni di fatica

identità e personalità che si modellano come le costruzioni.

Prendere una decisione, che è bene effettuare con la propria testa

costa fare delle rinunce: ogni scelta si pesa con la sua antitesi persa.

Crescere e progredire in ogni aspetto

costa fare un passo alla volta, andare per tentativi

comprendere che nessuno è perfetto, non spaventarsi di aver pregi e qualche difetto.

La costa è l’abbraccio della terra alla distesa di acqua salata, vasta ma non infinita,

ogni cosa ha un prezzo più o meno materiale da versare

e la sabbia che scivola da una clessidra è la moneta con cui si paga la vita.

 

Frascafresca

Alcuni punti

direzioni

Punti di partenza, punti di arrivo, punti intermedi, punti del cammino.

Punti fermi, punti che si muovono, punti che cambiano, punti che girano, punti che tornano.

Punti indicativi, punti di ristoro, punti interrogativi.

Punti molteplici, punti singoli, punti punti.

Punti di vista, unioni di punti, punti estremi, punti fatti in pista.

Punti grandi, punti piccoli, punti lontani o vicini, punti forti o blandi.

Punti presenti un po’ dovunque.

In tutte le cose c’è sempre un punto da dove cominciare e uno a cui si giunge,

indipendentemente da quello a cui si aspira o si spera di arrivare.

La vita è fatta di punti, e non a caso, forse, si dice anche il punto vita!

Profumi

 

Si dice che dai ricordi siano gli ultimi tasselli ad andare via

forse perche non solo nell’aria, ma anche nei pensieri ne resta una scia.

Sono quindi i dettagli più permanenti

e talvolta a risentirli si accendono micce potenti:

si scatena un susseguirsi di immagini

che formano e han fatto la nostra storia,

tornano in mezzo alla corrente del fiume dagli argini

si ripopola di fantasmi la soffitta della memoria.

Gli odori caratteristici cattivi o buoni

rimangono in circolo latenti

pronti a tirare ricordi fuori

che non si fermano ai semafori o al fischio degli agenti,

riemergono a galla distendendo sull’acqua i loro manti.

In ciascuna mente ce n’è un grande archivio,

profumi censiti in ogni strada percorsa, ad ogni bivio

che si legano a situazioni, oggetti, persone, luoghi ed eventi

per transitare periodicamente nei pensieri come soffiati da venti caldi e lenti.

 

Frascafresca

 

Vuoti a rendere

Le parole sono avvenenti, suonano bene

sono come dei brillanti al sole,

una ciliegina in cima alla torta

la speranza illusa di un’intelligenza stolta.

Le parole sono balsamo emolliente

che si tramuta, talvolta, in una spada tagliente,

così belle e facili da tener di conto

custodite in cuore, ben radicate nel fondo.

Strano vedere, poi, che in certe occasioni non si sappia cosa dire

come la voce si fermi in gola

o la penna non si lasci trasportare

neanche per una semplice parola, una sola.

Le parole sono semi che si piantano

nella terra della mente, con fare spartano

e sono come la malerba, quella che non muore,

perchè hanno dato qualche scossa a un vecchio cuore.

Le parole inducono a coniare pensieri

positivi che rispecchiano i loro vestiti,

senza ricordare le ferite riportate ieri

cadendo nello stesso errore: da buone sembianze già sono stati traditi.

Le parole sono come bolle di sapone fatte a mano:

una meraviglia nell’attimo in cui si librano

trasformata in un improvviso scoppio che crea basiti pastrocchi

con gocce di sapone spruzzate addosso e bruciore negli occhi.

Le parole una volta espresse

anche se non più valide o mantenute

continuano ad esistere per sempre

non possono esser rimangiate o taciute.

E questa, a volte, è la consolazione magra

che le parole, spesso, si lasciano dietro,

e si può anche star lì a far loro la tara,

ma non si saprà fino in fondo chi le ha usate quanto fu sincero.

Si apprende, non senza stupore, che molti non danno loro il giusto valore

emettendo parole che frequentemente sono vuote, prive di colore,

pronunciate nell’euforia di certi momenti, per fare belle figure,

ma gli eventi che seguono rivelano, poi, gli inganni, le loro caricature.

Miraggi

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Tira il vento, spalanca le sue porte

trattieni il respiro, per non cadere ti reggi forte.

Rimbocchi le mani in tasca e abbassi la testa

cammini contro le raffiche, opposto a chi si arresta.

I fini vanno e vengono a intermittenze

quando sembrano più vicini, oppongono resistenze:

spariscono dalla vista, si fanno trasparenti

sfuggono dalla presa, scivolano fra i denti.

Chissà se i sensi sono caduti nell’inganno

se vengono tesi tranelli a loro scapito e danno.

A volte il traguardo sembra appena distante

raggiungibile con pochi passi, le barriere appaiono già infrante,

ma poi come i miraggi delle oasi in mezzo al deserto

risultano ancora insussistenti, e cammini, di sudore ricoperto.

Come un gioco di elastici, l’orizzonte si allarga e si restringe

la distanza da coprire talvolta si allunga, altre più breve si finge.

I miraggi, però, di tanto in tanto acquistano concrete consistenze

il tempo e lo spazio li trasformano anche in arrivi, non solo in partenze.

Cuor di cera

Tra le sbarre di ogni gabbia si cela un piccolo organo di un’indefinita sostanza

batte un ritmo cadenzato, a volte lento, altre accelerato,

ha piccole dimensioni, ma è rivestito di enorme importanza:

spedisce in circolo un fluido caldo, che irrora un vasto tracciato.

 

Nel battere il suo sentiero incontra altri piccoli apparati

che come lui, inarrestabili lavorano, per scongelare menti e corpi,

ogni tanto si accendono a vicenda scambiandosi frequenze, ritmi delicati.

Come candele si consumano negli attimi stessi in cui producono le fiamme forti,

fare luce e calore è il loro obiettivo, e nel mentre avviene la combustione

a passi lenti incedono verso lo scioglimento della loro essenza, la materiale condizione.

 

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Orfeo

Camminavano lungo la roccia dura

non mantenevano la stessa andatura.

Dovevano uscire allo scoperto

e raggiungere un’illuminata pianura

per poter vivere insieme di nuovo

la loro storia, una ricca avventura.

Tentava di sentire l’eco dei passi di lei dietro ai suoi

e intanto proseguiva con affanno e la calura.

Sperava che presto avrebbero raggiunto l’apertura

così si affrettavano in silenzio,

cercando di arrivare velocemente alla sconfinata natura.

C’erano momenti in cui gli sembrava di rimanere solo

o altri in cui temeva che li bloccasse la paura,

sensazioni difficili, che non riusciva a vincere

comportandosi come un’umana creatura.

Provava a distrarsi pensando al cammino,

a quel che c’era fuori, all’amore in fioritura

al mondo, alla vita, a una sorgente di acqua pura.

Poi il timore si riaccese improvviso

si voltò per accertarsi di non averla lasciata indietro

e in quell’istante, come una scultura andata in frantumi,

scomparve Euridice evanescente nella caverna scura.

Inutile correrle inconto, porgerle la mano

o provare a raggiungerla nella sua sconosciuta radura

non c’era luce e spesse si erano erte delle mura.

Così rimase solo e immobile a interrogarsi

a cercare in tutto quello una chiave di lettura.

Lo scrigno

C’era un astuccio che conteneva un tesoro

anche se, osservandolo da fuori, forse, non si sarebbe pensato.

Aveva una serratura vecchia e arrugginita

e una chiave che serviva per aprirla,

che probabilmente si era smarrita.

Tempo e sforzo necessitava la ricerca,

i più arditi si erano spinti in una tale impresa,

ma non tardò molto ad arrivare la resa.

Non importava più quale sarebbe stato l’intero contenuto

prima di conoscerlo in parte o totalmente lo avevano già perduto,

e poi non esisteva nessuna garanzia

quella scatola avrebbe potuto nascondere niente,

brutta chincaglieria, o al massimo qualche scarna mercanzia.

Così, forse, era meglio lasciare il tutto in balia di se stesso,

che lo avessse caricato addosso qualche pirata,

che se lo fosse trascinato il mare nel suo profondo abisso.

 

Ma gli scrigni sono fatti per custodire tesori piccoli o grandi

come i forzieri aspettano di esser trovati,

a volte trascorrono anni e secoli interi

in qualche sperduto angolo se ne stanno dimenticati.

Arriva però il momento in cui la serratura

viene aperta da una chiave, forzata o corrosa dalla ruggine

e lo scrigno può aprirsi e rivelare il suo cuore,

ciò che contiene, la sua parte interiore.

 

Non era affatto un mucchio di oggetti senza valore

quell’ insieme di cose che lo scrigno custodiva in pancia,

e nel suo profondo lo aveva sempre sentito

che un gran pregio aveva il suo modesto contenuto.

Non importavano i graffi, le ammaccature che portava sul telaio

che il corso degli anni gli aveva indosso lasciato,

ciò che custodiva al suo interno non aveva perso nulla del proprio potenziale

anzi, il valore, si era accresciuto con i giorni e il loro andare.

 
Uno scrigno racchiude qualcosa di buono

protetto e pronto per esser condiviso

con gli avventurieri che dedicano loro stessi e il loro tempo

nel cercar di far saltare il lucchetto o la serratura

che permette di sollevare il coperchio e di vedere

quello che quell’astuccio si porta dentro.

Così la fiducia, la speranza e il lavoro investito

sono in un certo qual modo ricompensati

dai monili che vengono nelle loro mani e vite riversati.

 

 

Poco a poco

Goccia a goccia si forma il mare,

petalo a petalo, uniti, fanno un fiore,

mano a mano si dà un aiuto,

o una stretta per un semplice saluto.

Fiocco a fiocco, posati, si fanno neve,

soffio a soffio si inala un respiro lieve,

parola a parola, ravvicinate, foggiano un testo,

un racconto, un dialogo o una canzone

ingrediente a ingrediente si mescolano per cose buone.

Foglia a foglia si genera una chioma,

cuore a cuore si incontra chi ama,

nota a nota si compone una melodia,

anima ad anima si origina una compagnia.

Passo a passo si percorre un cammino,

un reticolo di vicoli, incroci, un itinerario

raggio a raggio ci riscalda il sole, dall’azzurro solaio.

Riflessione a riflessione si amplia la coscienza,

giorno a giorno fluisce la vita

e si acquisisce più profonda conoscenza.

Poco a poco si vive una nuova esperienza,

si impara un’azione, un’arte, un mestiere,

si coltiva qualcosa con dedizione e pazienza.

 

 

Frascafresca