“Dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fior”… e dai rotoli di carta igienica i decor! :D

Anche se un po’ in ritardo, dato che Natale è passato e siamo ormai a Capodanno, ecco un’idea semplice, anzi, semplicissima per fare degli addobbi, delle decorazioni per le feste. Data la facilità sono cose adatte anche ai bambini piccoli, se ne avete e volete renderli partecipi.

Materiale: – Un rotolo di carta igienica finito (esistono alcune marche che scrivono il loro nome o logo sul rotolo, ecco, quelli che hanno scritte non vanno bene, servono tinta unita per intenderci).

– Carta crespa di diversi colori, con cui fare palline

– Colla

– Tempere e colori, come preferite, per lo sfondo dell’albero (verde e marrone)

– Brillantini o porporina

Preparazione:

Prendete il rotolo e schiacciatelo, disegnateci sopra e ritagliate la sagoma semplificata di un albero, tenendo ben presente di arrivare fino al bordo, di modo che le estremità rimangano attaccate circolarmente… non so se sono riuscita a spiegarmi bene, ma dalle immagini si dovrebbe capire.P1160408

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Coloratelo a mo’ di albero, quindi verde la chioma e marrone il tronco e fate seccare i colori.

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Preparate con delle striscioline di carta crespa colorata delle palline. Per fissarle io le ho arrotolate aiutandomi con della colla vinilica, che le ha rese anche un po’ più dure.

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Una volta pronte le palline, attaccatele su ambo i lati dell’alberello e ornatelo come più vi piace! Io ne ho fatti più di uno, e c’ho messo anche dei brillantini sulla punta (ho una specie di colla glitterata), ma lasciate spazio alla vostra fantasia e sbizzarritevi! 🙂

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Buoni addobbi e Buone Feste! 🙂

2014 / 2015

Eh già, siamo alle ultime ore di un anno, un altro sta bussando alla porta per entrare, e questi momenti, sono per me, da sempre, fonte di un pizzico di malinconia, di pensieri in generale. Sì, perchè inevitabilmente, anche se il tempo è scandito solo nella vita degli uomini, queste definizioni, queste cadenze che ci diamo, vengono sentite in un modo o in un altro, e comunque viene naturale pensare che un capitolo e un periodo si stia concludendo, e che uno nuovo sta per aprirsi, anzi, sta per essere scritto.

I giorni trascorsi ci lasciano ricordi positivi, negatiti, neutri, tristi, allegri, speciali, ci fanno crescere, e ci definiscono, sono parte della nostra vita, e nel bene e nel male, con quello che succede formano noi e la nostra storia. Cerco di pensare alle cose migliori e di portare con me tutto il mio bagaglio, fatto di attimi leggeri o pesanti, ognuno con le sue specificità di carico, che fa e farà parte di un anno di vita, e più in generale di un’intera vita. Penso ad alcuni eventi importanti che mi aspettano per i prossimi mesi, e il fatto di essere stata scelta per questi, mi ha riempito di gioia e riconoscenza, spero di poter riuscire a fare del mio meglio per dare al massimo il mio contributo. Penso alla strada da percorrere: spero di poter riuscire a fare nuove cose ed esperienze, di consolidare quelle già sondate, di riuscire a trovare le direzioni migliori, e magari anche di concludere qualche piccolo progetto, chissà, e di trovare una scossa buona per energizzare certi aspetti. Spero di crescere e continuare a lavorare, e perchè no, a migliorare, e mi auguro momenti di solitudine (diventati, ormai, indispensabili) dove fare il punto della situazione, raccogliere forze e pensieri, e momenti di condivisione e di socializzazione.

Il tempo fluisce, passa e lascia una traccia su di noi e sugli eventi; sta a noi far sì che tali tracce siano occasioni per renderci felici, per non rimpiangere troppo il tempo andato, ma per renderci orgogliosi e contenti di averlo vissuto, nel modo migliore e più armonioso che potevamo, o almeno di averci provato!

Ciao 2014, grazie del tuo tempo, e benvenuto 2015! 🙂

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(immagine presa da: http://www.dirclubpiemonte.it)

Venerdì del libro – Il viaggio di Elisabet di J. Gaarder

Ed eccoci a un altro venerdì (come corre il tempo eh… saranno anche frasi fatte, ma veritiere!) e a un nuovo appuntamento con il Venerdì del libro, una rubrica in cui ci si scambiano pareri, recensioni e commenti sulle letture.

Questa settimana vi propongo un libro che, purtroppo, non sono ancora riuscita a finire, ma preferirei non aspettare oltre, in quanto il tema che fa da sfondo a Il viaggio di Elisabet, è l’avvento. product-33818

In questo romanzo di Jostein Gaarder, infatti, si parla di un ragazzino Joakim, che in cerca di un calendario dell’avvento con suo padre, va in una libreria, e ne trova uno talmente vecchio e dimenticato, che il libraio glielo regala. Ben presto Joakim scopre che il suddetto calendario è speciale, infatti dietro ad ogni finestrella non nasconde le solite figurine di cioccolata o di plastica, ma sottili foglietti con una storia a puntate.

La storia narrata nei piccoli foglietti parla di Elisabet, una bambina che un giorno, mentre è a fare dei regali con la madre, vede un agnellino con un campanello scappare dal reparto giocattoli, e decide di corrergli dietro. Da questa corsa parte il viaggio di Elisabet che avviene nello spazio, ma anche a ritroso nel tempo. La meta è Betlemme e l’evento è la nascita di Gesù, ma lei, inizialmente, è ignara di tutto questo, infatti la destinazione, il tempo che scorre all’indietro e i compagni di viaggio, diventano noti lungo il percorso, di man in mano che si aggiungono personaggi biblici e storici, pecore, angeli ecc.

Ma chi è Elisabet? Durante la storia, inizia a sorgere un mistero, c’è una vera bambina che era sparita da un negozio molti anni prima, e sembra aveva lo stesso nome della bambina protagonista del viaggio, sarà la stessa della storia dei foglietti? E Johannes? Il bizzarro fioraio che ogni tanto va a far visita al libraio chiedendo un bicchier d’acqua lasciandogli lì quando una foto, quando il vecchio calendario dell’avvento; chi è e come mai è legato a Joakim e a una certa Elisabet? Poi, c’è una parola palindroma sconosciuta, che viene fuori a metà libro, cosa starà a significare? E anche lo stesso calendario lascia basiti, infatti ogni volta che si apre una finestrella, compaiono dettagli nuovi o colori più vivi nella copertina. Insomma una serie di enigmi da sciogliere, storie che si intrecciano da conoscere, il tutto condito, ogni tanto, con pensieri e riflessioni filosofiche, nel buon stile Gaarderiano!

Un libro che potrete leggere da soli o con i bambini, e che cerca di rendere ancora più magico e denso di mistero il periodo che ci separa dal Natale.

Incontri di carta. Mi piace molto l’autore, e ho già letto alcuni libri suoi. Questo era già da alcuni anni in attesa. A dire il vero penso sia la seconda o terza volta che provo a leggerlo, ma iniziandolo troppo tardi, o non avendo abbastanza tempo sotto Natale, sono arrivata sempre a un certo punto e ho smesso, perchè non mi andava di leggerlo fuori dall’avvento. Quest’anno sono già un po’ più avanti del solito… spero di fare in tempo per il 24! 😉

Buone letture e Buon Natale a tutti! 🙂

Venerdì del libro – Cento giorni di felicità di F. Brizzi

E’ venerdì, e torna (dopo qualche settimana) l’appuntamento con la lettura, con la rubrica Venerdì del libro di Paola.

Oggi vi propongo Cento giorni di felicità di Fausto Brizzi, un libro che mi è piaciuto molto.81mXQigSQmL

La storia non è delle più allegre, dato che il protagonista Lucio Battistini, colui che è il narratore della propria storia, ci racconta quelli che sono stati gli ultimi cento giorni della sua vita. Fra questi giorni, ogni tanto, ci viene dato qualche flashback per farci capire anche il suo trascorso e alcuni eventi antecedenti alla scoperta della sua malattia: un tumore al fegato. Sebbene il sottofondo, quindi, sia una storia triste e indubbiamente difficile, il racconto è sfaccettato: quando è ironico, quando mette in evidenza la drammaticità del momento, quando fa emergere pensieri profondi, quando trasmette felicità per eventi quotidiani o per le piccole cose che, spesso, si danno per scontate. Questa commistione, però non dà fastidio, anzi, a me è piaciuta, anche perchè il fluttuare dei pensieri e delle sensazioni fa parte della vita, e probabilmente, anche quella di un malato terminale, anzi, forse tali modulazioni sono addirittura amplificate.

Lucio, ad ogni modo, cerca di non dare affatto l’impressione del morituro, continua la sua vita e il suo lavoro, almeno fino a quando non decide di smettere (o viene licenziato, perchè le due cose avvengono contemporaneamente). Prosegue anche il suo hobby: allenare una squadra locale di pallanuoto con l’obiettivo ‘promozione di categoria’, e inoltre stila una serie di cose che vorrebbe fare nell’ultimo periodo in cui la malattia lo fa stare ancora abbastanza in forma; in particolar modo vuole cercare di rimediare ad alcuni errori commessi in passato e trascorrere più tempo possibile con le persone a cui vuole bene, specialmente i suoi figli, sua moglie e qualche amico, cercando di lasciare a loro e a sé stesso buoni ricordi.

E’ un romanzo che colpisce, non solo per il tema delicato trattato, ovviamente, non solo per le domande, anche se non risposte, che si affacciano alla mente, ma anche perchè Lucio, con i suoi occhi, offre delle visuali fresche, semplici, quasi fanciullesche, a volte piene e ricche di entusiasmo. Le sue parole ci accompagnano dentro alle sue sorprese, ai desideri e alle energie che spende per attuarli, agli incontri che intreccia (bellissimo il “negozio delle chiacchiere” che sarebbe un’idea eccellente da attuare), alle riflessioni di cui siamo resi partecipi. E in fin dei conti, anche se via via ci spiega il suo punto di vista, tutto ciò lascia aperta una speranza, una finestra sul dopo.

Lucio è un uomo con pregi e difetti, con debolezze e con grande forza d’animo, la quale probabilmente, viene fuori più in questo ultimo periodo che nel passato, un uomo che condensa in cento giorni le cose e le esperienze che ritiene più importanti per racchiudere e dare senso a una vita, la sua, ma anche in parte quella di chi lo circonda.

Un libro che sa farsi voler bene e che vale la pena leggere, a mio avviso, perchè lascia qualcosa di positivo.

Info: Titolo – Cento giorni di felicità; Autore – Fausto Brizzi; Editore – Einaudi; Pagine – 393; Costo – 9.99 (versione elettronica… anche se io l’ho pagato meno acquistandolo durante una promozione)

Incontri di “carta”: Fin da quando ho visto la prima volta la copertina con quel titolo mi era venuta voglia di leggerlo, incuriosita da cosa si potesse nascondere nelle pagine di quel libro con la ciambella addentata. Messo in stallo in lista di attesa, un giorno che l’ho trovato in promozione non me lo sono fatta scappare! 🙂

A tutti buon fine settimana e buone letture! 🙂

Paté di ceci e olive nere

Qualche giorno fa, volendo emulare la finta salsa tonnata che già avevo fatto altre volte (qui la ricetta), mi sono accorta di non avere i capperi… o meglio, in realtà c’erano, ma erano nascosti e non lì per lì non li ho visti, così ho ripiegato su un altro ingrediente (le olive nere) che, a sorpresa, si è rivelato stare bene in accoppiata con i ceci… Yuppy, così ho un paté variante! 🙂

Ingredienti:

– una confezione di ceci lessati (o ceci cotti da voi)

– mezza confezione di olive nere (io ne avevo una lattina, ne ho usata metà)

– limone

– olio d’oliva

– sale (se serve aggiustare di sapore)

Preparazione:

Prendete un mixer, e versateci dentro i ceci, le olive, un po’ di olio di oliva, e succo di mezzo limone (più o meno). Se il vostro mixer è piccolo, come il mio, eseguite il procedimento in due volte mettendo la metà di tutti gli ingredienti per volta, ovviamente. Frullate il tutto e, se assaggiando sentite che il sapore è un po’ sciapo, aggiungete del sale. Versate il composto in un contenitore di vetro a chiusura ermetica e riponetelo in frigo, si mantiene bene per qualche giorno.

Il vostro paté è pronto per essere spalmato su pane, salatini, crostini e quant’altro. Buon appetito!

Purtroppo, mi sono dimenticata di fare la fotografia, rimedierò la prossima volta! 😉