Venerdì del libro – La chiave di tutto di M. Bocciero

Un saluto ai lettori seguaci dell’ appuntamento “Venerdì del libro“, curato da Paola nel suo sito, ma un saluto anche a chi non sa  che cosa sia.

Questa settimana vi propongo la recensione del racconto “La chiave di tutto” scritto da Maristella, una delle partecipanti del Venerdì del Libro.

Il racconto ha per protagonisti Chiara, una scrittrice di racconti per bambini e Alessandro, che lavora in un ufficio. I due sono amici da molti anni, hanno caratteri che si completano e supportano a vicenda e ognuno si sente felice e sollevato per il fatto di sapere che può contare sull’amicizia e la vicinanza dell’altro, pertanto avendo questo bel rapporto si frequentano piuttosto assiduamente, da soli o in compagnia di altri amici.

C’è da dire però, come poi viene raccontato andando avanti, che il rapporto fra i due non è nato propriamente come amicizia, ma ne è stato un successivo sviluppo, infatti, agli albori della loro conoscenza, i due sono stati fidanzati per quasi un anno, per poi lasciarsi su proposta di Alessandro quando lui trova un impiego a Londra e afferma di non esser capace di gestire una relazione a distanza. Alessandro sta a Londra due anni più o meno e in questo periodo fra i due ci sono appena un paio di cartoline e per il resto silenzio, finchè un giorno si ritrovano per caso su un autobus. Da questo episodio, fra i due nasce prima un diverbio, che poi si trasforma, però, in una forte amicizia che li lega da lì in poi.

Una sera durante una cena da soli, Chiara mette Alessandro un po’ alle strette su quello che è il loro rapporto: infatti ha capito di non essere molto ben vista dalla sua fidanzata, e che lui cerca di coprire le uscite con Chiara per non dover dare spiegazioni e non farsi fare ramanzine. Così Chiara, onesta e razionale, non vuole che la loro amicizia sia motivo di discussione fra i due, perciò chiede ad Alessandro di parlare con la fidanzata trovando un compromesso, altrimenti è bene che non si frequenti più con Chiara per evitare tensioni.

I due dopo una telefonata non si  sentono nè vedono più (anzi, si intravedono a vicenda in un paio di occasioni, senza che l’altro/a se ne accorga) per alcuni mesi; in questo periodo Chiara realizza che pensa ad Alessandro non come un amico, e che quell’amicizia ormai consolidata da anni, nasconde in realtà un sentimento diverso.

Un negozio dove sono stati insieme una volta l’anno precedente a comprare una maglietta sarà un luogo che ritornerà alla fine del racconto…ma non vi dico come per non rovinarvi il finale! 🙂

Un complimento a Maristella che ha scritto questo racconto carino, di quelli che piacciono un po’ a me, spero di averle reso giustizia con la recensione! 🙂

Incontri di “carta”: [quando metto carta fra virgolette è perchè il libro (o il racconto come in questo caso) è in formato elettronico] Consigliatomi dalla stessa Maristella in un commento che ha fatto in un mio precedente Venerdì del libro, ho colto la palla al balzo del suo passaparola e così ho preso e letto il suo racconto, che non conoscevo. Le faccio un in bocca al lupo per questa sua passione e per tutto! 🙂

Burger di fagioli

Premesso che la ricetta è diversa, ho preso spunto per l’idea e per alcuni ingredienti base da questo bell’articolo del blog di una mia amica; golosi, sperimentatori, amanti della cucina vi consiglio di darci un’occhiata perché ci sono davvero un sacco di cose interessanti, belle e buone! 😉

Ingredienti:

– Una barattolo di fagioli cannellini (se non ricordo male quello che ho usato io al peso netto era 360 gr)

– Mezza cipolla

– Un pezzettino di costa di sedano

– Concentrato (o conserva) di pomodoro

– Sale

– pepe

– un pizzico di curry

– olio

Per la panatura:

– pangrattato

– un pizzico di farina bianca

– un pizzico di farina di mais (gialla)

Preparazione:

Tritate finemente cipolla e sedano e fate soffriggere per qualche minuto in una padella o in un tegame con un filo d’olio. Poi versate i fagioli sgocciolati (se li avete lessati da voi, di sicuro saranno più buoni di quelli nel barattolo, ma per praticità ho usato quelli già pronti) e fate ripassare in padella per qualche minuto aggiungendo anche un po’ di conserva, aggiustando di sale, mettendo una spruzzatina di pepe e un pizzico di curry.

Fate freddare un po’ e poi con il frullatore a immersione passate il tutto per ottenere una crema (occhio se fate questo procedimento nella padella a non rigarla…onde evitare rimbrotti di mogli, mamme, cuochi, ecc ecc). Fate riposare il tutto un po’ in frigo per migliorare la consistenza. Poi aiutandovi con le mani formate delle polpettine schiacciate e rotolatele su un mix formato da pangrattato, un pizzico di farina bianca e uno di farina di mais. Se vedete che la consistenza è un po’ appiccicosa, potete mescolare un po’ di tale mix per la panatura anche nella crema di fagioli.

Infine passate i burger in una padella antiaderente con un filo di olio per far dorare la panatura.

Una variante potrebbe essere di ripassarli in forno per qualche minuto, ma non so dirvi come vengono o se si asciugano troppo perchè io ho usato la padella.

Ed ecco a voi la foto del burger di fagioli cannellini! Buon appetito!

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m’illumino di meno

Avevo sentito parlare di questa iniziativa che esiste da alcuni anni e che cerca di sensibilizzare le persone al risparmio energetico e a non sprecare importanti risorse, che oggi diamo per scontate, ma che una volta non lo erano e non è detto lo siano nemmeno in futuro. Avevo visto negli anni precedenti dei servizi alla televisione che mostravano che nelle principali città spengevano per un’oretta (la durata più o meno dell’iniziativa, che ho letto esser stata proposta da Radio2) i principali monumenti come adesione alla causa.

Quest’anno ho voluto partecipare anche io, che nel mio piccolo cerco sì di stare attenta ai consumi, ma inevitabilmente, di sprechi ne faccio anche io, e così anche per compensare i momenti in cui uso male l’elettricità, il 14 febbraio, giorno in cui quest’anno cadeva M’illumino di meno, per circa un’ora sono stata a un romantico lume di candela.

Lì per lì, appena uno spenge la luce elettrica che è abituato avere sempre a disposizione, rimane un po’ disorientato e viene da pensare “e ora che faccio un’ora al quasi-buio?” e riflette anche sul fatto che fino a non poi molti anni fa nelle case non c’era luce né elettricità, e una volta che il sole tramontava le cose che si potevano fare diminuivano sensibilmente, senza considerare che senza elettricità non funzionano nemmeno i nostri tanto amati apparecchi (che tra l’altro, all’epoca nemmeno esistevano). Certo, c’erano le bellissime riunioni intorno ai focolari tra familiari e vicini, ma a parte questo la poca luce che dava qualche candela o lampada ad olio non permetteva di certo di far chissà cosa.

Però, pensieri a parte, mi son detta proviamo a sfruttare comunque quest’illuminazione che c’è, ho preso un quaderno e una penna e mi sono messa vicino alle candele, e tutto sommato la visibilità era abbastanza buona, così ho provato a scribacchiare qualcosa…e in più ho scattato anche qualche foto alle mie candele (per fortuna la batteria della macchinetta era carica). Se si azzera il pregiudizio della difficoltà che si incontra al non avere elettricità a disposizione, ci si può comunque trovare qualcosa da fare, e il fatto di stare in una stanza illuminata soffusamente ha anche il suo lato piacevole…ovvio, la comodità e la praticità dell’elettricità ha i suoi vantaggi, ma anche una fiammella con il suo calore, con i suoi toni caldi ha un effetto positivo, almeno ogni tanto…e una volta all’anno si può fare tranquillamente! 🙂

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Quindi ci si può illuminare d’immenso (citando Ungaretti dalla cui poesia penso abbiano tratto il nome dell’iniziativa) ugualmente, anche illuminando di meno le nostre stanze e, soprattutto, evitando gli sprechi! 🙂

Azzurro sopra alle nuvole

A volte ci sono parole o frasi dette durante le conversazioni che, non si sa bene per quale motivo, colpiscono in qualche modo, solleticano, provocano un senso di meraviglia, destano l’attenzione e impegnano i neuroni che si mettono lì a ripeterle, a ripensarle, a dirsi “oh, mi piace!” 🙂

Oggi mentre ero a pranzo con i miei, la mamma guardando dalla finestra e commentando la situazione metereologica odierna particolarmente cangiante  se ne esce e fa: “però è azzurro sopra alle nuvole!” Sbam! Subito mi è entrata questa frase nella testa. E’ estremamente semplice, sarà comune, però è anche terribilmente bella! “E’ azzurro sopra alle nuvole!” Basta dirlo che rasserena l’animo. Me la sarò ripetuta già non so quante volte!

Così come la frase, mi piace guardare e fotografare (a volte) il cielo celeste con le sue nuvole che si ammassano, vederle come si spostano e come vengono trasformate dall’aria, in certi casi anche nel giro di pochissimi secondi. Pertanto, allegando due immagini che ho provato a scattare al suddetto azzurro sopra alle nuvole (purtroppo venute non molto bene), questa frase diventerà il mantra di oggi! 🙂

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Per concludere metto una citazione di una poesia di Mariangela Gualtieri che ho trovato su internet pochi giorni fa, che parla di occhi che guardano l’azzurro sopra alle nuvole…(l’avevo detto che ‘sta frase mi era piaciuta! 😀 )

“Io guardo spesso il cielo. Lo guardo di mattino nelle
ore di luce e tutto il cielo s’attacca agli occhi e viene a
bere, e io a lui mi attacco, come un vegetale
che si mangia la luce.”  (M. G.)

Cappellino con pon pon e istruzioni ;)

Durante le vacanze di Natale fra i regali che abbiamo ricevuto c’è stato il nostro primo nipotino in carne e ossa (che ganzo e che bellezza! :)) e in qualità di zia mi sono dilettata a preparare delle cosine per il suo arrivo (qualche bavaglino ricamato e due cappellini, di cui uno, ahimè, fatto troppo piccolo…ma fare le cose su misura prima di sapere le reali dimensioni di una creatura appena nata, non è cosa molto facile, così ho dovuto fare un po’ a occhio, e infatti non c’ho preso! 😀 E poi, tutto sommato non si dice che smagliando si impara, no? 🙂 )

Ora, capisco che il modello che vi propongo è un po’ fuori periodo, in quanto come potrete vedere dalle immagini, è un cappellino da Babbo Natale (dato che sapevo che sarebbe nato in quel periodo) ma cambiando i colori si può benissimo fare un cappellino di altro genere.

Allora per fare questo cappellino ho avuto bisogno di: – ferri numero cinque, un uncinetto, due anelli di cartone (per il pon pon) e ovviamente della lana bianca e rossa.

Ho avviato con il bianco 44 maglie (ovviamente se volete farlo per teste più grandi aumentate il numero di maglie, questo è per un bambino appena nato), lavorandole tutte dal dritto.

Purtroppo non ricordo quanti giri ho fatto, ricontandoli dalle foto mi sembra non più di 9-10. A questo punto cambiate colore, iniziando a lavorare con il rosso. (Per questo cappellino non ho fatto diminuzioni, ho lavorato sempre 44 maglie, probabilmente, però, se iniziate a diminuire qualche maglia, almeno negli ultimi giri, il cappellino prende una forma diversa, che va stringendo verso l’alto, e che fa meno ingombro in punta quando lo chiudete).

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Proseguite per una quarantina di ferri e alla fine chiudete il lavoro che dovrebbe risultare così:

dueAdesso, aiutandovi con un uncinetto, passate un filo rosso in fondo (nella parte rossa) del vostro lavoro che servirà poi per tirare e far arricciare la cima del cappellino.

treUna volta infilato tutto il filo, tiratelo e fate arricciare la punta, che poi fisserete aiutandovi con l’ago o con l’uncinetto.

quattro cinque

Poi, sempre con il filo rosso, iniziate a cucire le due estremità per unire il cappellino…E qui, potreste dire “perchè non hai usato i ferri circolari?” e io vi risponderei “eh, perchè purtroppo non li so usare, ma facendo la maglia normale e una cucitura si rimedia anche a questo :D”sei

A questo punto preparate un pon pon facendo così: prendete due anelli (delle dimensioni che preferite) fatti con il cartoncino e uniteli. Poi iniziate a ricoprirli con il filo, facendolo uscire e rientrare dal foro (che è bene non sia troppo grande) centrale, come notate dall’immagine:

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Quando avete ricoperto tutta la superficie degli anelli, tagliate i fili con le forbici, passandole fra un anello e un altro come illustra l’immagine seguente:

ottoAllentate i due anelli e legate un filo ben stretto intorno ai fili bianchi del centro, lasc

iando le estremità un po’ lunghe perchè vi serviranno, poi, per fissarle sulla cima del cappellino.

nove dieci

 

Sfilate gli anelli di cartone ed otterrete un bellissimo e soffice pon pon, che poi cucirete sulla sommità del cappellino e ta daaaaan! Il cappellino finito risulterà (più o meno) come questo!

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Spuntano le sorprese…non è mai troppo tardi!

Da apprezzatrice-supportatrice di sorprese, oggi sono rimasta piacevolmente colpita e contenta di una cosa.

Qualche mese fa abbiamo piantato dei pinoli in alcuni vasetti (evento peraltro raccontato qui) e dopo qualche giorno da quando erano nati i primi, avevo provato a sotterrarne qualcun’altro, sperando che spuntassero come avevano fatto gli altri…ma invece, aspetta una settimana, due, tre…un mese, due mesi, niente, non c’era stato nessun germoglio verde, nessun segno di vita dai pinoli della seconda mandata, li chiamo così, per contraddistinguerli.
Finchè oggi, la mia mamma mi ha fatto notare che sono spuntati dei ciuffetti verdi…devo esser sincera, non me l’aspettavo proprio più, perchè era ormai parecchio tempo che li avevo piantati, e pensavo che il freddo, la troppa acqua, la nebbia li avessero ormai compromessi, e invece sono nati (con mooooolta calma in più rispetto alla scorsa volta) cogliendomi di sorpresa e facendomi questo regalo.

E’ stata una cosa bella e poi, se c’hai la testa che naviga, ti metti a pensare che nella vita è tutto un po’ così, e questo accresce la sua bellezza nonché il suo mistero, perchè non si può mai sapere fino alla fine, non si può dire che è troppo tardi, che non ce la facciamo, che non è più possibile, che è perso e cose similari, perchè tutto ci può spiazzare e sorprendere con colpi di scena, con eventi inaspettati e con cose imprevedibili.

Oggi la sorpresa è la vita che viene fuori dai pinoli a rallentatore! 😉