La ricetta “me la” preparo e “me la” mangio : Dolce con le mele “A modo mio”

Questo dolce dal nome piuttosto “originale” 😀 vede la sua nascita dallo spunto preso da due ricette, che sono state mescolate, modificate e adattate a mio gusto e idea, pertanto è come se fosse una nuova tutto sommato, vabbè, ma bado alle ciance, queste sono quisquiglie…

Ancora in fase di ripresa da una mezza influenza, ieri pomeriggio mi sono messa a preparare questo dolcetto (che tra l’altro è molto veloce e semplice, infatti non servono né tanti ingredienti, né un sacco di strumenti per realizzarlo) e siccome  mi piace molto cucinare le torte, (lo so l’ho già detto, ma lo ribadisco) devo dire che mi sono sentita subito un po’ meglio…forse dovevo pensarci prima! 😉

Ingredienti:

– 300 gr di farina

– mezzo bicchiere d’acqua

– 60 gr di olio

– 1 goccino di liquore (io ho usato quello con il nome di una parte di una regione italiana famosa per le piadine, le coste e il liscio, anteceduto da un aggettivo sinonimo di senilità…giusto per non fare pubblicità diretta 😉 che faticata però! )

– una spruzzata di limone (un bello spicchio)

– 120 gr di zucchero

– 2 uova non molto grandi

– una bustina di vanillina e una di lievito per dolci

– una mela tagliata a dadini piuttosto piccoli da unire all’impasto

– due mele tagliate a fettine abbastanza sottili da mettere come guarnizione sopra alla torta. (Dipende poi dai gusti, da quanto le volete mettere fitte, potete metterne solo una, tre, una e mezzo…fate voi, non c’è una legge, fatela ” a modo vostro” 😉 )

Preparazione:

Prendete una terrina, sbattete le uova con lo zucchero, aggiungete il goccino del liquore, e un pochina di farina. L’impasto a questo punto tende a indurirsi un po’, visto che non ci sono molti ingredienti liquidi, gestitevi l’acqua un po’ per volta, per riammorbidire il tutto, e continuate ad aggiungere la farina, girando bene. Spruzzate il vostro spicchio di limone (che buon profumo che fa eh 😉 a me piace tanto ) e quando avrete finito di mescolare bene, aggiungete i pezzettini di mela precedentemente tagliati (io li ho tagliati prima di iniziare e c’ho spruzzato sopra un po’ di limone per non farli annerire…e infatti non sono anneriti :D) e poi per finire unite all’impasto la bustina di vanillina, quella di lievito e continate a mescolare bene il tutto per qualche secondo.

Prendete ora una teglia da forno con i bordi alti, ma non molto grande, io ne avevo una rettangolare che dovrebbe essere circa 30 per 20 cm, la ricoprite con un foglio di carta forno, e versate il composto…il mio aveva una consistenza quasi un po’ collosa, non eccessivamente morbida (per farvi capire), poi adagiate sopra le mele tagliate a fettine e cospargetele con un po’ di zucchero o di marmellata tipo di albicocche, io ho usato lo zucchero (servirà per non farle annerire e accartocciare durante la cottura). Infornate per una mezz’ora a 175 gradi (il forno è meglio preriscaldarlo).

E…ta daaaaan, il dolce con le mele a modo nostro è pronto per essere addentato per colazioni, merende e spuntini. E’ leggero, e gustoso il giusto, non è stuccoso perchè non c’è molto zucchero, ed è adatto perciò un po’ a tutti.

Detto questo, buon  divertimento e buon appetito! 🙂

dolce

P.s. Siate magnanimi e non abbiate da ridire sulla disposizione delle fettine di mela, lo so, le potevo mettere meglio, soprattutto quella alla vostra destra, che con la lievitazione è stata inglobata nel dolce, ma oramai è andata…e poi disponetevele come vi pare, sono buone lo stesso…anche un po’ a casaccio! 😀

Venerdì del libro – Consigli per volersi più bene e ripartire: ” 101 modi per dimenticare il tuo ex…e trovarne subito un altro”) di F. Bosco

Un saluto a tutti e bentrovati all’appuntamento del Venerdì del Libro (Paola, la fondatrice di questa iniziativa, gestisce il tutto nel suo sito, cliccateci se volete curiosare o dare un’occhiata anche alle precedenti settimane e alle recensioni di chi partecipa! 😉 )images

Il libro che propongo questa settimana si intitola “101 modi per dimenticare il tuo ex e trovarne subito un altro” di Federica Bosco, ed è il compagno di avventure di quest’altro che avevo recensito poche settimane fa.

Mi sono avvicinata a questo titolo non tanto perchè  lo sentissi particolarmente appropriato (o meglio, qualche tempo fa ci sono passata anche io, ma fortunatamente, non ne ho più bisogno adesso), ma perchè mi piace molto questa scrittrice, mi fa ridere e allo stesso tempo dice delle cose che trovo importanti, e ha uno stile per me accattivante (non a caso è già il quinto libro che leggo dei suoi).

Fra le sezioni in cui è suddiviso (tre macro e centouno micro) l’autrice propone una serie piuttosto variegata di cose da fare (e non fare) nel periodo buio in cui qualcuno si ritrova a soffrire per la fine di una storia sentimentale.

Leggendo il libro, a mio avviso, si scopre che questi centouno consigli dispensati non sono utili solo nel caso che ci sia una storia andata male da superare, ma sono una serie di cose da fare, di passioni da sperimentare e scoprire che possono far comodo anche a chi è felicemente accompagnato, oltre a chi è più o meno serenamente single. Infatti trovo che queste centouno cose (ovviamente non è detto che tutte facciano al caso di tutti, ma magari possono fornire spunti o stimoli necessari per buttarsi in qualcosa di nuovo che, forse da sempre incuriosisce, ma con il quale non c’è mai stato un avvicinamento) siano rivolte a tutti coloro che vogliono avere una vita attiva, una vita piena, più ricca e profonda, a coloro che vogliano mettersi alla prova, conoscere nuovi aspetti di sé o nuovi campi, coloro che non vogliono essere passivi su un divano o davanti a una televisione a crogiolarsi davanti a film a lieto fine (perchè quelli, chissà come mai, diciamocelo, vanno sempre (o quasi) a finir bene, talvolta facendoci anche un po’ rosicare 😉 nei nostri momenti un po’ tristi ).

Perciò se volete trovare degli spunti per avventurarvi in nuove esperienze e nuove attività, qui ci sono diverse idee per imparare a dedicarsi più tempo e amore per se stessi, i quali non sono mai sprecati, per crescere, per rinnovarsi, per allargare gli orizzonti.

Buone letture e buon fine settimana a tutti! 🙂

 

Info: Titolo – 101 modi per dimenticare il tuo ex e trovarne subito un altro; Autrice – Federica Bosco; Editore – Newton Compton; pagine – 267; costo – 12.90 €

Essere 3000 volte al TOPolino

P1110833Oggi è uscito in edicola il numero 3000 di questo fumetto storico…che figata!

Quando ero bambina spesso lo compravo, e mi ricordo che nei mesi in cui sono stata malata e per forza di cose in ritiro dalla società, i miei mi avevano regalato l’abbonamento, ed era ganzo ogni settimana ricevere un numero nuovo, chiuso con il cellophane (o cellophan…come si scrive…insomma con la pellicola intorno 😉 ) dove c’era un cartellino con il mio nome. E poi i regalini, oltre che riceverne uno più grande alla stipula dell’abbonamento, quelli che in edicola venivano venduti suddivisi in uscite, in più settimane, mi arrivavano tutti insieme (anche se qualche volta un po’ acciaccati vabbè)…e vuoi mettere? Qualche vantaggio un abbonato ce lo dovrà anche avere, no? Aprivo il Topolino, lo sfogliavo, ne leggevo le storie (ma non tutte, me ne sono rimaste diverse copie ancora intonse praticamente, un po’ forse per centellinarle, un po’ non so perchè, onestamente, leggevo anche meno di adesso e poi, magari, c’erano storie che mi piacevano che rileggevo più volte, così qualche numero è rimasto proprio da leggere completamente) ne disegnavo a volte le copertine, o provavo a inventarmi qualche storia mia, dato che i personaggi Disney mi hanno sempre affascinato…(non a caso una volta guarita mi feci portare a Eurodisney o Disneyland Paris, che dir si voglia ;D) A esser sinceri, ora che ci ripenso, mi sarebbe piaciuto fare la disegnatrice o la sceneggiatrice per questo fumetto, anche se non lo sono diventata, almeno per ora…ma, chi lo sa? Mai dire mai! Ahahah!

Di abbonamenti mi pare ne facemmo un altro solo l’anno seguente, e poi basta (anche perchè di cestinarli non se ne parlava, e cinquantadue Topolini all’anno da collocare in un appartamentino sono abbastanza impegnativi (prestare loro cure, dare da mangiare a tutti, sentirli squittire… :D) e ingombranti…già con dispiacere l’ho dovuti inscatolare e portare nel garage (a rate) al sopraggiungere dei libri ingombranti delle superiori e poi dell’università, e questo è stato un po’ un dispiacere… Crescendo, via via, quindi l’ho comprato sempre meno frequentemente, e l’ultima volta che l’ho fatto, avrò avuto quattordici o quindici anni penso…sono quindi quasi la bellezza di tre lustri (visto che non tutti sanno il significato di questa parola, per non agevolare calcoli sull’età a chi non conosce il termine “lustro”, non ve lo “illustro” del tutto, vi preavviso solo che è meno di decennio, ma cercate pure la definizione! ;D) che non ne ricompravo uno, fino ad oggi.

Quindi oggi sono andata in edicola e ho chiesto il Topolino 3000 (cavolo, essendo settimanale dovrebbero esser quasi sessant’anni di attività…e non è cosa da poco!), e faticando un po’ per trovarlo perchè era inguattato dietro ad altre riviste per l’infanzia (e qui si potrebbe aprire un dibattito visto che non tutti pensano che leggere Topolino sia una prerogativa di bambini e adolescenti, fra cui anche io,…ma sorvoleremo), l’ho comprato (attualmente costa 2.40 €, con il nuovo conio…io ero rimasta alle vecchie 2500 lire circa, penso,… altro indizio! 😉 ). In questo numero celebrativo ci sono probabilmente più storie (dove il numero 3000 è un elemento ricorrente) e delle sezioni in cui illustrano i vari personaggi che via via sono protagonisti delle storie…ci sono elementi nuovi tipo “visita il nostro sito aggiornato”, “questo ci è giunto per e-mail da…” che ovviamente non esistevano all’epoca in cui ho comprato il mio ultimo numero, al limite c’era “se vuoi scrivere alla nostra redazione manda una lettera alla casella postale tot tot” cosa che adesso suona strana, ovviamente. (Preciso che la casella postale, per chi è nato nell’era moderna del web e della tecnologia, non è quella che compone il gioco ruzzle se ci giocate in un ufficio delle Poste 😉 )

Così il numero Tremila è stato un’occasione per ripercorrere un po’ il passato, i ricordi di un fumetto e dell’infanzia, avere un piacevole rincontro con un amico di carta, di fantasia, e anche di ironia, di giochi di parole (che mi piacciono così tanto) che in fin dei conti, anche se non più acquistato, non ho mai smesso di ammirare e di rammentare con affetto, e un pizzico di nostalgia!

Grande Topolino (e tutta la banda ovviamente!), quale altro augurio fare se non: lunga vita a voi! 🙂

Venerdì del libro – Il ballo di I. Némirovsky

Un saluto a tutti i seguaci del Venerdì del Libro, e anche a coloro che ci si imbattono per la prima volta. Vi ricordo che questa iniziativa è un’idea di Paola, e se vi interessa potete seguirla di volta in volta proprio qui 🙂

Questa settimana vi parlo di un racconto: Il ballo di Irène Némirovsky, una scrittrice che, onestamente, non conoscevo.

(Ah in questa recensione la trama viene fuori tutta più o meno, perciò se volete mantenere l’effetto sorpresa, non andate fino in fondo ;))

libIl racconto in questione descrive fin dall’idea e dalla preparazione degli inviti e dei dettagli il ballo che i Kampf, una famiglia di ebrei arricchiti, organizzano in casa loro per gente, sconosciuta o quasi, ma molto influente perchè ricca, blasonata e appartenente all’alta società a cui aspirano anche loro.

In questo libro, come si legge anche nella nota introduttiva, si ritrovano alcuni elementi familiari all’autrice, che era solita imbastire le storie che scriveva anche con riferimenti autobiografici. E’ presente, quindi, il disprezzo nei confronti della propria appartenenza: ebrei di umili origini arricchiti attraverso abili colpi di fortuna, che cercano poi di ostentare in tutti i modi i loro possedimenti e le posizioni acquisite, preoccupandosi più di mantenere un certo stile di vita e una rispettabilità degli alti ceti, che non un interesse profondo da e per coloro che amano, o dei loro sentimenti. Inoltre è presente il contrasto con le figure genitoriali, in particolar modo con la madre, con la quale non aveva un ottimo rapporto.

I Kampf fanno preparare gli inviti alla figlia Antoinette, la quale vorrebbe molto prender parte al ballo, ma la madre le proibisce di partecipare, perchè sta, finalmente,  iniziando a divertirsi e ad avere una vita sociale (nonchè le piacerebbe trovare un amante, come si legge in seguito) e pertanto non vuole che la figlia, anche se ormai abbastanza grande si faccia vedere nel salone, forse perchè teme che possa rubarle delle attenzioni. Così, non solo non la fa partecipare, ma la sera stessa del ballo, la manda a dormire in una specie di sgabuzzino, perchè la camera di Antoinette le serve per allestire il guardaroba per gli ospiti. Ospiti che non arriveranno mai, in quanto Antoinette, a cui erano stati affidati gli inviti da spedire dalle mani della sua educatrice un pomeriggio che quest’ultima era in compagnia del fidanzato, presa da un raptus di rabbia nei confronti di tutti gli adulti che la circondano, li prende e, invece che imbucarli, li strappa e li getta nel fiume.

La sera del ballo, poi, quasi ingenuamente, osserva prima da una finestra le luci tutte accese della casa, poi in silenzio raggiunge il salone e si nasconde fra lo schienale di un mobile e un drappo e da questo nascondiglio guarda il proseguire della serata. L’unica ospite ad arrivare sarà la signorina Isabelle, insegnante di piano di Antoinette, a cui l’invito era stato consegnato a mano, di tutti gli altri duecento invitati nemmeno l’ombra, sarà invano aspettare oltre mezzanotte. Così la tensione e il nervosismo iniziano a salire, i musicisti alla fine vengono congedati, la signorina Isabelle a una certa ora lascia la festa, e i coniugi Kampf, prima stizziti nei confronti di tutti gli invitati mancati, pensando che si siano messi d’accordo per non presentarsi e far fare a loro una brutta figura, iniziano, poi, a pronunciarsi addosso una serie di cattiverie reciproche. Il signor Kampf se ne va dal palazzo e la signora si rannicchia in mezzo alla sala, gettando tutti i suoi bracciali scintillanti per terra e piangendo a dirotto. Antoinette, la figlia che in silenzio assoluto ha assistito a tutto questo, e che è l’artefice del fallimento del ballo, esce un po’ impietosita a consolare la madre, che prima la scaccia in malo modo e poi presa da compassione e da bisogno di tenerezza l’abbraccia, dicendole che non le è rimasta che lei. In questo breve momento c’è forse un labile incontro fra le anime delle due.

Buon fine settimana e buone letture a tutti!

 

Info: Titolo – Il ballo; autrice – Irène Némirovsky; editore – Newton Compton; pagine –  124, prezzo – 0.99 €

Chi ha le ali è bene che voli ;)

Il 25 di aprile i miei genitori sono tornati a casa con una tortoretta (forse caduta dal nido) che una zia ha trovato nel marciapiede sotto casa della nonna. La tortora in questione, non ancora capace di volare, solo di svolazzare, è stata messa in una scatolina forata e trasportata fino a casa nostra. Non avendo gabbie a disposizione l’abbiamo adagiata nel trasportino del gatto, unico posto dove poteva stare tranquilla, senza scappare in giro, anche perchè qui vicino ci sono diversi gatti e altri animali che potrebbero approfittare di una tortora che non ha ancora la padronanza del volo.

Le siamo stati un po’ dietro per alcuni giorni, fortunatamente era già grandina, così è stata in grado di mangiare (i semi di vario tipo che le davamo) e bere da sola, fin da subito.

Di giorno, quando il tempo era bello, la tenevamo nel terrazzino alla luce e all’aria aperta, e la sera quando rinfrescava la rimettevamo in casa.

Fortunatamente è sopravvissuta (al contrario di un povero passerotto che avevo trovato io l’anno scorso su un marciapiede che, purtroppo, dopo solo un giorno dal salvataggio è morto) e così, qualche giorno fa, constatando che fosse un po’ cresciuta e pensando che fosse in grado ormai di volare, siamo andati in un piazzalino sterrato qua vicino, e l’abbiamo liberata. Da prima titubante, è poi staccata in volo raggiungendo in alto i rami di un pino, e la libertà. Speriamo bene per lei! In bocca al lupo ( non alla lettera mi auguro! ) 🙂

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Burger di ceci (versione e tentativo numero uno) ;)

Sfogliando fra le varie ricette di burger vegetali, privi cioè di carne (ebbene sì, informo i carnivori più incalliti che è possibile produrre burger anche senza ciccia…prodigi della magia! :D) ho trovato una ricetta di burger di ceci, e mi ci sono cimentata. La preparazione è semplice, gli ingredienti che servono non sono molti e il sapore non è affatto male, solo che inutile che vi prenda in giro…la consistenza, almeno a me, è venuta un po’ sbriciolata: infatti una volta cotti non rimangono, diciamo, “appolpettati”, ma tendono un po’ a disgregarsi…forse la ricetta va perfezionata, o forse non l’ho cotti nel modo giusto. In ogni caso, armati di forchetta per raccogliere i pezzettini, il sapore è comunque buono, quindi io ve la scrivo ugualmente, nel caso che vi prenda voglia di sperimentarla [o se avete consigli per migliorarla sono sempre ben accetti 😉 ]

Ingredienti:

– Una confezione di ceci lessati (la mia era di 230 gr)

– olio di oliva

– un mazzettino di prezzemolo

– curry e noce moscata

– sale e pepe per aggiustare il sapore, dato che i ceci lessati già pronti di solito non sono molto salati

– pangrattato

(la versione originale prevedeva anche dell’erba cipollina, ma non avendone in casa io non l’ho utilizzata)

Preparazione:

In una terrina passare i ceci e farne una purea (insomma dovete ottenerne una pappetta ;)), aggiungere un cucchiaio di olio di oliva, ma anche un po’ di più se dalla consistenza sembra essere necessario, poi unire le erbe aromatiche tritate (nel mio caso solo il prezzemolo), una spolveratina di noce moscata, un pizzico di curry (occhio a non esagerare perchè il curry è piuttosto deciso come sapore e anche come odore), un pizzico di sale e una macinata di pepe. Aggiungere un paio di cucchiai belli colmi di pangrattato, mischiare tutto il composto e poi con le mani, prendere un po’ di preparato, e aiutandosi con le mani schiacciarlo in forma arrotondata dello spessore di circa un centimetro per formare un burger.

Con gli ingredienti soprastanti ne sono venuti tre.

Adagiare in una teglia coperta da cartaforno, e infornare per 20 minuti a 180 gradi. Et voilà…i vostri burger vegetali (un po’ sbriciolati) sono pronti! 😀 Buon appetito!P1110684

La foto con scopo puramente illustrativo, è stata fatta a fine preparazione…come vedete prima di essere cotti sono compatti, chissà che cosa sarà successo dentro al forno?! Mah! 😀

Venerdì del libro – Consigli più o meno pratici per principesse a piede libero ;)

Bentrovati e/o  benvenuti all’appuntamento del Venerdì del Libro, un’iniziativa che Paola ha creato e cura qui (se volete saperne e leggerne di più).

Questa settim41bI8AneTxL._SL500_AA300_ana vi propongo un libro di Federica Bosco ironico, frizzante, spiritoso, ovvero: 101 modi per riconoscere il tuo principe azzurro (senza dover baciare tutti i rospi), e il titolo la dice molto lunga 😉

Nei capitoletti in cui è suddiviso questa sorta di manuale di sopravvivenza in campo sentimentale,  l’autrice esamina una serie di atteggiamenti che, spesso, vengono un po’ presi sottogamba o ignorati, dalle principesse accecate dall’infatuazione, ma che l’uomo ideale, ovvero il famoso principe azzurro non dovrebbe avere… E non si parla di calzamaglia, cappello con la piuma, mantello, carrozze o cavallo bianco per le irriducibili romantiche amanti delle favole ;). Ogni capitolo si conclude con un consiglio rivolto alle principesse e uno ai principi.

La scrittrice racconta in modo ironico, ma anche serio, senza tralasciare aspetti scherzosi, una serie di atteggiamenti (realmente incontrati da lei o da conoscenti in alcune persone frequentate che non si sono rivelate essere, poi,  la scelta più azzeccata) da tenere in considerazione quando ci si trova di fronte un ipotetico principe…che può in un primo momento anche sembrare azzurro, ma che, prima o poi, la realtà dei fatti potrebbe trasformare in marrone (vi lascio immaginare l’associazione di colore a cosa si riferisca) 😀

Perchè, a volte, quando una principessa si innamora (potrebbe accadere anche il contrario, per carità, ma di solito sono le donne quelle che cercano di sopportare, di perdonare, di lasciar correre di più rispetto agli uomini), forse un po’ presa dall’alone che si porta dietro l’innamoramento, o mascherando quello che sente non andarle a genio, o ancora idealizzando la persona che la coinvolge, non si rende conto fino in fondo che certi comportamenti, certi modi di essere e di fare dell’altro possono essere indicatori che quella, in realtà, non è la persona che vorrebbe al proprio fianco per il futuro, o che al contrario di lei, il principe (o in questo caso il rospo ;)) in questione non contraccambia altrettanto sinceramente o profondamente il sentimento.

Certo, non c’è una legge scientifica che porti l’autrice ad affermare come un guru che una determinata persona non è quella ideale per una principessa, o degli indicatori che possono rivelare, con precisione insindacabile, l’autenticità di una storia e il reale coinvolgimento dell’ipotetico principe. Di sicuro, però, questo libro contiene una serie di esempi, veri, vissuti da persone in carne e ossa, che sono incappate in individui che non si sono rivelati essere quelli più giusti, eventi in cui il principe è stato smascherato, e tali esempi possono servire come spunto e come riflessione alle lettrici, o perlomeno, insospettirle, far accendere nelle loro menti un piccolo segnale di allerta, di accortezza, se non altro.

Non si sa se questi siano gli unici modi per non imbattersi in un falso principe, probabilmente ce ne sono altri e forse, a volte, ci sono degli indizi che non risaltano con altrettanta evidenza. Oppure non è detto per forza che tutte le volte che qualcosa finisce o non va per il meglio ci siano dietro falsi principi (o false principesse). Questo davvero non è possibile saperlo, ma una cosa è certa: se il Principe è veramente innamorato della Principessa ed è degno di chiamarsi Azzurro con al “A” maiuscola, non si comporta in nessuno, e ripeto, in nessuno dei modi elencati dalla simpatica scrittrice!

Un libro per riderci su, per sdrammatizzare, ma anche per pensare, per interrogarsi, per fare mente locale…e per tenere aperto un occhio in più che può aiutare ad evitarsi, forse, qualche tranvata… d’altronde la prudenza non è mai troppa 😉

Buone letture a tutti e buon fine settimana!

 

Info: Titolo – 101 modi per riconoscere il tuo principe azzurro (senza dover baciare tutti i rospi); autrice – Federica Bosco; Editore – Newton Compton; pagine – 232; prezzo – 6.90 €

Niente è perduto…

Forse è vero che niente è perduto per sempre. Forse nelle cose, nella vita che percorriamo, come Pollicino, ci lasciamo dietro pezzettini, piccole briciole, che a volte ritroviamo, che ritornano sui nostri passi, fra le nostre mani, davanti ai nostri occhi, ricompaiono improvvisamente e inaspettatamente, come un regalo, una sorpresa…

Qualche anno fa ero stata rapita dalla bellezza di una musica che avevo sentito in una pubblicità. Non sapendo il nome, il compositore, né nulla al riguardo, le mie ricerche si rivelarono vane. Fu inutile provare a cercare nei motori di ricerca il nome del prodotto sponsorizzato, su youtube, niente…più la cercavo, e più non riuscivamo ad avvicinarci.

Oggi, stavo chattando con un’amica, e parlando, anzi scrivendo ;), mi suggerisce di ascoltare un musicista. Lo vado a cercare su youtube, e devo dire che mi piace appena sento le prime note di una canzone che clicco a caso, poi mi propone di ascoltare “Seconda Navigazione”, incuriosita vado… Mi sembra familiare da subito, ma non ricordo bene, mi pare di averla già ascoltata, forse nella colonna sonora di un film, glielo chiedo, ma non è sicura. Cerco allora qualche notizia sul compositore, e trovo che questo brano era stato usato per una pubblicità… allora si sono aperti dei cassettini nella memoria ed è tornato alla mente che questa era proprio la melodia che mi aveva impressionato positivamente anni fa,  e che avevo cercato invano.

E così, questo evento mi ha fatto pensare a come le cose nella vita, a volte, seguano un loro filo…è come se un gomitolo ci cadesse per terra dalle mani, si srotolasse, si intrecciasse allontanandosi da noi, e poi, così, all’improvviso mentre non ci pensiamo più, mentre ci siamo quasi dimenticati di quel qualcosa, questo si ripresentasse a noi, come il dipanamento di una matassa, e ci ritrovassimo il gomitolo riavvolto in mano, senza neanche sapere come.

Così, mi viene da pensare che, alla fine, non si perde niente, che anche se, spesso, rimaniamo inconsapevolmente incuriositi dall’evolversi degli eventi, e non capiamo le strade e i percorsi che prendano, niente se ne va del tutto, fino in fondo. A volte anche le cose che apparentemente scompaiono e si allontanano non ci abbandonano mai completamente, ci sarà sempre un filo che si attorciglia, che quasi si spezza, ma che lascia una scia dietro sé che può esser anche ripercorsa a ritroso, una chiave poi ritrovata, un ricordo riacceso, un interrogativo disciolto… Quello che incontriamo, che ci succede, ha una ragione, un motivo, magari nascosto o incompreso, e si porta dietro un bagaglio, a volte, smarrito, ma che non scompare mai nel nulla.

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Se volete ascoltarla, la canzone è questa: http://www.youtube.com/watch?v=dlSxEa8uXFM è veramente bella, è stata una piacevole riscoperta 🙂