Venerdì del libro – Zia Mame di P. Dennis

Un saluto a tutti i lettori, e ai seguaci dell’iniziativa del “Venerdì del Libro” [anche quando è sabato o un altro giorno della settimana ;)] l’iniziativa che Paola ha seminato e che coltiva qui.

Il libro di cui vi parlo questa settimana è Zia Mame di Patrick Dennis, che ho letto diverso tempo fa, ma che non avevo ancora recensito.

In questo romanzo viene raccontata la storia di due personaggi: quello che dà il titolo al libro, ovvero Zia Mame, e suo nipot083e Patrick, dal momento in cui le loro vite vengono più a stretto contatto, fino a un finale che, a mio avviso, rimane un po’ sospeso; o meglio, si arriva a leggere la fine e si desidererebbe che il racconto proseguisse, un po’ perchè, è davvero molto carino e scorrevole, e un po’ perchè, come dicevo, rimane quella sensazione di finale mozzato (anche se, però, è una considerazione opinabile, ci mancherebbe altro…)

Al di là di questo, il libro è simpatico, ironico e il personaggio della zia è davvero una chicca. Mame, infatti, sembra frivola e abituata a una vita lussuosa e agiata, una persona alternativa e con la testa un po’ fra le nuvole, sempre in preda a seguire nuove mode e tendenze ( giapponese, indiana ecc.). Ma Mame è anche una persona di cuore, che si prende carico del nipote Patrick decenne, dopo la morte del padre, e cerca di accompagnarlo nella sua crescita, non senza qualche scontro di visioni con il tutore del bambino.

Mame è una donna dai mille interessi, colta e cerca sempre di fare qualcosa che la tenga attiva, come scrivere un libro, dopo la morte prematura di suo marito, o prendere in affidamento sei piccoli bambini pestiferi durante la seconda guerra mondiale (il libro, dimenticavo, è ambientato negli Stati Uniti dagli anni ’30 in poi).

Mame è un personaggio che a volte ispira anche una simpatica compassione, come nel periodo in cui vive in difficoltà economiche, quando si trova a cambiare lavoro in continuazione per cause non sempre attribuibili a lei, anzi, talvolta è proprio la sua attenzione e la sua dedizione che la porta a combinare pasticci o che fa succedere qualche incidente, con il conseguente e immancabile licenziamento di Mame, a pochi giorni da ogni assunzione.

Zia Mame è anche una donna di buone maniere e con le sue idee che non rinuncia a manifestarle anche quando sono discordi da quelle dei suoi interlocutori, come durante un soggiorno trascorso a casa dei familiari della fidanzata di Patrick, ma sempre con modi signorili.

Patrick è il narratore del romanzo e colui che racconta le avventure della zia e le proprie: passando dai momenti trascorsi con lei, alle sue esperienze scolastiche e universitarie, ai suoi fidanzamenti o pseudo-tali, alla sua esperienza in guerra fino alla vita da sposato.

 

Info: Titolo: Zia Mame  – Autore: Patrick Dennis – Editore: Adelphi – Pagine: 380 – Costo: 12 €

Se volete dare un’occhiata alle recensioni precedenti potete cliccare proprio qui! 😉

Buone letture e buon fine settimana a tutti! 😉

Quando passa il treno

trenoSi dice, spesso, che il treno delle occasioni vada preso quando passa, senza tanti ripensamenti né esitazioni…ma non è mica sempre tanto facile!

Infatti per salire su di un treno si devono combaciare alla perfezione una serie di eventi, successioni temporali che si incastrano per far sì che quando si presenti alla stazione, noi siamo lì pronti a infilarci attraverso le sue porte con tutto l’occorrente senza, magari, essersi dimenticati la borsa o la valigia altrove.

Allora, occorre impegnarsi: dobbiamo rimettere la sveglia abbastanza in tempo, prepararci, fare la colazione (per chi la fa), raccogliere le cose che ci servono, uscire di casa e dirigerci verso la stazione. E se quella mattina il caffè si rovescia per terra? E se ci accorgiamo di aver infilato la maglia al contrario? E se ci dilunghiamo nel trovare le chiavi di casa per chiudere la porta? E se il semaforo rimane rosso troppo a lungo obbligandoci a sostare qualche prezioso secondo in più? E se si trova occupato il solito parcheggio che è quello più vicino alla stazione? E se troviamo un’anomala fila alla biglietteria? D’altronde i treni, le occasioni, soprattutto di questi tempi, sono cercati e sperati da tanti. E se… Possono esserci millecinquecentonovantasei “SE” che opportunamente o inopportunamente possono intervenire e interporsi fra noi e quel treno, e far sì che ne sia annunciato l’arrivo (che poi nella realtà, purtroppo o per fortuna, le occasioni non hanno quasi mai megafoni e altoparlanti che le annunciano anzitempo, dandoci modo di saperlo e di prepararci, spesso “bam!”, arrivano così, a bruciapelo, senza preavviso, e bisogna solo esser pronti o non pronti a coglierle…dipende dal treno!), che si fermi, faccia scendere chi deve e salire gli altrettanti pazienti cercatori di occasioni, chiuda le porte e con un fischio (che determina la fine del tempo utile per prenderlo) del capostazione ricominci piano piano la sua corsa verso la destinazione, e che con quella flemmatica partenza noi, che non siamo riusciti a salire in carrozza, vediamo sfumare altrettanto lentamente l’occasione. Questa, infatti, si allontana dalla vista alla stessa andatura del treno, perchè, come abbiamo detto occasione e treno sono la stessa cosa, una metafora da sempre abbinata, forse perchè è particolarmente calzante e rende bene l’idea.

Se, insomma, il treno non siamo riusciti a prenderlo [a me una volta è successo con un vero treno di toccarne il pulsante per l’apertura delle porte, e di vederlo partire sotto al mio naso, pensando che io rimanevo a piedi, ma che la mia impronta sarebbe riuscita a giungere a destinazione, ma questo è un aneddoto, ed è un’altra storia… ;)] lì per lì rimaniamo spiazzati, proviamo un po’ di disappunto, in fin dei conti il nostro orologio segna proprio in questo preciso istante l’orario spaccato, ma questo poco conta, se l’orologio che comanda è quello del macchinista, che evidentemente spaccava proprio qualche momento prima del nostro…Insomma, dopo un leggero sbigottimento, ci si aggira con fare paziente tra la folla che, come noi, attende: in piedi, sulle panchine, appoggiata a qualche muro, girellando, si controlla il cartellone degli orari e si guarda quando passerà il primo treno (o combinazione di treni) utile alla nostra destinazione e si aspetta in stazione, per evitare di perdere anche il successivo.

Perchè anche se un treno se n’è appena andato, ci sarà di sicuro un altro a seguire, forse intervallato da qualche pausa (più o meno lunga) di attesa, ma un altro treno passa sempre, questo è [quasi ;)] garantito! Magari sarà più scarcassato, o forse più moderno, sarà più veloce o forse si fermerà in tutte le stazioni andando un po’ a rilento, sarà più nuovo, o forse più affollato e non si troverà posto a sedere al suo interno, sarà più costoso perchè più confortevole e rapido, o forse si romperà un pezzo a pochi chilometri dalla partenza, ma nonostante gli scioperi e le mancate manutenzioni alle linee, di sicuro alla stazione un altro treno, prima o poi, si ferma.

E chissà che quello che passi dopo non sia proprio quello che dovevamo prendere perchè in ritardo (come noi) e quello che abbiamo appena perso non sia quello che doveva partire un’ora prima? Non si sa mai, del resto in questo Paese le ferrovie sono piuttosto famose per il funzionamento poco “svizzero” dei treni che circolano! 😀

Oh, e magari si potrà anche, con un accenno di soddisfazione, pensare: “finalmente, treno, sei arrivato…ero giusto qui che ti stavo aspettando!” 😉

Venerdì del libro – Gli uomini vengono da marte ecc. Istruzioni per l’uso di J. Gray

Salve a tutti, ai seguaci del Venerdì del Libro, come a coloro che non sanno neanche che cosa sia, benvenuti a tutti! (Se vi interessa conoscere l’iniziativa o leggere i precedenti potete fare un salto da Paola! 😉 )Il libro di questa settimana è Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere – Istruzioni per l’uso di John Gray,1703805_0 ed è il seguito de “Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere” di cui ho precedentemente parlato qui.

A mio avviso il libro in questione è un po’ una ripetizione del primo, in alcune parti utilizza proprio le stesse parole e anche gli stessi discorsi, però, lo trovo interessante, diciamo che è come ripassare il libro precedente, che non fa mai male, però avendo un duplicato che non aggiunge molte cose nuove, se non qualche piccolo consiglio pratico in più.

Certo, come ho detto, non fa mai male rileggersi quello che lo psicoterapeuta scrive, dà delle dritte per aiutare i due mondi a venirsi incontro, visto che ognuno pensa che l’altro funzioni come se stesso o come un altro membro del proprio pianeta, quando invece uomini e donne sono diversi e ognuno ha delle peculiarità che andrebbero tenute a mente (anche se non è sempre facile). Però, penso che tutto sommato, se si vuole fare un ripasso, si possa tranquillamente rileggere il primo libro e risparmiare i nove euro per comprare il secondo, in quanto non apporta grandi aggiunte (non me ne voglia l’autore, ma se gli comprate il primo già sarà contento! :D)

Fra gli aspetti che l’autore analizza, alcune cose da ricordare sono, per esempio, il fatto che le donne tendono a parlare molto e a dare consigli anche in maniera implicita che fanno sentire gli uomini non apprezzati e frastornati [che ci vogliamo fare…il loro cervello è molto più semplice! ;)], quindi l’autore consiglia di dire le cose in modo diretto, usando poche parole, e senza usare il verbo “potere”. Mentre gli uomini se hanno un problema o qualcosa che li turba tendono a ritirarsi nella loro caverna, e le donne non capendo questa necessità, spesso, tampinano di domande gli interessati, spingendoli a parlare e ottenendo  l’effetto contrario, in questi casi è consigliabile lasciarli stare per il tempo che necessitano di stare in silenzio. Oppure gli uomini non capiscono che le donne quando sono in ansia per qualcosa hanno l’esigenza di parlare per scaricarsi, per capire meglio le loro sensazioni, così come farebbero con le amiche, e pertanto non sempre cercano una soluzione spicciativa come l’uomo è portato a fare, ma hanno solo bisogno di ascolto e comprensione.

Insomma i due libri contengono tanti piccoli accorgimenti che permettono una migliore comunicazione e intesa fra questi due universi, che a volte sembrano davvero inavvicinabili, ma in fin dei conti se compresi reciprocamente, camminano insieme, sono paralleli […vabbè che a voler esser puntigliosi le parallele non si incontrano mai, ma questa è un’altra storia…di matematica ;)]

Info: Titolo:  Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere – Istruzioni per l’uso; Autore: John Gray;  Editore: Rizzoli; Prezzo: 9,90 Euro; Pagine: 233

Venerdì del libro – Lady Susan di J. Austen

Salve a tutti i seguaci dell’ iniziativa del Venerdì del Libro e non, (per chi non la conosce o vuole vedere gli arretrati, passi qui da Paola, la fondatrice! :D)

Oggi vi propongo Lady Susan di Jane Austen.

Questo breve romanzo epistolare mette in evidenza alcuni personaggi con le loro978-88-541-5152-9 vicissitudini, fra cui, abbastanza ovviamente (dato che dà il titolo al libro) spicca Lady Susan, ma ci sono anche la figlia Frederica, la signora Vernon, suo fratello ecc.

Lady Susan è una donna cinica che è rimasta vedova da pochi mesi, ed ama flirtare e collezionare consensi da parte degli uomini, anche sposati, più che per un vero interesse di cuore, per quello finanziario o per il mero gusto di fare conquiste e di sentirsi al centro dell’attenzione. E’ una donna priva di affetto materno e di compassione nei confronti della figlia Frederica, e non esita di denigrarla nelle lettere che scrive, in particolar modo quelle indirizzate alla sua cara amica Mrs Johnson. Inoltre Lady Susan ha sempre seguito poco sua figlia, ma vorrebbe farla sposare a tutti i costi con il giovane James Martin, il quale non brilla certo per doti intellettuali, ma è ricco; ovviamente Frederica non lo apprezza minimamente, ma il suo parere e i suoi sentimenti non sono affatto tenuti in considerazione dalla madre.

L’atteggiamento di Lady Susan suscita non poche critiche nei conoscenti, e non solo, in quanto le voci sul suo conto si diffondono causando disapprovazioni e disappunti che le fanno guadagnare una reputazione ben poco stimata in società. Lady Susan, però, ha dalla sua parte una delicata bellezza e un’estrama affabilità, perciò chi ha a che fare con lei direttamente rimane incredulo riguardo alle voci che circolano sul suo conto, e questo li porta o a cambiare parere su di lei nonostante la nomea diffusa, o se non altro a far sorgere dubbi sulla realtà dei fatti. Il caso più eclatante è quello del giovane Vernon, fratello della cognata di Lady Susan, che passa dal disapprovare la donna ad innamorarsene, per poi vivere un ravvedimento finale.

L’aspetto simpatico del libro è vedere come nelle lettere che i personaggi si scrivono si intrecci la storia, i pensieri e le impressioni che gli uni provano per gli altri, e alcune delle maschere che indossano in determinate situazioni che si sciolgono durante l’esercizio della scrittura.

Un piccolo colpo di scena finale, da una parte non molto aspettato (almeno per me), dà un’ulteriore conferma riguardo la personalità della protagonista.

Buone letture e buon fine settimana! 🙂

 

Info: “Lady Susan” – di Jane Austen – Newton Compton Editori – Prezzo: 0.99 € – 123 pagine.

 

Se volete sbirciare i libri recensiti in passato, qui trovate i miei precedenti! 😉

 

Vuoti a rendere

Le parole sono avvenenti, suonano bene

sono come dei brillanti al sole,

una ciliegina in cima alla torta

la speranza illusa di un’intelligenza stolta.

Le parole sono balsamo emolliente

che si tramuta, talvolta, in una spada tagliente,

così belle e facili da tener di conto

custodite in cuore, ben radicate nel fondo.

Strano vedere, poi, che in certe occasioni non si sappia cosa dire

come la voce si fermi in gola

o la penna non si lasci trasportare

neanche per una semplice parola, una sola.

Le parole sono semi che si piantano

nella terra della mente, con fare spartano

e sono come la malerba, quella che non muore,

perchè hanno dato qualche scossa a un vecchio cuore.

Le parole inducono a coniare pensieri

positivi che rispecchiano i loro vestiti,

senza ricordare le ferite riportate ieri

cadendo nello stesso errore: da buone sembianze già sono stati traditi.

Le parole sono come bolle di sapone fatte a mano:

una meraviglia nell’attimo in cui si librano

trasformata in un improvviso scoppio che crea basiti pastrocchi

con gocce di sapone spruzzate addosso e bruciore negli occhi.

Le parole una volta espresse

anche se non più valide o mantenute

continuano ad esistere per sempre

non possono esser rimangiate o taciute.

E questa, a volte, è la consolazione magra

che le parole, spesso, si lasciano dietro,

e si può anche star lì a far loro la tara,

ma non si saprà fino in fondo chi le ha usate quanto fu sincero.

Si apprende, non senza stupore, che molti non danno loro il giusto valore

emettendo parole che frequentemente sono vuote, prive di colore,

pronunciate nell’euforia di certi momenti, per fare belle figure,

ma gli eventi che seguono rivelano, poi, gli inganni, le loro caricature.