Cambiano le cose

Come dice una canzone de Il Nucleo, che forse molti non conoscono, ma che a me piace, “cambiano le cose tutto intorno a te, ogni giorno che c’è“, e i mutamenti si avvertono un po’ dovunque, nelle cose più metaforiche, come in quelle fisiche, più tangibili. Cambiamo noi, con la nostra fisionomia, con i nostri atteggiamenti e i nostri pensieri, cambiano gli altri, cambia il panorama, cambiano le situazioni, cambia il paesaggio… la vita è un costante modificarsi, un cambiamento continuo, e forse è un po’ questo il segreto, finchè c’è vita, oltre ad esserci speranza, come dice il famoso detto, c’è anche cambiamento!

Questa breve parentesi per raccontare attraverso parole e immagini, di come sia cambiato nel giro di pochi mesi un luogo che mi piace molto, e che già in passato ho documentato attraverso delle fotografie in un articolo. Un paio di domeniche fa sono andata di nuovo a trovarlo, a fare una passeggiata nei suoi pressi con un bel venticellino fresco, e l’ho trovato piacevolmente in forma…infatti dopo tutta l’acqua che è venuta giù nelle precipitazioni di questi mesi, il livello del lago è salito notevolmente! Non si può, per esempio, neanche arrivare a piedi sui pontili, dove in estate era possibile sedersi sul bordo e far penzolare le gambe, perchè l’acqua è salita fin quasi al pari, e in qualche punto dove la terra è più bassa rispetto ai pontili, è completamente allagato, perciò a meno che uno non sia armato di stivali gommati, al momento non è possibile arrivarci senza inzupparsi!

Per fortuna, anche questa volta non ho trovato molta gente, così, la gradevolezza del momento e la tranquillità sono state incrementate.

E adesso lasciamo parlare un po’ le foto, anche se , forse, non rendono fino al massimo l’idea di come sia mutata la situazione:

In estate:

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Adesso:

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E le anatrine se la spassano… 🙂

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Cuor di cera

Tra le sbarre di ogni gabbia si cela un piccolo organo di un’indefinita sostanza

batte un ritmo cadenzato, a volte lento, altre accelerato,

ha piccole dimensioni, ma è rivestito di enorme importanza:

spedisce in circolo un fluido caldo, che irrora un vasto tracciato.

 

Nel battere il suo sentiero incontra altri piccoli apparati

che come lui, inarrestabili lavorano, per scongelare menti e corpi,

ogni tanto si accendono a vicenda scambiandosi frequenze, ritmi delicati.

Come candele si consumano negli attimi stessi in cui producono le fiamme forti,

fare luce e calore è il loro obiettivo, e nel mentre avviene la combustione

a passi lenti incedono verso lo scioglimento della loro essenza, la materiale condizione.

 

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E’ tempo d’inverno…è tempo di coprirsi!

Durante l’inverno, si sa, con il freddo c’è bisogno di aggiungere ulteriori strati sul nostro corpo per ripararci dalle sferzate del gelo. E così, come a volte succede in questa stagione, prendo i miei ferri e i miei gomitoli e provo a tirarci fuori qualcosa che possa servire a tale scopo. Il bello è, come ho già raccontato in un vecchio articolo, creare qualcosa con le proprie mani, vedere che dei rotolini di filo cambiano sembianze e si trasformano in qualche altra cosa.

Per ora, in questi mesi invernali, mi sono data agli scaldacolli, (in un prossimo articolo, parlerò di come li ho lavorati) e in fase di realizzazione c’è la sciarpa dei miei sogni, come la desideravo da un sacco di tempo: ovvero tutta colorata, una sciarpa arcobalenata praticamente! 😀

Ho a disposizione undici-dodici gomitoli di colori diversi da abbinare fra di loro in strisce. Non appena sarà terminata allegherò la foto, intanto ecco la materia prima! 🙂P1110077

Per chi desidera imparare a lavorare a maglia (premetto che io non so fare molto) ci sono anche molti video su Youtube, io mi sono ripromessa che devo imparare a fare anche cose più difficili rispetto alle sciarpe…ma per ora accontentiamoci! 🙂

E come promesso ecco le foto della sciarpa finita:

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Venerdì del libro – L’amore mi perseguita di F. Bosco

Ciao a tutti, a chi segue l’iniziativa del Venerdì del Libro proposta da Paola, a chi non la conosce, a chi ci si imbatte per caso…insomma proprio a tutti!

Questa settimimagesana propongo l’ultimo capitolo [ovvero un insieme di capitoli, a voler esser puntigliosi 😉 ] della trilogia, che vede come protagonista Monica, di Federica Bosco; il romanzo in questione è L’amore mi perseguita.

Il libro non lascia di certo delusi, né per le dis-avventure tragicomiche che si susseguono nella vita della giovane Monica, né per i simpatici colpi di scena, né per un romantico lieto fine (il che non guasta mai…come penso io, dato che il romanticismo si sta un po’ perdendo e le persone, spesso, non sanno neanche dove stia di casa o si travestono da falsi romantici, quindi trovarlo in un romanzo, in una canzone, in una storia, fa sempre piacere…ma non divaghiamo oltre).

Monica, dopo la fine della sua storia con Edgar, torna a New York dove si ritrova a dover ricominciare tutto da capo. Va in affitto in una casa (tipo home sharing) di un certo Peter che nel frattempo starà fuori dagli Usa per alcuni mesi per motivi di lavoro. Anche lei è in cerca di lavoro, e fa un colloquio a dir poco disastroso per una rivista, poi scopre di essere incinta (ma non sa di chi, perchè poco prima della storia con Edgar, aveva avuto un cedimento con David, il suo ex, che era andato a trovarla durante un impegno di lavoro a Cannes), e inizialmente frastornata, impreparata e un po’ persa riesce, però, a trovare per caso un lavoro temporaneo in un bar.

Monica riuscirà piano piano a ritirare su le sorti di questo bar lasciato troppo a se stesso, aiutando anche il gestore a reagire e a riprendersi dopo la fine del suo matrimonio. Con l’aiuto di Peter, che le dà consigli su ricette salutari e sane, prepara golosi piatti che faranno aumentare la fama del locale. Inoltre Monica riesce ad aiutare il fratello di Peter, che ha un po’ di problemi, a rendersi utile e più indipendente, e infine anche con Peter ci sarà un piacevole risvolto. Insomma c’è un po’ di tutto, sorrisi inclusi!

Buone letture  e buon fine settimana a tutti!

I sensi dell’ “ormai”

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Qualche giorno fa pensavo un po’ a questa parola, a come, a volte, il suo significato sia avvolto da una resa, da inerzia, da una situazione di comodo (o di scomodo, questo dipende) da cui non si vuole però smuoversi veramente. “Ormai” è una parola che spesso viene usata come per dire che non c’è più niente da fare, che il tempo dell’azione è passato o non è quello attuale, che le cose non devono cambiare o non si vuole che mutino. “Ormai”  è una parola che talvolta si usa anche un po’ per mascherarci, per nasconderci dietro a qualcosa che, forse non va bene, ma va anche bene allo stesso tempo, perchè chi vuole combattere per una cosa qualunque, non sto qui ora a elencarle, non si giustifica con un “ormai”. Chi ha volontà di fare qualcosa la fa, nonostante le situazioni rimangano invariate, immutate o peggiorino addirittura; la mente di chi fa almeno il tentativo, di chi non rimane immobile non pensa “ormai”, pensa “prova, male che vada non cambierà niente, ma almeno ci avrai provato”.

Tra l’altro la parola “ormai” , a pensarci bene, è un po’ bizzarra: è formata da due parti, da due parole: da ORA e da MAI che già di loro sono contrastanti. Infatti ORA, il tempo del presente, dell’attualità, dell’agire adesso, è in disaccordo con MAI, un non-tempo, un momento inesistente, che non si compirà, non avverrà.

Quante volte usiamo questa parola con un senso di scoramento, gettando la spugna, lasciando perdere, facendo andare qualcosa così, senza apportare il nostro contributo perchè non abbiamo la voglia o la forza o il coraggio di farlo, e quante volte, invece, è usata come un prendere atto che nonostante tutto, non si può proprio più fare niente, e le situazioni devono seguire le pieghe prese?