Parole, parole, parole

Le parole, sostanza quotidiana della comunicazione…quante se ne dicono, leggono, scrivono, odono, pensano in un giorno? Davvero tante, a migliaia. Se non esistessero, come riusciremmo a dare un nome, una certa sorta di concretezza a quello che il nostro cervello produce? Chissà come sarebbe pensare determinate cose, senza poter riuscire a esprimere il corrispettivo in parole…non è poi così lontano da quello che succede a volte, soprattutto a me, quando mi trovo sprovvista di quelle appropriate, ma come sarebbe se non esistessero affatto? Se qualsiasi cosa, da un oggetto, a una sensazione, a una persona, a un’emozione, a un concetto, non avesse una parola per definirlo, per far capire agli altri a cosa ci stiamo riferendo, come sarebbe? Poco piacevole, a mio avviso, un regno di incomunicabilità.

Le parole servono per dare una forma ai nostri pensieri, alle sensazioni, ai bisogni, ai desideri, a tutto quello che ci sentiamo di trasmettere, che in un modo o in un altro cerchiamo di comunicare attraverso qualche mezzo. C’è chi predilige la scrittura, chi un comizio, chi una canzone, chi un discorso, chi uno sguardo o un gesto, perchè in realtà anche quelli parlano, anzi, forse perfino più delle parole vere e proprie, e per chi non può esprimersi attraverso i mezzi consueti diventano la fonte principale per relazionarsi con gli altri, per comunicare.

Le parole, a volte non sono sufficienti a simboleggiare quello che sentiamo o che ci passa per la testa, perchè non è sempre facile tradurre  tutto quello che si sente attraverso questi insiemi di lettere. Altre volte, invece, vengono usate con leggerezza, o con troppa facilità, forse ancor prima di esser ben chiare o identificate nel cervello di chi le emette, e possono assumere risvolti che non erano stati previsti o voluti. Infatti, le parole sono anche sorgente di malintesi, di offese, di illusioni, e di quant’altro…

Personalmente, mi riesce meglio (ma forse neanche poi più di tanto) di usare le parole in forma scritta, perchè con quelle vocali, spesso, non riesco ad esprimermi nel modo giusto, a volte si fermano in gola, altre ancora in testa, altre sono vittime della vergogna, della timidezza, o di altre sensazioni tipo la rabbia o la delusione, quando capita di sentirsi trattati a pesci in faccia o in un modo poco gradevole (per fare qualche esempio).

Le parole sono importanti, come dico io, non hanno massa, ma hanno un peso, perchè hanno un significato loro e inoltre ne assumono altrettanti negli interlocutori, perciò andrebbero emesse con cura, con attenzione, e non così tanto per. Andrebbero scelte, ponderate, valutate prima di essere prodotte, perchè una volta che escono, poi, non si possono rimandare dentro; certo, si possono sempre usare altre parole per calibrare il tiro di quello che è già stato comunicato, ma non si possono cancellare né quelle belle, né quelle brutte, né quelle scritte, né quelle parlate. Le parole una volta che hanno preso vita non si estinguono, rimangono in un certo limbo, anche se poi le condizioni cambiano e le cose si modificano e si evolvono. Perchè quel che è stato detto è stato detto, quel che è stato scritto è stato scritto, altre parole seguiranno, i fogli possono bruciare o esser distrutti, ma un’esistenza per le parole che si sono affacciate al mondo resta, pur se la loro validità muta nel tempo.

In fin dei conti potremmo quasi dire che le parole che produciamo, sono un po’ la nostra p(Ⱥ)role 🙂

Ho trovato un paio di citazioni che mi sembravano pertinenti al tema trattato, eccole:

«Tu vai pazza per le parole, vero?” – Guardò Lenore. – “Vero che vai pazza per le parole?”
“Cioè? Che significa?”
“Significa che mi dài l’idea di una che va pazza per le parole. O forse pensi che siano loro a essere pazze.”
“In che senso?”
Lang guardò nel tavolino di vetro, poi si toccò distrattamente il labbro superiore, con un dito.
“Nel senso che le prendi terribilmente sul serio”, – disse. – “Tipo come se fossero un bisturi, o una motosega che rischia di tagliarti con la stessa facilità con cui taglia gli alberi». (D.F.W.)

“Ho imparato…che ognuno dovrebbe rendere le proprie parole soffici e tenere, perchè domani potrebbe doverle mangiare”  (P.C.)

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