Orfeo

Camminavano lungo la roccia dura

non mantenevano la stessa andatura.

Dovevano uscire allo scoperto

e raggiungere un’illuminata pianura

per poter vivere insieme di nuovo

la loro storia, una ricca avventura.

Tentava di sentire l’eco dei passi di lei dietro ai suoi

e intanto proseguiva con affanno e la calura.

Sperava che presto avrebbero raggiunto l’apertura

così si affrettavano in silenzio,

cercando di arrivare velocemente alla sconfinata natura.

C’erano momenti in cui gli sembrava di rimanere solo

o altri in cui temeva che li bloccasse la paura,

sensazioni difficili, che non riusciva a vincere

comportandosi come un’umana creatura.

Provava a distrarsi pensando al cammino,

a quel che c’era fuori, all’amore in fioritura

al mondo, alla vita, a una sorgente di acqua pura.

Poi il timore si riaccese improvviso

si voltò per accertarsi di non averla lasciata indietro

e in quell’istante, come una scultura andata in frantumi,

scomparve Euridice evanescente nella caverna scura.

Inutile correrle inconto, porgerle la mano

o provare a raggiungerla nella sua sconosciuta radura

non c’era luce e spesse si erano erte delle mura.

Così rimase solo e immobile a interrogarsi

a cercare in tutto quello una chiave di lettura.

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