Lo scrigno

C’era un astuccio che conteneva un tesoro

anche se, osservandolo da fuori, forse, non si sarebbe pensato.

Aveva una serratura vecchia e arrugginita

e una chiave che serviva per aprirla,

che probabilmente si era smarrita.

Tempo e sforzo necessitava la ricerca,

i più arditi si erano spinti in una tale impresa,

ma non tardò molto ad arrivare la resa.

Non importava più quale sarebbe stato l’intero contenuto

prima di conoscerlo in parte o totalmente lo avevano già perduto,

e poi non esisteva nessuna garanzia

quella scatola avrebbe potuto nascondere niente,

brutta chincaglieria, o al massimo qualche scarna mercanzia.

Così, forse, era meglio lasciare il tutto in balia di se stesso,

che lo avessse caricato addosso qualche pirata,

che se lo fosse trascinato il mare nel suo profondo abisso.

 

Ma gli scrigni sono fatti per custodire tesori piccoli o grandi

come i forzieri aspettano di esser trovati,

a volte trascorrono anni e secoli interi

in qualche sperduto angolo se ne stanno dimenticati.

Arriva però il momento in cui la serratura

viene aperta da una chiave, forzata o corrosa dalla ruggine

e lo scrigno può aprirsi e rivelare il suo cuore,

ciò che contiene, la sua parte interiore.

 

Non era affatto un mucchio di oggetti senza valore

quell’ insieme di cose che lo scrigno custodiva in pancia,

e nel suo profondo lo aveva sempre sentito

che un gran pregio aveva il suo modesto contenuto.

Non importavano i graffi, le ammaccature che portava sul telaio

che il corso degli anni gli aveva indosso lasciato,

ciò che custodiva al suo interno non aveva perso nulla del proprio potenziale

anzi, il valore, si era accresciuto con i giorni e il loro andare.

 
Uno scrigno racchiude qualcosa di buono

protetto e pronto per esser condiviso

con gli avventurieri che dedicano loro stessi e il loro tempo

nel cercar di far saltare il lucchetto o la serratura

che permette di sollevare il coperchio e di vedere

quello che quell’astuccio si porta dentro.

Così la fiducia, la speranza e il lavoro investito

sono in un certo qual modo ricompensati

dai monili che vengono nelle loro mani e vite riversati.

 

 

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