Venerdì del libro – Maya di J. Gaarder

Salve a tutti!

Per questo Venerdì del libro, l’iniziativa proveniente dalla mente e dal blog di Paola, propongo un libro (mi mancano ancora poche pagine per finirlo) di Jostein Gaarder, uno scrittore e filosofo norvegese contemporaneo che mi piace molto, il titolo in questione è Maya.

Questo libro, onestamente, non è di semplice recensione, inizia con un narratore, e poi prosegue con un altro, verso il finale del libro, e sconvolge un po’ anche quello che era stato fino ad allora l’andamento dei fatti narrati. Mescola lo stile epistolare, del racconto che Frank fa a Vera, la propria ex moglie, delle proprie esperienze, sensazioni, riflessioni e delle persone incontrate nel suo viaggio alle Figi, con la vita, la storia, la leggenda e la fantasia che legano altre persone conosciute nell’isola di Taveuni con un famoso dipinto di Goya e un jolly ultracentenario che a cadenze di 52 anni riappare a qualcuno legato da una parentela.

Le storie dei personaggi si intrecciano, si avvicinano, si allontanano, si rincontrano, e Frank che inizialmente appare come il narratore autore della lettera, diviene insieme agli altri il tema raccontato dalla storia di John, uno scrittore incontrato a Taveuni, che cerca di dare il proprio contributo a Frank per farlo riavvicinare a Vera. Tutti quanti, con delle frasi pronunciate e dette durante alcune riflessioni più o meno pubbliche risultano gli autori di una specie di Manifesto della vita, che poi appare raccolto in fondo al libro.

Insomma è un romanzo particolare, ma carino. La trama, infatti, è un po’ difficile da raccontare, però, originale e in alcuni momenti, regala anche colpi di scena inaspettati (almeno per me). Il libro, come di solito ho riscontrato anche in altri di Gaarder, è sempre pervaso da riflessioni e pensieri che, da buon filosofo, riguardano la vita e il suo senso, cosa c’è dopo la morte, come il mondo e ciascuno di noi che abbiamo il dono della vita, ci siamo evoluti da piccoli organismi unicellulari che poi via via si sono trasformati in esseri viventi sempre più grandi ed elaborati, per giungere fino all’uomo. Egli è l’ unico fra gli esseri viventi ad avere una coscienza, e ad avere delle “circonvoluzioni cerebrali” di troppo, che al contrario degli altri animali, lo portano a farsi domande, a interrogarsi su tante cose, fra cui la propria origine, il proprio cammino, e la destinazione dopo la morte, tutte cose di cui gli altri animali non si preoccupano.

Non si capisce quale sia la posizione di Gaarder, se creda in una vita dopo la morte o meno, ma nei suoi libri appaiono spesso posizioni divergenti, sostenute dai vari personaggi, che secondo me gli servono come spunti per riflettere e per far riflettere anche i lettori e non sono mai costatazioni perentorie, ma lasciano sempre uno spiraglio aperto.

[Se non vado errata, il tema del jolly che scappa da un’isola e che a sua volta era venuto fuori dalla mente di un marinaio naufragato che passava il tempo giocando con le sue carte è il tema che appare in un altro libro di Gaarder che lessi alcuni anni fa “L’enigma del solitario” e anche questo intreccio con un altra sua opera non mi è dispiaciuto affatto.]

Poi, magari, quando finisco quelle poche pagine che mi mancano do un commento finale con un post scriptum.

Vi auguro un buon fine settimana, io sono impegnata con un corso sulla clownterapia, spero che lo passiate in modo piacevole anche voi. Se volete condividere con me i vostri commenti o scambiare qualche pensiero siete sempre i benvenuti!

Ciao a tutti, buone letture! 🙂

 

Una specie di Torta paradiso

INGREDIENTI:

– 3 uova

– 200 gr. di farina (se volete potete fare anche 100 gr di farina e 100 gr. di frumina…io ho messo tutta farina ed è venuto soffice ugualmente)

– 150 gr. di zucchero

– 4 cucchiai di olio di oliva (se volete potete mettere quello di semi)

– 4 cucchiai di acqua

– un bello spicchio di limone

– un pizzico di sale

– una bustina di vanillina

– mezza bustina di lievito per dolci

PREPARAZIONE:

In una ciotola mettere i tuorli e iniziare a mescolarli con 4 cucchiai di acqua tiepida. Gradualmente aggiungere lo zucchero, lo spicchio di limone strizzato e il pizzico di sale fino a ottenere un impasto cremoso. Poi aggiungere piano piano la farina (e se volete la frumina) e l’olio. A parte montare le chiare e versarle poi nel composto cremoso. Mescolando bene mettere la bustina di vanillina e la mezza bustina di lievito. Ungere e infarinare una teglia dai bordi alti, versarci dentro il composto e infornare per una trentina di minuti a 180 gradi.

Buon appetito!

Venerdì del libro – La diligenza per Lordsburg di E. Haycox

Salve a tutti! Per l’iniziativa del blog di Paola, il Venerdì del libro, questa settimana propongo La diligenza per Lordsburg di Ernest Haycox.

Questo piccolo libricino narra una storia ambientata nell’ America del 1800, e in poche pagine (circa una trentina) racconta dall’arrivo di alcune persone nel luogo prestabilito della cittadina di Tonto (per prendere la diligenza) all’arrivo a Lordsburg.

Ci vengono descritte le persone che salgono sulla carrozza, i movimenti e gli scossoni presi durante il viaggio, i pochi dialoghi che avvengono fra i passeggeri, in linea di massima pressochè sconosciuti, anche se di alcuni era nota la fama. Inoltre veniamo a conoscenza di certi eventi salienti che avvengono durante il viaggio, come la morte per malore di un passeggero, la sosta durante il viaggio in una specie di locanda, l’attacco da parte degli indiani apache lungo il tragitto dai quali i passeggeri riescono a difendersi, non senza perdere però la vita di un altro passeggero e infine riescono a giungere a Lordsburg, dove ognuno di loro aveva un motivo o un interesse che lo attendeva. Non manca il lieto fine romantico, o almeno così ci viene fatto intendere, per alcuni dei personaggi.

Buone letture a tutti e buon fine settimana! ciao ciao 🙂

Venerdì del libro – Va’ dove ti porta il cuore di S. Tamaro

Salve a tutti, un po’ in ritardo, questa è la proposta  per l’iniziativa del Venerdì del libro di questa settimana: Va’ dove ti porta il cuore di Susanna Tamaro.

Questo libro bello e sentimentale e, a mio avviso, caratterizzato da una particolare sensibilità femminile, è costituito da una lettera che una nonna scrive alla propria nipote partita per un’esperienza americana lunga alcuni mesi.

La nonna, che ha avuto un problema di salute, e che negli ultimi tempi di convivenza con la nipote non riusciva più a comunicare con lei o ad avere un rapporto di confidenza come in passato, decide di raccontarsi e di scrivere alla nipote ciò che non le ha mai detto, ma che le piacerebbe farle conoscere, anche perchè in parte è la storia delle sue radici. Così, prende la decisione di iniziare questa lettera che scrive un po’ alla volta.

In questa, la nonna (Olga) prende il coraggio di raccontare la propria storia, le proprie esperienze e analizza con uno sguardo introspettivo i propri atteggiamenti, e quelli che secondo lei sono stati degli errori. La nonna, così, racconta se stessa, ma anche la storia della figlia Ilaria (con le fragilità e i problemi che la caratterizzavano) e poi anche quella della nipote stessa.

Olga scrive dei suoi rapporti interpersonali con la famiglia, con il marito, con l’amante, con la figlia e con la nipote, il suo cammino di ricerca spirituale, che , forse, non è mai riuscita fino in fondo a sentire pienamente, ma  che non è completamente escluso, e il suo cammino verso la propria conoscenza (quel “conosci te stesso” è stata una frase importante per lei), e quello verso l’ammissione dei propri errori, delle proprie debolezze, alcune commesse con l’intento di proteggere se stessa e le persone a cui voleva bene.

Olga è sopravvissuta ai genitori, al marito, all’amante e anche alla figlia, ma con il tempo è riuscita a capire anche che la sua linfa vitale doveva provenire dal suo interno, da se stessa, e non da un riflesso della vita di qualcun’altro.

La lettera si conclude con un messaggio lasciato alla nipote quasi come un’eredità, dato che Olga immagina che non riuscirà a vedere di nuovo sua nipote perchè, probabilmente, quando lei tornerà dall’America lei sarà già morta.

Riporto qui ora un bel passo del finale…chi non vuole rovinarsi il gusto di leggerlo prima di aver letto il resto del libro, si fermi qua, anche se in ogni caso non vi verrà svelato che l’assassino è il maggiordomo (eheh 😀 )

“Abbi cura di te. Ogni volta in cui, crescendo, avrai voglia di cambiare le cose sbagliate in cose giuste, ricordati che la prima rivoluzione da fare è quella dentro se stessi, la prima e la più importante. Lottare per un’idea senza avere un’idea di sé è una delle cose più pericolose che si possano fare.

Ogni volta che ti sentirai smarrita, confusa, pensa agli alberi, ricordati del loro modo di crescere. Ricordati che un albero con molta chioma e poche radici viene sradicato al primo colpo di vento, mentre in un albero con molte radicie e poca chioma la linfa scorre a stento. Radici e chioma devono crescere in egual misura, devi stare nelle cose e starci sopra, solo così potrai offrire ombra e riparo, solo così alla stagione giusta potrai coprirti di fiori e di frutti.

E quando poi davanti a te si apriranno tante strade e non saprai quale prendere, non imboccarne una a caso, ma siediti e aspetta. Resprira con la profondità fiduciosa con cui hai respirato il giorno che sei venuta al mondo, senza farti distrarre da nulla, aspetta e aspetta ancora. Stai ferma, in silenzio, e ascolta il tuo cuore. Quando poi ti parla, alzati e va’ dove lui ti porta.”

Buone letture a tutti! 🙂

Segnalibro (o quel che volete) fai da te

Avete presente le barrette di una famosa marca di cioccolatini e prodotti dolciari, rinomata anche per gli ovetti con sorpresa? (Non voglio fare pubblicità occulta :D) Bene, sotto le feste di Natale le suddette barrette di cioccolato bicolore sono incartate con dei temi invernali e natalizi. Adesso che le barrette sono finite (lo avevo fatto qualche volta anche negli anni passati) ho raccolto e ritagliato le figurine degli incarti e le ho attaccate su del cartoncino, che potete decorare anche con brillantini, altri pezzetti di carta, disegni di vostro pugno ecc.

Io ho fatto un segnalibro con questi ritagli di incarti natalizi…niente di ché, ma è un piccolo oggetto che potete fare da voi, semplice, ma personalizzato che potete tenere per voi o regalare ai vostri bambini, agli amici lettori…insomma fateci quel che volete, è solo un piccolo e veloce sprazzo di creatività!

P.s. appena posso allego la foto!

Ciao ciao

Questa è la foto di quello fatto un paio di anni fa

Venerdì del libro – L’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera

Salve a tutti amici del Venerdì del libro! Questa settimana vi propongo L’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera.

In questo romanzo vengono raccontate le storie di due “coppie” Tereza e Tomas, e Franz e Sabina. E’ un libro bello, ma un po’ particolare, e non è facilissimo recensirlo, almeno per me, in quanto le storie dei personaggi si intrecciano fra di loro, per esempio Sabina è una delle amanti di Tomas e una conoscente di Tereza. Tomas ama Tereza, ma fondamentalmente non riesce ad abbandonare il suo atteggiamento da libertino, Franz è prima sposato, ma frequenta Sabina, si innamora di lei, lascia la moglie, ma poi anche Sabina lo molla, insomma le storie amorose di questi quattro personaggi sono alquanto complicate…

L’autore mescola le storie reali di questi personaggi con momenti in cui essi sono in preda ai sogni (e non sempre è poi agevole capire il ritorno alla realtà) con parti che anticipano fatti che avverranno in seguito (prolessi), o fatti che sono già avvenuti,  in più ci sono anche episodi ambientati storicamente all’epoca del comunismo nei paesi dell’Est e a Praga con riflessioni varie, quindi un bel mix di cose diverse!

I protagonisti, ognuno a suo modo, hanno degli atteggiamenti, dei comportamenti e dei trascorsi che rivelano  scombussolamenti psicologici, a volte vissuti fin dall’infanzia e dall’adolescenza, altre volte formatisi nel corso degli anni, che li portano poi a essere quello che sono e a vivere la loro esistenza con le loro paure, le loro manie, i loro complessi ecc… che tutto sommato creano loro un po’ di quella pesantezza dell’essere, che spesso impedisce loro di provare la vera felicità e li fa sentire costantemente in bilico e alla ricerca di qualcosa, che forse, non riconoscono bene nemmeno loro.

Una della parti che mi ha commosso di più è verso la fine del libro, quando ci sono le riflessioni sul rapporto con gli animali, in questo caso Karenin, il cane di Tereza e Tomas, e la descrizione di alcuni momenti che precedono la morte dell’animale.

Nel complesso, non è male, anche se, forse, non è molto facile stargli dietro in alcuni punti. Magari dovrei rileggerlo per capirlo meglio. E voi, vi ci siete imbattuti? Che ne pensate?

Buone letture, ciao ciao!

Ciao, arrivederci…

In questi ultimi tempi ci sono stati diversi eventi di morti brusche, qui nel mio paese, e non solo, anche  alla tv, cantanti, persone di diverse età che improvvisamente se ne sono andate.

La morte è sempre un evento che in qualche modo lascia il segno e non solo il vuoto delle persone che si è portata con sé, fa pensare, fa riflettere, lascia interrogativi, lascia stupiti e ci mette di fronte al fatto che la vita, questo bel percorso ogni tanto incrociato da ostacoli, è anche un qualcosa di così fragile, di così labile che può finire da un momento all’altro per qualsiasi motivo.

Oggi hanno detto della morte di Dalla, un grande cantautore italiano, anche se non conosco benissimo molte sue canzoni, ne ho sentite alcune, e sicuramente ne ha di belle, e l’ho visto in un concerto con De Gregori dove avevo accompagnato il mio ex fidanzato. Al telegiornale lo hanno ricordato con una frase che ha detto poco tempo fa in un’intervista “la morte è solo la fine del primo atto”, mi è piaciuta subito.

Ogni morte, come ho letto in un libro di Dyer, è una perdita per l’intera umanità, perchè siamo tutti parte della stessa Intelligenza Universale, ognuno con la sua peculiarità, ognuno con la propria originalità, non ci sono due persone uguali al mondo, perciò come la presenza e la vita di ciascuno è una ricchezza, la morte è una perdita, ma così, come diceva Dalla, come sostiene Dyer e come la penso anche io, non finisce tutto qui, le nostre anime non muoiono, c’è una parte di noi che vive per sempre, e c’è un tempo e un modo in cui le anime si rincontreranno, anche se non sappiamo di preciso come e quando, il primo atto finisce, ma c’è di sicuro un secondo atto che avrà inizio da qualche altra parte.

La morte, comunque, ci deve far riflettere sulla bellezza della vita, sul grande dono che questa rappresenti per ognuno di noi e di come vada preservata e difesa, non solo la vita umana, ma la vita in tutte le sue forme!

A tutti coloro che sono in viaggio per un nuovo mondo, verso il secondo atto: Ciao, arrivederci…