“Venerdì del libro” – Lezioni di comicità di M. Andreone

Dopo giorni e mesi di assenza dalla rubrica sui libri di Paola, torno proponendo una lettura piacevole e interessante, soprattutto per chi è interessato all’illimitato e articolato mondo della comicità.

Il testo in questione è Lezioni di Comicità di Matteo Andreone, fondatore, fra l’altro dell’Accademia Nazionale del comico di Milano, è una raccolta di tecniche, esempi (anche arricchioti  con video e link da guardare su internet) consigli, esercizi pratici, per cercare la propria dimensione comica, e perchè no, apprenderla.

Infatti, se per esseindexre un buon comico da una parte ci vuole qualcosa d’insito nel dna, dall’altra è vero che allenandosi e seguendo le dinamiche proposte dall’autore, si puo’ imparare e migliorare questo importante stile cominicativo per la carriera artistica e per la vita in generale.

Il manuale è un aiuto e un viaggio attraverso quelle che sono dinamiche consolidate di comicità, grazie alle quali il lettore puo’ non solo capire e apprendere, ma anche trovare il punto di parteza per sperimentare e creare il proprio linguaggio comico. L’importante per cercare il proprio stile comico è, come per tutto, che ci sia autenticità verso noi stessi, e di conseguenza con gli altri: non si puo’ infatti pensare di essere comici e far ridere i nostri interlocutori, usando cose che a nostra volta non ci fanno ridere.

La comicità è un’espressione bella e interessante, e ognuno di noi puo’ essere comico o diventare un traduttore della realta’ utilizzando quest’ottica, che ci aiuta, di conseguenza, anche a viverla.

Per chi fosse interessato, riporto anche il link di un’intervista fatta all’autore.

Buon proseguimento, e buona festa di Pasqua, anche se in leggero ritardo.

Info: Titolo –  Lezioni di comicità; Autore –  Matteo Andreone; Editore – Audino, Pagine – 160; Prezzo – 18,00 €.

Incontri di carta: durante uno scuriosamento su internet ho scovato una serie di titoli di manuali di ambito artistico, incuriosita da questo sulla comicità, che mi piace e colpisce molto, ho deciso di prenderlo. Il libro non solo mi è piaciuto, ma è stato anche utile per riproporre degli esercizi al gruppo di clownterapia di cui faccio parte.

Cronaca di un piatto di pasta al pesto

Pensiamo mai, alle origini e a quali storie abbiano da raccontarci i cibi che ci ritroviamo al supermercato, e di conseguenza nel piatto? La risposta, senza troppa supponenza, penso sia molto spesso negativa.

Ebbene, oggi vi racconterò il percorso di un vasetto di pesto, ma non un pesto che trovate normalmente negli scaffali del supermercato, fatto dozzinalmente, senza tante cure e in modo snaturato… il pesto in questione, è fatto con ingredienti di qualità, con un basilico biologico e, diciamo a kilometro zero, seguito in tutta la filiera, ma anche con olio di oliva delle zone, e soprattutto con ingredienti “immateriali” che contribuiscono all’ottima resa finale.  Infatti, il suddetto pesto è stato miscelato con amicizia, allegria, felicità, affetto amicale e familiare, ricordi, eventi importanti e gesti quotidiani.

Cercherò di spiegarmi meglio: il basilico con cui è stato fatto questo pesto durante la scorsa estate, ha una lunga storia alle spalle che inizia almeno un anno prima: infatti, il basilico che è cresciuto nella sua piantina quest’estate, l’anno scorso non era altro che una manciata di piccoli semini neri, racchiusi dentro a un barattolino di materiale organico.  Questo barattolino e il suo frazionato, piccolo, contenuto era l’originale bomboniera del matrimonio di una cara amica, da cui ho avuto l’onore e la gratitudine di esser scelta anche come testimone.

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(l’immagine delle bomboniere è stata gentilemente presa in prestito dagli scatti impeccabili fatti da Panelibrienuvole 🙂 )

Aprendo l’involucro, una volta tornata a casa, però, ho visto che il periodo consigliato per la semina era passato, così ho preferito aspettare il momento più opportuno.

Così, una volta arrivata la stagione indicata, ho preso il vasetto, i semi e la compressa di terriccio, ed ho proceduto alla semina del famoso basilico…

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Inizialmente, dopo pochi giorni, si sono affacciati dalla terra dei timidi germogli verdi brillanti, poi, non so bene per quale motivo, alcuni si sono afflosciati su loro stessi, e di conseguenza seccati, per fortuna la lungimiranza del babbo mi aveva fatto dividere in due parti i semini (che erano abbastanza da poterne fare due gruppetti) e quelli piantati in un vaso più grande, anche se con un po’ di stenti, sono riusciti a crescere in alcune piantine (poi trapiantate nell’orto).

Le piccole piante, bagnate dal sole e dall’acqua, una volta raggiunto il loro splendore massimo, ovvero in piena estate, sono state colte dal babbo, e trasformate in un buonissimo pesto fatto appositamente per me senza formaggio, dalle sapienti mani della mamma (una delle quali immortalata a trabocchetto nella foto sottostante :D).

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Non so con precisione le dosi, perchè non ho potuto seguire la preparazione della ricetta passo passo, dato che ero a lavoro, ma  una volta tornata a pranzo a casa ho trovato un gustosissimo piatto con un pesto che possiamo, se volete, anche definire vegano, in quanto non conteneva formaggio, ma, secondo me, senza andare a scapito della bontà. Inoltre, pensando a tutto il percorso e al trascorso che c’è stato alle spalle di quello specifico piatto di pasta al pesto, il sapore è arricchito notevolmente anche da tutta la sua ricca e bella storia, iniziata molti mesi prima e che ha interessato tanti aspetti e coinvolto una marea di cose e persone.

Gli ingredienti (senza dosi) per una pasta al pesto simile sono:

  • foglie fresche di basilico,
  • patate lesse
  • un cubetto di ghiaccio (dicono serva a non far annerire il composto)
  • sale grosso
  • fagiolini lessi
  • pinoli
  • olio di oliva
  • più tanti altri ingredienti immateriali che ho precedentemente citato nel racconto 🙂

Frullare con un mixer o tritatutto gli ingredienti fino a renderli una crema vellutata e omogenea. Condire, poi, la pasta calda appena scolata dall’acqua di cottura, ed ecco un buon (in tutti i sensi) piatto di pasta al pesto

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Gustatevi tutto il sapore delle cose buone, che fanno bene al fisico e al cuore!

Buon appetito! 🙂

M’illumino (i piedi) d’immenso :)

Un anno fa esatto, scrissi questo raccontino, riguardante un episodio che anche se è una piccola disavventura, mi fece talmente tanto ridere e porto nel cuore come uno di quegli episodi, semplici, ma veri, puri, pieni che si vivono nell’infanzia, e che poi ti porti dietro nel tuo porta-gioie immateriale. Lo riporto qui, per rileggerlo e continuare a tenerlo insieme a me, al mio frascafresca.

 

“Una volta, da bambina, in una sera d’estate m’infilai con entrambi i piedi in una pozzanghera per spostarmi sul bordo della strada perchè delle macchine erano in procinto di passare. Era buio, e nello scansarmi non mi ero accorta che ci fosse lei con la sua acqua scura e stagnante ad aspettarmi nel punto in cui mi ero fermata. E nemmeno la strana sensazione di fresco avvertita mi fece inizialmente sorgere delle domande, pensai piuttosto ingenuamente “stasera il venticello si sente perfino nelle caviglie, senti però come è bello!”. L’acqua fangosa mi entrò furtivamente in tutte le scarpe, nei calzini e nell’orlo dei pantaloni…bianchi! Ma se da una parte mi sporcò piedi, calzature e indumenti, dall’altra mi regalò anche un privilegio: per pochi istanti si poteva vedere una bambina con i pantaloni che finivano dove iniziava il cielo: al posto dei piedi, infatti, si vedeva riflessa la luna.”

Scadenze

Scade ciò che esaurisce il proprio valore o qualità,

scade il tempo non più valido, il prodotto non più integro,

la caratteristica non più ottimale, l’idea che smette di esser originale.

Scade l’orto del cuore non più coltivato, e lo sconforto quando l’animo, invece, è ritovato.

Scade una bolletta, scade una polpetta,

scade un contratto, scade un contatto

scade un’affissione, il premio dell’assicurazione.

A volte scade una convenzione, altre una convinzione

scade una legge, quando non è più consuetudine

scade un atteggiamento, quando non fa più parte dell’abitudine.

Scade la patente, scade la revisione,

scade un abbonamento e il canone della televisione.

Scade tutto quello in cui si annida il tarlo del tempo o ci mette il suo zampino,

e i cuori cadono in amore, ma capita che scada anche quello se non è bello forte, o almeno un pochino.

 

 

Indizi

No, non stiamo parlando di una scena del crimine, né di un mistero enigmatico da risolvere, potrebbe allora essere un tesoro da trovare e da scoprire? Forse, chi lo sa…

Gli indizi sono piccole tracce che spesso ci servono per fare deduzioni (anche se possono essere sbagliate o a volte, perfino, trarci in inganno sulle soluzioni), per incuriosire, per avvicinarci allo svelarsi di qualcosa: una storia, una situazione, un rompicapo… A loro modo, sono pezzetti di una realtà, di una verità, ognuno ha qualcosa da dire, qualcosa di sé da rivelare.

Alcuni indizi sono chiari, altri vengono lasciati involontariamente, o forse anche contro le intenzioni, non tutti infatti amano essere scoperti, o farsi palesi. Gli indizi racchiudono un mondo di informazioni in pillole, sono pezzetti di puzzle che rivelano la loro completezza solo una volta che sono uniti, che si sommano tutti insieme e completano il quadro.

A parte queste chiacchiere, la mia foto parte da degli indizi, che serviranno poi, per raccontare, spero presto, qualcosa in più su di loro, un racconto che sa di buono, un po’ in tutti i sensi…

La foto, gentilmente offerta dalla scientifica di casa mia, ne raccoglie un po’: un vasetto di materiale biodegradabile, una compressa di terriccio, dei semini e un bigliettino d’istruzioni…

Perchè ogni cosa ha una sua storia: basta cercarla e volerla ascoltare.indi.png

 

 

Complefrasco :)

Come passa il tempo, una volata praticamente… Come quando pensi “ah sì facevo le superiori quando è successa questa cosa” e con molta difficoltà ti trovi a dover realizzare che non sono trascorsi semplicemente tre o quattro anni, come a volte sembra, ma ne sono passati quasi venti… No, Frascafresca non è ancora certamente arrivata alla maggiore età, ma ogni volta che mi appare la notifica che il blog compie un nuovo anno, mi sembra davvero strano… siamo sicuri un altro anno? Eppure, non lo avevo aperto l’altro ieri… la settimana scorsa? Eh no, sono cinque anni! Un bel lustrino (mi piace questo termine, che può rimandare anche a qualcosa di brilluccicoso, un gingillo che aggiunge luminosità) che può sembrare lungo, ma anche corto… Si sa che il linguaggio dei ricordi ha sempre una tempistica tutta sua, che diverge dal tempo reale, come fossero due binari separati: c’è chi va sull’alta velocità, chi sulla linea regionale, chi si ferma ogni tanto per un guasto o semplicemente per prendere un po’ di fiato, che male mai non fa, anche se poi i passeggeri che ci viaggiano su, non sono altro che gli stessi.

Ebbene, cara Frascafresca del mio cuor, ti auguro un buon proseguimento, e mi scuso se non riesco a essere sempre presente con costanza e dedizione, come mi piacerebbe fare. Sappi che se anche non riesco a seguirti bene, ti tengo sempre in mente, e come fanno i genitori, guardo da distanza e con discrezione i passi che fai, se qualcuno ti si avvicina e se qualcuno riesce a trovarti e a “leggerti dentro” in senso metaforico e letterale.

E’ bello avere un luogo, anche se virtuale, dove si può esprimere un po’ di sé, dei propri interessi, e condividere anche informazioni, scambiare commenti, pensieri… insomma, per me sei uno spazio importante, e sono contenta che quel giorno, mentre ero a lavoro (mi ricordo ancora) mi venne in mente l’idea di aprirti e di tenerti. Insomma, da cinque anni mi fai compagnia, e mi hai reso un po’ più frascafrescosa! 🙂

Sangría… olé!

Premessa: non sono amante del vino, non mi piace molto il sapore, escluso qualcuno molto dolce, e difatti, non mi era dispiaciuto l’aver assaggiato in un paio di occasioni la sangría che, per l’appunto, ha un gusto fruttato e dolce. Così era da qualche estate che volevo provare a prepararne una versione casereccia… e devo dire che è molto semplice.

Su internet c’è l’imbarazzo della scelta sugli ingredienti da usare e le preparazioni delle innumerevoli ricette; io ne ho lette alcune per prendere spunto, poi, quado ho capito che ognuno la fa e la personalizza come vuole, ho prodotto anche io la mia versione così:

Sangría fresca (anzi frascafresca 🙂 )

  • Una bottiglia di vino rosso (anche se non è tipicamente spagnolo, ho usato un chianti [per la scelta del vino di fronte al vasto banco del supermercato da parte di un’astemia, si rimanda alla separata rubrica: esseri disorientati, momenti di-vini :)]
  • 3 pesche noci
  • 1 mela (non proprio tutta)
  • 1 limone (metà l’ho spremuto in succo, l’altra metà l’ho fatta a fettine sottili)
  • 4/5 cucchiai di zucchero

In un recipiente versate la frutta a pezzetti, il vino, lo zucchero e il succo di lumone, mescolate bene e tenete il tutto in infusione in frigo. Più ci sta e più il vino acquista il sapore fruttato  (e di conseguenza i pezzi di frutta acquistano il sapore vinato).

Quando la consumate, potete aggiungere cubetti di ghiaccio nel recipiente o direttamente nel bicchiere… e gustare un pezzettino di Spagna da casa vostra.

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Piccole decorazioni con lo spago

Con spago, palloncino e colla vinilica si possono creare delle decorazioni davvero semplici , ma carine, che si prestano a molteplici contesti (palline di Natale, uova di Pasqua, segnaposto, abbellimenti di vario genere) li potete appoggiare su un ripiano oppure potete appenderli.

Le mosse da fare sono poche, vediamole insieme:

Si prende della colla vinilica e si allunga leggermente con un goccio d’acqua in un ciotolino. Prendete un lungo pezzo di spago (lo potete anche aver colorato precedentemente della tonalità che preferite o passarci sopra della porporina dopo la colla) e immergetelo in questa mistura. Potete decidere di fare l’arrotolamento dello spago più fitto o più rado, nel primo caso, armatevi ovviamente di maggiori quantità di spago.

Prendete un palloncino e gonfiatelo fermando l’estremità con un nodo.

Arrotolate lo spago intorno al palloncino, prediligendo il caos, nel senso che l’effetto finale è migliore se non è in ordine.

Appoggiate il palloncino con lo spago arrotolato su un foglio di giornale e aspettate alcune ore che si asciughi. Una volta che lo spago è completamente asciutto, sgonfiate o scoppiate il palloncino, il vostro decoro rimarrà magicamente e simpaticamente con del vuoto dentro, ma allo stesso tempo sostenuto, lo spago, infatti, rimarrà rigido. Non so se sono riuscita a spiegare bene, ma nella foto poco più in basso si dovrebbe intuire cosa intendevo 😉

A questo punto il vostro decoro è pronto, a voi il compito di decidere come utilizzarlo; se volete appenderlo, attaccate un gancino o legate un filo a una delle estremità, altrimenti potete lasciarlo anche appoggiato su un mobile, metterlo in un cestino o in un vaso trasparente…

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Farifrittata (in più versioni)

Ho scoperto la ricetta della farifrittata sul canale del Goloso Mangiar Sano, che tra le altre cose è molto interessante e pieno di videoricette e proposte che fanno venire l’acquolina in bocca.

Ho quindi preso la ricetta originale e l’ho modificata leggermente a mio piacimento, eccola qua:

  • 100 gr di farina di ceci
  • 200 gr di acqua temperatura ambiente
  • un pizzico di sale

In una ciotola, mettete e mescolate bene gli ingredienti soprastanti. Fate in modo che la farina non abbia grumi e mettete poi la ciotola in frigo a riposare per una notte.

La mattina dopo aggiungiungete:

    • un cucchiaino di curcuma

erbe a piacere strizzate e tritate (spinaci, verza, erbe miste) oppure potreste mettere la cipolla o il porro tritato, o perchè no, quello che più volete   [In quella della foto ho fatto un bigusto (come si può notare anche dalla differenza cromatica) in metà impasto ho messo verza precedentemente ripassata in padella con un filo d’olio e uno spicchio d’aglio, e nell’altra metà gli spinaci, anch’essi scaldati prima con olio e uno spicchio d’aglio. come si può notare anche dalla differenza cromatica].

  • un cucchiaio di aceto di mele
  • un pizzico di bicarbonato (la punta di un cucchiaino)

 

Stendete l’impasto alto circa mezzo centimetro, in una teglia coperta da carta forno e cuocete a 180° per 25-30 minuti. Fate attenzione una volta freddata, perchè la carta forno, in qualche caso rischia di rimanere attaccata in certi punti alla farifrittata, perciò toglietela con calma e cautela, senza dare tironi energici, altrimenti rischiate di portare via parte di essa.

 

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Una volta freddata potrete farla a stisce o a quadretti e mangiarla come meglio vi ispira: uno stuzzichino per aperitivi o come ripieno per arricchire i vostri panini ecc.

Buon appetito! 🙂

Crocchette di riso con piselli, carciofi e funghi

Ecco un piatto poliedrico, infatti si può benissimo prestare a diverse portate: potrebbe essere un primo un pò più insolito, un allegro secondo o anche uno gustoso stuzzichino da aperitivo. A voi la scelta, intanto vediamo come procedere…

Ingredienti:

  • Riso bianco per insalate di riso
  • acqua
  • sale
  • 1 cipolla
  • carciofi*
  • funghi*
  • un ciuffetto di prezzemolo
  • piselli*
  • pangrattato
  • farina bianca e farina di ceci

Gli ingredienti contrassegnati da * li ho usati surgelati

[Le quantità non sono indicate con precisione, perchè in tutta onestà non ho pesato nessun ingrediente, ho fatto un po’ a occhio, come si suol dire 🙂 ]

 

Preparazione:

Tagliate la cipolla finemente e fatela soffriggere in un po’ di olio. Poi aggiungete il riso e ogni tanto versate dell’acqua calda, precedentemente scaldata e salata, per far cuocere il riso.

A parte in una pentola, cuocete con un filo d’olio i piselli più i funghi e i carciofi precedentemente tagliati a pezzettini, con un pochino di prezzemolo tritato, e salate quanto basta. Ah, se preferite potete aggiungere un po’ di cipolla anche qui, oppure cuocere queste verdure insieme al riso, vedete un po’ voi come vi vien più facile, ognuno ha il suo metodo.

Una volta cotto il riso e le verdure, unitele, e mescolate per qualche momento insieme facendo amalgamare e insaporire i vari ingredienti.

Quando il riso si sarà freddato, prendetene una cucchiaiata per volta, versateci qualche goccia di pastella (creata con farina di ceci, farina bianca, pizzico di sale e acqua) e iniziate a lavorare con le mani il composto, cercando di compattarlo e di  dargli la forma di una crocchetta. Passate poi la crocchetta nel pangrattato mescolato con un pizzico di farina e sistemate ognuna su una teglia da forno coperta di carta. Potete passare (ma non è indispensabile) un filo d’olio sulle crocchette, una volta preparate, e poi infornarle fino a doratura (circa 15-20 minuti a 160-180°). Et voilà, le vostre crocchette di riso sono pronte per essere gustate!

A mio personale consiglio, sono migliori caldo-tiepide, ma si possono, ovviamente, mangiare anche una volta freddate, trovate il modo in cui vi piacciono di più e buon appetito! 🙂

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