Archivi delle etichette: venerdì del libro

Venerdì del libro – Novecento di A. Baricco

26 mag

Bentrovati agli amici e non del Venerdì del libro, iniziativa ideata da Paola :)

Il libro di cui vi parlerò questa settimana è Novecento di Alessandro Baricco. Questo testo è breve, si legge in poco tempo ed è stato scritto per il teatro. Da questo libro, se non sbaglio, è stato tratto anche il film “La leggenda del pianista sull’ocenano” (che io, non ho visto).

In queste pagine viene raccontata la storia di Novecento, un bimbo che nasce e cresce sul transatlantico Virginian, mai sceso a terra e per questo neanche mai esistente per i registri anagrafici europei o americani.

Novecento, infatti, viene ritrovato nel 1901 da un marinaio dentro una scatola di cartone sul pianoforte della sala da ballo di prima classe della nave. Al piccolo viene dato il nome di Danny Boodmann (in onore a colui che l’ha trovato) T.D. Lemon (la scritta sulla scatola dove è stato trovato) Novecento (perchè trovato il primo anno del nuovo secolo), ma per semplicità, poi, ci si riferisce a lui anche solo con Novecento.

Presto Novecento impara a suonare il piano in modo divino e con altri musicisti allieta le serate dei passeggeri nella sala da ballo.

Per alcuni anni, quando Novecento è già adulto, sale a bordo un trombettista (colui che narra l’intera storia) a lavorare come musicista, e diventa un amico stretto di Novecento, sempre disponibile e attento a quelle rare confessioni e aperture del pianista.

Una volta, Novecento, la cui maestria si è ormai affermata anche a terra, viene sfidato sul Virginian da colui che era considerato il migliore pianista di New Orleans, il quale però viene altamente sconfitto da Novecento, che sembra suonare il piano con 4 mani da quanti suoni che riesce ad emettere.

Novecento, un giorno, prova anche a scendere dalla nave, per vedere com’è il mare visto dalla terra, e lascia tutti a bocca aperta per l’inaspettata decisione, ma fa tre scalini, si blocca e risale a bordo.

C’è un bel passaggio su questa scelta improvvisa che viene paragonata alla caduta di un quadro dalla parete.

A me m’ha sempre colpito questa faccenda dei quadri. Stanno su per anni, poi senza che accada nulla, ma nulla dico, fran, giù, cadono. Stanno lì attaccati al chiodo, nessuno gli fa niente, ma loro a un certo punto, fran, cadono giù, come sassi. Nel silenzio più assoluto, con tutto immobile intorno, non una mosca che vola, e loro, fran. Non c’è una ragione. Perchè proprio in quell’istatnte? Non si sa. Fran. Che cosa succcede a un chiodo per farlo decidere che non ne può più? C’ha un’anima, anche lui, poveretto? Prende decisioni? Ne ha discusso a lungo col quadro, erano incerti sul da farsi, ne parlavano tutte le sere, da anni, poi hanno deciso una data, un’ora, un minuto, un istante, è quello, fran. [...] Non si capisce. E’ unas di quelle cose che è meglio se non ci pensi, se no ci esci matto. Quando cade un quadro. Quando ti svegli, un mattino, e non la ami più. Quando apri il giornale e leggi che è scoppiata la guerr. Quando vedi un treno e pensi io devo andarmene da qui. Quando ti guardi allo specchio e ti accorgi che si vecchio. Quando, in mezzo all’oceano, Novecento alzò lo sguardo dal piatto e mi disse: <A New York, fra tre giorni, io scenderò da questa nave>. Ci rimasi secco. Fran.”

Un altro bel passaggio è quello che tratta i timori di Novecento riguardo alla vita vasta e caotica della terra ferma, così diversa da quella della nave, dove il mondo ti passa davanti, ma a piccole porzioni e dove spesso uno sguardo, un incontro fa sognare, immaginare e racchiude un intero mondo di fantasie e desideri che vengono come congelati e incantati nella mente, forse, per la paura di viverli realmente.

Novecento ha una tastiera con un numero finito di tasti che padroneggia egregiamente e con la quale può creare tantissimi suoni diversi, così come la sua mente, ma entrambe le cose sono “limitate”. Egli conosce solo la realtà del Virginian, il mondo, come viene scritto anche nel libro, è molto più grande e vasto, è una tastiera infinita di luoghi, persone, case, donne, strade…non è la tastiera di un musicista, è la tastiera di Dio, ed è molto difficile per un umano, soprattutto per uno come Novecento vissuto sempre su una nave, destreggiarsi con quella distesa immensa di suoni, di armonie, di accordi, di note, sarebbe troppo perfino per un ottimo musicista come lui.

Ma questo ve lo farò scoprire da soli, va’…anche perchè sennò scrivo più io di quanto sia lungo il libro!

Buon fine settimana e buone letture a tutti! Ciao :)

Venerdì del libro – Storia di un amore straordinario – di C.- J. Vallgren

11 mag

Salve amici lettori del Venerdì del Libro (e non), l’iniziativa promossa da Paola.

Questa settimana propongo alla vostra curiosità letteraria Storia di un amore straordinario dello scrittore svedese Carl-Johan Vallgren.

Molto incuriosita dal titolo mi sono comprata questo libro non molti giorni fa e devo dire che all’apparenza, forse, inganna un po’…nel senso che parla sì di una storia d’amore, ovviamente, come si evince dal titolo, ma si ritrova anche un po’ del genere giallo, del nero (soprattutto in alcune parti verso l’epilogo è davvero truce…in alcuni momenti mi metteva una certa ansia procedere nella lettura) comunque nel complesso non è male, e nel finale si riprende un po’. 

(Per gli interessati: Attenzione: la trama viene svelata a grandi linee per intero, quindi se pensate di leggerlo, se volete scoprire come va da soli fermatevi prima…:D)

Il romanzo è ambientato nel 1800 e si apre con una lettera, diciamo contemporanea (datata 1994) dove un pronipote del protagonista scrive a una parente per raccontarle la lunga storia del loro avo in comune: Hercule Barefoot.

La storia di Hercule comincia in un postribolo in un gelido inverno, dove una notte viene dato alla luce da una donna che morirà di parto. Negli stessi istanti  e nello stesso bordello un’altra donna dà alla luce una bellissima bambina, Henriette. Hercule nasce tutto deforme, spaventoso nell’aspetto, e pare anche cagionevole di salute, ma superati i primi giorni più delicati si riprende e viene battezzato con il nome di Hercule, proprio a simboleggiare la sua forza di attaccamento alla vita.

Crescendo, ci si renderà conto che Hercule non riesce a parlare e probabilmente non sente nemmeno, dato che non ha i padiglioni auricolari, ma è molto abile, attento e capisce tutto. Instaura un profondo rapporto con Henriette e trascorrono quasi tutto il loro tempo insieme fino all’adolescenza.

Poi i destini dei due vengono separati, il postribolo viene fatto chiudere a seguito di problemi e di eventi poco piacevoli, da un giudice maligno e vendicativo.

Hercule vive un periodo tremendo in una specie di manicomio, viene poi salvato da un frate, ma i poteri di Hercule, il quale è in grado di leggere nel pensiero e quasi di penetrare nell’animo delle persone, causano grandi problemi a lui e al monastero. Vengono convocati dal Vaticano, e cercano di fare un’analisi accurata a Hercule pensando che si nascondano in lui delle doti demoniache. Riesce a liberarsi grazie all’aiuto del frate chiamato attraverso i suoi poteri mentali.

In seguito lavorerà in una specie di circo con altre persone particolari e deformi, e coloro che temono che sia pericoloso, non smettono di cercarlo. Il circo viaggia per l’Europa e in una tappa gli viene dato fuoco. Hercule riesce a salvarsi, ma si trova di nuovo solo e sperduto.

Ritrova il suo amore Henriette, per caso a Berlino, sembra un felice finale, ma siamo appena a metà del libro, infatti per un periodo vive serenamente a casa di lei e di suo marito, il quale molto innamorato l’ha salvata dalla prostituzione sposandola e facendole vivere un’esistenza agiata. Henriette ed Hercule hanno ritrovano la loro grande complicità, il loro amore e affetto profondo e quando Henriette rimane incinta solo in ben pochi sospettano che la bambina sia figlia di Hercule (ma i diretti interessati lo sanno benissimo). Ma coloro che cercano Hercule sono sempre all’opera, e godendo dell’appoggio di uno della servitù della casa dove vive con Henriette e suo marito, riescono a tramare un piano per uccidere il nano deforme, solo che sfortunatamente al suo posto, in piena notte nel letto, si trova Henriette. E le doti preveggenti di Hercule arrivano troppo in ritardo per salvarla.

Si apre così la parte un po’ macabra, dove Hercule, accecato dall’odio e dal rancore la farà pagare a tutti quelli che hanno cercato di fagli del male e di nuocere alle persone a lui care. Solo quando sta per preparare l’ultima vendetta sente dentro di sé  la voce di Henriette che lo fa ragionare, e che lo porta a non far pervadere il suo animo dall’odio, ma dall’amore.

Hercule va allora negli Stati Uniti, e negli anni che vanno fino alla sua morte avrà altre due mogli e figli…anche se, come scrive il pronipote nella lettera, in realtà l’amore profondo che prova per Henriette non finirà mai!

E dopo questa storia un po’ romantica, un po’ macabra vi auguro un buon fine settimana e buone letture!

A presto! :)

Venerdì del libro – Messaggio per un’aquila che si crede un pollo – A. de Mello

28 apr

Bentrovati amici del Venerdì del libro, la oramai famosa iniziativa creata da Paola.

Questa settimana la mia proposta va su un libro di autoaiuto: Messaggio per un’aquila che si crede un pollo di Anthony de Mello [la foto è venuta un po' male...pazienza! :) ].

Questo libro mi è stato regalato l’anno scorso da una mia cara amica dopo un fine settimana trascorso insieme a Ravenna. Tornando a casa ho trovato il libro nascosto dentro alla mia valigia ed è stata davvero una bella sorpresa. L’ho letto subito finendolo in pochi giorni.

Il libro cerca di aprire la mente, di svegliare (concetto che ritorna spesso e su cui l’autore insiste molto lungo le pagine) la coscienza assopita, di svegliare la nostra consapevolezza di essere vivi, la nostra parte spirituale, la capacità di essere felici incondizionatamente, non solo quando si verificano determinate cose o condizioni, anche se essere svegli, spesso, è la cosa più difficile e mono comoda da fare.

Rileggendo alcuni passi che avevo sottolineato, infatti, mi rendo conto che non sempre sia molto facile applicare i consigli scritti dall’autore, ma di sicuro se si è predisposti a leggerli e a cercare di applicarli possono costituire un mezzo per provare a vivere in un modo migliore e più consapevole.

E’, infatti, il nostro atteggiamento che spesso influisce su di noi, sulle nostre sensazioni, sulle nostre delusioni e sofferenze, pertanto a volte è necessario cambiarlo per riuscire a vedere le cose in modo un po’ diverso e a liberarci di sentimenti negativi vivendo in modo più “sveglio” e profondo. L’autore dice, inoltre, che spesso ci attacchiamo a persone, cose, etichette che ci vengono date perchè riteniamo che tutte queste cose siano gli oggetti della nostra felicità, ma dovremmo imparare a gioire di cose e persone, della loro utilità e compagnia senza attaccarci morbosamente a loro. E dovremmo anche riuscire  a liberarci di tutte le etichette e le categorie di cui sentiamo di far parte o che ci vengono affibbiate dagli altri perchè sono limitanti, ci identificano in gruppi e caratteristiche alle quali ci abbarbichiamo, e tenendo questo atteggiamento, se poi ci vengono a mancare, ci fanno sentire persi, smarriti, senza appigli e mancanti di certi equilibri.

Lo avete letto? Cosa ne pensate? Intanto, che dire? Buone letture a tutti e buon risveglio! :)

 

Il Venerdì del libro – Un giorno questo dolore ti sarà utile – Peter Cameron

21 apr

Salve amici lettori del Venerdì del libro, la famosa inziativa ideata da Paola! :)

Il romanzo proposto questa settimana, di cui potete notare la foto sotto, è Un giorno questo dolore ti sarà utile di Peter Cameron.

[Da questo libro di recente è stato tratto un film, ma non l'ho visto e quindi non posso dare opinioni al riguardo]

Il romanzo ha per protagonista James Sveck, un giovane poco sociale e solitario che vive a New York, e il suo diario.

James è figlio di genitori divorziati, il padre è un uomo d’afffari, la madre, reduce da un terzo matrimonio fallito proprio nel bel mezzo della luna di miele, gestisce una galleria d’arte contemporanea dove fa lavorare James nella tanto sperata attesa che si iscriva all’università. La sorella, Gillian, studia all’università ed è fidanzata con un professore molto più grande di lei.

Fra le poche relazioni di James ci sono anche la nonna (forse la persona a cui tiene di più), John che lavora con lui nella galleria d’arte di sua madre, Miró il cane di casa e poi la psichiatra Adler, dove i genitori lo invitano ad andare a seguito di alcuni episodi perchè preoccupati per James e la sua salute psichica.

James non ama stare con i ragazzi della sua età perchè li trova spietati e frivoli, ed è per fuggire da tali rapporti che non vuole andare all’università, convinto anche del fatto che sia uno spreco di soldi dato che se vuole può istruirsi da solo leggendo ciò che lo interessa.

James ha avuto dei problemi di relazione con i suoi coetanei, che lo hanno portato a scappare dalla Classe d’America (manifestazione dove vengono riuniti per alcuni giorni i migliori studenti provenienti da tutti gli Stati Uniti) e ad essere ricercato sui giornali come il giovane scomparso “disadattato”. Ma questo non è l’unico episodio problematico, James, infatti, crea poi un finto profilo su un sito per incontri gay un po’ per gioco, un po’ per cercare di impressionare il suo collega John (una delle poche persone con cui ama parlare e con cui si sente a proprio agio) ma John una volta scoperto il raggiro si arrabbia molto con il ragazzo. James capisce di aver rovinato una delle poche relazioni che ha nella sua vita, e viene poi licenziato da sua madre, la quale prende questa decisione per mantenere l’armonia in galleria e per non perdere la fondamentale collaborazione di John.

James è molto legato a sua nonna, e spesso la va a trovare; lei è la persona che lo conosce meglio, che non lo giudica, che è sempre disposta ad ascoltarlo e a dargli buoni consigli, ed è con lei che scambia alcuni dei più bei dialoghi del libro, quelli più profondi. La nonna capisce la natura  gay di James, cosa di cui James si stupisce perchè non aveva mai affrontato il tema con lei, e lo accetta senza pregiudizi. Il rapporto fra i due è molto forte e si comprende ancora di più verso la fine del romanzo.

Il titolo del libro si riferisce al motto che spesso appare scritto sui campi di recupero per giovani problematici o affetti da disturbi di vario genere, come monito: la frase ricorda loro che quei momenti difficili vissuti lì e le loro sofferenze saranno ripagate perchè stanno lavorando per loro stessi e diventeranno, così, delle persone migliori.

E lo stesso vale per James che è solo un adolescente, un ragazzo in cammino alla scoperta di se stesso, del mondo, degli altri, un cammino non privo di sofferenze, ma che comunque gli saranno utili per conoscersi meglio e per crescere.

Venerdì del libro – Maya di J. Gaarder

23 mar

Salve a tutti!

Per questo Venerdì del libro, l’iniziativa proveniente dalla mente e dal blog di Paola, propongo un libro (mi mancano ancora poche pagine per finirlo) di Jostein Gaarder, uno scrittore e filosofo norvegese contemporaneo che mi piace molto, il titolo in questione è Maya.

Questo libro, onestamente, non è di semplice recensione, inizia con un narratore, e poi prosegue con un altro, verso il finale del libro, e sconvolge un po’ anche quello che era stato fino ad allora l’andamento dei fatti narrati. Mescola lo stile epistolare, del racconto che Frank fa a Vera, la propria ex moglie, delle proprie esperienze, sensazioni, riflessioni e delle persone incontrate nel suo viaggio alle Figi, con la vita, la storia, la leggenda e la fantasia che legano altre persone conosciute nell’isola di Taveuni con un famoso dipinto di Goya e un jolly ultracentenario che a cadenze di 52 anni riappare a qualcuno legato da una parentela.

Le storie dei personaggi si intrecciano, si avvicinano, si allontanano, si rincontrano, e Frank che inizialmente appare come il narratore autore della lettera, diviene insieme agli altri il tema raccontato dalla storia di John, uno scrittore incontrato a Taveuni, che cerca di dare il proprio contributo a Frank per farlo riavvicinare a Vera. Tutti quanti, con delle frasi pronunciate e dette durante alcune riflessioni più o meno pubbliche risultano gli autori di una specie di Manifesto della vita, che poi appare raccolto in fondo al libro.

Insomma è un romanzo particolare, ma carino. La trama, infatti, è un po’ difficile da raccontare, però, originale e in alcuni momenti, regala anche colpi di scena inaspettati (almeno per me). Il libro, come di solito ho riscontrato anche in altri di Gaarder, è sempre pervaso da riflessioni e pensieri che, da buon filosofo, riguardano la vita e il suo senso, cosa c’è dopo la morte, come il mondo e ciascuno di noi che abbiamo il dono della vita, ci siamo evoluti da piccoli organismi unicellulari che poi via via si sono trasformati in esseri viventi sempre più grandi ed elaborati, per giungere fino all’uomo. Egli è l’ unico fra gli esseri viventi ad avere una coscienza, e ad avere delle “circonvoluzioni cerebrali” di troppo, che al contrario degli altri animali, lo portano a farsi domande, a interrogarsi su tante cose, fra cui la propria origine, il proprio cammino, e la destinazione dopo la morte, tutte cose di cui gli altri animali non si preoccupano.

Non si capisce quale sia la posizione di Gaarder, se creda in una vita dopo la morte o meno, ma nei suoi libri appaiono spesso posizioni divergenti, sostenute dai vari personaggi, che secondo me gli servono come spunti per riflettere e per far riflettere anche i lettori e non sono mai costatazioni perentorie, ma lasciano sempre uno spiraglio aperto.

[Se non vado errata, il tema del jolly che scappa da un'isola e che a sua volta era venuto fuori dalla mente di un marinaio naufragato che passava il tempo giocando con le sue carte è il tema che appare in un altro libro di Gaarder che lessi alcuni anni fa "L'enigma del solitario" e anche questo intreccio con un altra sua opera non mi è dispiaciuto affatto.]

Poi, magari, quando finisco quelle poche pagine che mi mancano do un commento finale con un post scriptum.

Vi auguro un buon fine settimana, io sono impegnata con un corso sulla clownterapia, spero che lo passiate in modo piacevole anche voi. Se volete condividere con me i vostri commenti o scambiare qualche pensiero siete sempre i benvenuti!

Ciao a tutti, buone letture! :)

 

Venerdì del libro – La diligenza per Lordsburg di E. Haycox

17 mar

Salve a tutti! Per l’iniziativa del blog di Paola, il Venerdì del libro, questa settimana propongo La diligenza per Lordsburg di Ernest Haycox.

Questo piccolo libricino narra una storia ambientata nell’ America del 1800, e in poche pagine (circa una trentina) racconta dall’arrivo di alcune persone nel luogo prestabilito della cittadina di Tonto (per prendere la diligenza) all’arrivo a Lordsburg.

Ci vengono descritte le persone che salgono sulla carrozza, i movimenti e gli scossoni presi durante il viaggio, i pochi dialoghi che avvengono fra i passeggeri, in linea di massima pressochè sconosciuti, anche se di alcuni era nota la fama. Inoltre veniamo a conoscenza di certi eventi salienti che avvengono durante il viaggio, come la morte per malore di un passeggero, la sosta durante il viaggio in una specie di locanda, l’attacco da parte degli indiani apache lungo il tragitto dai quali i passeggeri riescono a difendersi, non senza perdere però la vita di un altro passeggero e infine riescono a giungere a Lordsburg, dove ognuno di loro aveva un motivo o un interesse che lo attendeva. Non manca il lieto fine romantico, o almeno così ci viene fatto intendere, per alcuni dei personaggi.

Buone letture a tutti e buon fine settimana! ciao ciao :)

Venerdì del libro – Va’ dove ti porta il cuore di S. Tamaro

10 mar

Salve a tutti, un po’ in ritardo, questa è la proposta  per l’iniziativa del Venerdì del libro di questa settimana: Va’ dove ti porta il cuore di Susanna Tamaro.

Questo libro bello e sentimentale e, a mio avviso, caratterizzato da una particolare sensibilità femminile, è costituito da una lettera che una nonna scrive alla propria nipote partita per un’esperienza americana lunga alcuni mesi.

La nonna, che ha avuto un problema di salute, e che negli ultimi tempi di convivenza con la nipote non riusciva più a comunicare con lei o ad avere un rapporto di confidenza come in passato, decide di raccontarsi e di scrivere alla nipote ciò che non le ha mai detto, ma che le piacerebbe farle conoscere, anche perchè in parte è la storia delle sue radici. Così, prende la decisione di iniziare questa lettera che scrive un po’ alla volta.

In questa, la nonna (Olga) prende il coraggio di raccontare la propria storia, le proprie esperienze e analizza con uno sguardo introspettivo i propri atteggiamenti, e quelli che secondo lei sono stati degli errori. La nonna, così, racconta se stessa, ma anche la storia della figlia Ilaria (con le fragilità e i problemi che la caratterizzavano) e poi anche quella della nipote stessa.

Olga scrive dei suoi rapporti interpersonali con la famiglia, con il marito, con l’amante, con la figlia e con la nipote, il suo cammino di ricerca spirituale, che , forse, non è mai riuscita fino in fondo a sentire pienamente, ma  che non è completamente escluso, e il suo cammino verso la propria conoscenza (quel “conosci te stesso” è stata una frase importante per lei), e quello verso l’ammissione dei propri errori, delle proprie debolezze, alcune commesse con l’intento di proteggere se stessa e le persone a cui voleva bene.

Olga è sopravvissuta ai genitori, al marito, all’amante e anche alla figlia, ma con il tempo è riuscita a capire anche che la sua linfa vitale doveva provenire dal suo interno, da se stessa, e non da un riflesso della vita di qualcun’altro.

La lettera si conclude con un messaggio lasciato alla nipote quasi come un’eredità, dato che Olga immagina che non riuscirà a vedere di nuovo sua nipote perchè, probabilmente, quando lei tornerà dall’America lei sarà già morta.

Riporto qui ora un bel passo del finale…chi non vuole rovinarsi il gusto di leggerlo prima di aver letto il resto del libro, si fermi qua, anche se in ogni caso non vi verrà svelato che l’assassino è il maggiordomo (eheh :D )

“Abbi cura di te. Ogni volta in cui, crescendo, avrai voglia di cambiare le cose sbagliate in cose giuste, ricordati che la prima rivoluzione da fare è quella dentro se stessi, la prima e la più importante. Lottare per un’idea senza avere un’idea di sé è una delle cose più pericolose che si possano fare.

Ogni volta che ti sentirai smarrita, confusa, pensa agli alberi, ricordati del loro modo di crescere. Ricordati che un albero con molta chioma e poche radici viene sradicato al primo colpo di vento, mentre in un albero con molte radicie e poca chioma la linfa scorre a stento. Radici e chioma devono crescere in egual misura, devi stare nelle cose e starci sopra, solo così potrai offrire ombra e riparo, solo così alla stagione giusta potrai coprirti di fiori e di frutti.

E quando poi davanti a te si apriranno tante strade e non saprai quale prendere, non imboccarne una a caso, ma siediti e aspetta. Resprira con la profondità fiduciosa con cui hai respirato il giorno che sei venuta al mondo, senza farti distrarre da nulla, aspetta e aspetta ancora. Stai ferma, in silenzio, e ascolta il tuo cuore. Quando poi ti parla, alzati e va’ dove lui ti porta.”

Buone letture a tutti! :)

Venerdì del libro – L’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera

2 mar

Salve a tutti amici del Venerdì del libro! Questa settimana vi propongo L’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera.

In questo romanzo vengono raccontate le storie di due “coppie” Tereza e Tomas, e Franz e Sabina. E’ un libro bello, ma un po’ particolare, e non è facilissimo recensirlo, almeno per me, in quanto le storie dei personaggi si intrecciano fra di loro, per esempio Sabina è una delle amanti di Tomas e una conoscente di Tereza. Tomas ama Tereza, ma fondamentalmente non riesce ad abbandonare il suo atteggiamento da libertino, Franz è prima sposato, ma frequenta Sabina, si innamora di lei, lascia la moglie, ma poi anche Sabina lo molla, insomma le storie amorose di questi quattro personaggi sono alquanto complicate…

L’autore mescola le storie reali di questi personaggi con momenti in cui essi sono in preda ai sogni (e non sempre è poi agevole capire il ritorno alla realtà) con parti che anticipano fatti che avverranno in seguito (prolessi), o fatti che sono già avvenuti,  in più ci sono anche episodi ambientati storicamente all’epoca del comunismo nei paesi dell’Est e a Praga con riflessioni varie, quindi un bel mix di cose diverse!

I protagonisti, ognuno a suo modo, hanno degli atteggiamenti, dei comportamenti e dei trascorsi che rivelano  scombussolamenti psicologici, a volte vissuti fin dall’infanzia e dall’adolescenza, altre volte formatisi nel corso degli anni, che li portano poi a essere quello che sono e a vivere la loro esistenza con le loro paure, le loro manie, i loro complessi ecc… che tutto sommato creano loro un po’ di quella pesantezza dell’essere, che spesso impedisce loro di provare la vera felicità e li fa sentire costantemente in bilico e alla ricerca di qualcosa, che forse, non riconoscono bene nemmeno loro.

Una della parti che mi ha commosso di più è verso la fine del libro, quando ci sono le riflessioni sul rapporto con gli animali, in questo caso Karenin, il cane di Tereza e Tomas, e la descrizione di alcuni momenti che precedono la morte dell’animale.

Nel complesso, non è male, anche se, forse, non è molto facile stargli dietro in alcuni punti. Magari dovrei rileggerlo per capirlo meglio. E voi, vi ci siete imbattuti? Che ne pensate?

Buone letture, ciao ciao!

Venerdì del libro – Il Grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald

25 feb

Anche se siamo a sabato…ecco la proposta per il Venerdì del libro promosso da Paola…buone letture a tutti! :)

Vi svelo un po’ il finale, ma non tutte le sorprese della trama…che è piuttosto avvincente, o almeno, ci sono cose inaspettate dal mio punto di vista…

Il romanzo che propongo questa settimana è uno di quelli facenti parte dei classici moderni, ed è ambientato a New York intorno agli anni ’20. Il racconto si apre con la descrizione di tre serate vissute dal narratore, che non è il protagonista principale, ma come si avrà modo di apprendere di man in mano nella lettura, è prima il vicino di casa, e poi l’amico di Jay Gatsby.

Interessante è il modo in cui viene creato il romanzo, le storie dei personaggi principali che vengono ad unirsi e avvicinarsi, e come Nick Carraway, il narratore pressoché onniscente, sia un po’ il collante della storia. Nick, infatti, si ritrova a conoscere tutti i personaggi, le loro storie, quelle più note, di dominio pubblico, e anche quelle, diciamo, tenute un po’ più nascoste.

La storia del protagonista ci viene fatta conoscere un po’ alla volta, e la sua figura molto socievole e mondana è però avvolta da arie di mistero che riguardano il suo passato (la gente mormora che abbia ucciso un uomo) o intorno al suo curriculum lavorativo, infatti alcuni nutrono dubbi sul suo ingente patrimonio e sul modo poco lecito in cui ne possa esser entrato in possesso, dato che proviene da una famiglia di umili origini.  E lo stesso narratore prova dei sentimenti contrastanti nei confronti di Gatsby, a volte lo ammira, altre dubita di lui, del suo passato, della sua sincerità, a volte gli pare una persona priva di valore, a volte un sognatore che cerca di inseguire il proprio cuore e di far rivivere un passato che lo aveva reso felice.

E alla fine è proprio questa la caratteristica di Gatsby che risalta maggiormente; egli ha vissuto per anni il sogno di riunirsi alla sua ex fidanzata Daisy, una lontana parente di Nick, e ha trovato in Nick il vero amico, confidente e collaborativo, che lo ha aiutato, almeno in parte, a riavvicinarsi a lei.

Poi entrano in gioco tragiche fatalità che ricollegano ancora di più le storie e i destini dei vari personaggi, quasi come ci fosse una calamita che tenta di tenerli sempre più vicini, e Gatsby verrà poi ucciso dal marito dell’amante di Tom, l’attuale marito di Daisy.

Nick rimane sempre vicino a Gatsby e scopre, non privo di amarezza e delusione, che di tante persone conoscenti e vicine a Gatsby quando era in vita ben poche sono quelle che rimangono accanto a questo sognatore una volta morto e che partecipano al suo funerale. Nick non lo abbandona, e scopre dal padre di Gatsby che, anche se probabilmente non sempre il giovane figlio si era comportato bene in affari, in fin dei conti era una persona generosa e di cuore, inoltre aveva aiutato il padre ad uscire dalle difficoltà economiche, quelle stesse difficoltà che qualche anno prima lo avevano fatto respingere da Daisy che  non lo riteneva abbastanza abbiente da garantirle un futuro. Ma nonostante questo Gatsby non l’aveva mai allontanata dal proprio cuore, anzi, l’aveva sempre custodita lì dentro fino alla fine, e proprio il sogno di rivivere accanto a lei, ha poi decretato la fine della sua vita.

Il Venerdì del libro…anche sabato facciamo :D

18 feb

Ciao amici del Venerdì del libro, iniziativa promossa da Paola, questa settimana (ho sforato ed è già sabato inoltrato) vi propongo il libro “L’Aleph” di Paulo Coelho (per gli interessati alcune opere dell’autore l’ho già trattate in qualche precedente venerdì).

Questo romanzo è un po’ particolare, il racconto viene narrato in prima persona dallo scrittore e sembra una mescolanza di realtà e fantasia, dove la sua storia attuale (ci sono particolari riferimenti a date ed eventi reali) si intreccia con vite che l’autore ha vissuto in passato.

Coelho, in preda a un momento di difficoltà spirituale, sente il bisogno di ritrovarsi e di scoprire, ed eventualmente risolvere, situazioni in sospeso che non riescono a farlo vivere serenamente.

Decide così di buttarsi in quello che la mente e il cuore gli suggeriscono di fare: viaggiare per l’Europa organizzando letture e incontri con i suoi lettori. Dopo alcune tappe approda a Mosca, e qui incontra una sua ammiratrice, Hilal (la quale è innamorata di lui), una figura chiave che lo accompagnerà  lungo l’esteso viaggio sulla ferrovia transiberiana che attraversa la Russia, da Mosca a Vladivostok.

Durante questo viaggio, a volte pesante e stancante, i colloqui e i momenti trascorsi con il traduttore Yao e con Hilal, saranno intensi e decisivi, e aiuteranno Paulo a conoscere anche aspetti delle sue vite passate. In particolare riuscirà a capire cosa ha combinato in una vita precedente, quella in cui era un monaco dell’Inquisizione, quando senza fare niente di quello che avrebbe potuto fare, fece finire Hilal sul rogo (che all’epoca era una giovane amica di Paulo) giustiziata insieme ad altre sette giovani accusate di eresia.

Paulo durante il viaggio vive in alcuni momenti anche l’Aleph [(cit.) il punto che contiene tutti i punti presenti e passati, il luogo nel quale si trovano, senza confondersi, tutti i luoghi della terra visti da ogni angolazione], e in altri, grazie a dei particolari esercizi, riesce a rivedere le sue vite passate, e in particolare l’inerzia che ebbe nel lasciar mandare al rogo Hilal, ma riesce poi a ottenere il suo perdono nella vita attuale.

Come dicevo all’inizio, questo romanzo è particolare perchè non si riesce bene a capire il limite fra la realtà e la finizione, se c’è, in quanto la storia è intrisa di elementi e riferimenti realmente vissuti dall’autore, il quale, poi, in fondo al libro si sente di avvertire i lettori di non fare i suoi esercizi, se non adeguatamente preparati.

Nelle sue opere spesso si trova una commistione di realtà, di magia, di spiritualità, di cammino interiore che può piacere o meno, può suscitare varie sensazioni nel lettore, che a volte, come qui, forse, si trova un po’ disorientato, ma in ogni caso trovo che sia uno scrittore profondo e le sue solite belle frasi e riflessioni di certo non mancano neanche in questo romanzo.

E voi lo avete letto? Che cosa ne pensate? A presto amici, buone letture! :)

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.